Articolo
07 lug 2019

Cittadella Giudiziaria di Catania, verso un nuovo edificio in viale Africa: opportunità da cogliere

di Andrea Tartaglia

Il dibattito sulla localizzazione di nuovi uffici giudiziari a Catania ha tenuto banco per quasi due decenni. Già questo dato fa riflettere sui tempi per la realizzazione di nuove opere strategiche nel nostro territorio, piuttosto lunghi, che portano così a uno sviluppo lento della città. In questo caso in particolare, oggi, quantomeno, sembra si sia giunti in prossimità della meta, con l'annuncio da parte dell'Assessore Regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, che l'ex "palazzo delle poste" di viale Africa, a Catania, sarà demolito per dar luogo a una struttura totalmente ex novo da dedicare agli uffici giudiziari. Facendo un paio di passi indietro nel tempo, si ricorda che l'ipotesi di localizzazione in viale Africa di nuovi uffici giudiziari era nata sin dal principio, quando nel 2000 l'edificio in questione fu acquistato con fondi del Ministero della Giustizia. A tale ipotesi, però,  ben presto se ne affiancò un'altra che proponeva invece di realizzare la cittadella della giustizia a Librino e, poi, in tempi più recenti, presso l'ex ospedale Ascoli Tomaselli, destinando invece l'ex palazzo delle poste di viale Africa ad uso turistico ricettivo. Si accese così un dibattito non di secondaria importanza, visto che ognuna delle opzioni avrebbe avuto importanti riflessi in ambito urbanistico e architettonico, cambiando non solo la percezione ma anche il modo di vivere alcuni "pezzi" di città. A tal proposito, ecco un contributo apparso sul quotidiano "La Sicilia" il 5 febbraio 2012: Una possibile sede vagliata per la nuova cittadella giudiziaria, dunque, era stata il quartiere di Librino: un complesso particolarmente ampio, in realtà, dove avrebbero trovato luogo anche molti uffici comunali, una struttura ricettiva e un centro polifunzionale. Questi i numeri del progetto datato 2011: Uffici comunali: 29600 mq; Uffici giudiziari: 23900 mq; Uffici TAR: 10400 mq; Avvocatura distrettuale: 3080mq; Commissioni Tributarie: 3000mq; Struttura ricettiva: 11600 mq; Centro polifunzionale: 4000 mq. L'ipotesi Librino era particolarmente suggestiva: si sarebbero portate nuove funzioni in un quartiere che, ancora oggi, è quasi esclusivamente residenziale, con indubbi benefici per quest'area periferica della città che, così, avrebbe acquisito maggiore centralità e innescato anche nuove attività economiche. Di questo progetto, però, non se ne fece più nulla e così tornò in auge l'ipotesi viale Africa (a parte la soluzione non poi percorsa dell' ex Ascoli Tomaselli), nonostante per molti -compreso chi scrive- quest'arteria lungo il Caìto avesse una vocazione più turistica da perseguire. Una volta operata la scelta definitiva di viale Africa presso l'ex palazzo delle poste, dunque, sia per l'opposizione di giudici e avvocati ad altre sedi che, soprattutto, per l'impossibilità del cambio di destinazione d'uso secondo il Ministero della Giustizia, inizialmente si pensò di ristrutturare l'edificio esistente. Giungiamo così alla notizia di questi giorni: le indagini sullo stato di conservazione delle strutture esistenti hanno fatto emergere notevoli limiti del costruito, tali da rendere la ristrutturazione più onerosa della demolizione e ricostruzione che è lo scenario, dunque, divenuto attuale. Il tema della demolizione e ricostruzione, in verità, sarebbe auspicabile divenisse dominante nel prossimo futuro di Catania: la stragrande maggioranza del patrimonio edilizio costruito dopo la seconda guerra mondiale, specialmente sino agli anni '80, quando ancora non era imposto alcun accorgimento antisismico, presenta carenze notevoli sia in termini strutturali (trattandosi fondamentalmente di edifici non antisismici in un territorio ad alto rischio), sia in termini di consumo energetico. Una grande operazione di "messa in sicurezza" urbana potrebbe davvero rappresentare un volano straordinario per l'economia locale, contribuendo al tempo stesso a migliorare la qualità architettonica e dei tessuti urbani. Ed è così che, oggi, possiamo avere una piccola ma importantissima anticipazione di questo processo: demolire e ricostruire significherà poter modificare non solo la disposizione dei volumi ma anche l'assetto rispetto al contesto urbano, parallelamente alla realizzazione di strutture che siano sì antisismiche (com'è ovvio che sia) ma anche dal minore impatto energetico possibile e, non ultimo, di elevata qualità architettonica. Per questo l'auspicio è che il nuovo progetto, particolarmente delicato perché in un'area di elevato pregio, tra il centro della città e il mare, a fianco del complesso fieristico Le Ciminiere, possa essere un modello per innalzare il livello qualitativo architettonico e urbanistico dell'area e, quindi, di Catania. Un'opportunità da non sprecare e che, idealmente, pur al costo di qualche mese di tempo in più, può essere colta mediante un concorso di progettazione dal quale selezionare il miglior contributo. Questo, magari, potrebbe prevedere almeno una parziale apertura degli spazi quantomeno alla quota stradale a tutti i cittadini, in modo da potersi affacciare anche sulla costa e integrare nuovi spazi pubblici alla passeggiata lungo la litoranea. Non va dimenticato che quest'area cittadina soffre la mancanza di un rapporto diretto tra la città e il mare che va recuperato. Il cronoprogramma, però, è già definito e prevede l'inizio dei lavori di demolizione entro quest'anno per concludersi entro la prossima estate. Contestualmente, sarà portato avanti il progetto del nuovo complesso, che dovrà essere pronto in due anni, prima del termine del governo regionale di Musumeci, secondo le intenzioni dell'Assessore Falcone. Che il Comune di Catania e tutti gli enti interessati possano ora fare squadra per dare alla città il miglior risultato possibile.

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Opere
06 lug 2019

Metropolitana di Catania: storia e sviluppi futuri

di Andrea Tartaglia

La metropolitana di Catania è una linea ferroviaria metropolitana a scartamento normale e a trazione elettrica gestita dalla Ferrovia Circumetnea, in servizio dall'11 luglio 1999. Attualmente la sua rete si estende per circa 8,8 km lungo la linea Nesima-Stesicoro e la diramazione Galatea-Porto, con undici stazioni. La tratta Nesima-Stesicoro, di 7 km, è interamente interrata e a doppio binario, mentre la diramazione Galatea-Porto, di 1,8 km, è a binario unico e in superficie. L'attuale percorso è così articolato, partendo da nord-ovest: Nesima San Nullo Cibali Milo Borgo Giuffrida Italia Galatea Porto (diramazione) Giovanni XXIII Stesicoro La stazione di Cibali, facente parte del lotto Borgo-Nesima, è ancora chiusa al pubblico per consentire l'ultimazione dei lavori di completamento, prevista comunque in tempi brevi. L'esercizio sulla tratta Galatea-Porto, inoltre, è sospeso.   L'infrastruttura ha le caratteristiche della metropolitana tradizionale ma con alimentazione a 3000 V in corrente continua, tensione inusuale per le linee metropolitane, che solitamente adottano tensioni minori, dovuta alla condivisione di una sottostazione elettrica nei pressi della stazione centrale delle Ferrovie dello Stato, insieme con la futura possibilità di circolazione di mezzi della Fce anche sulla rete di RFI S.p.A, a fianco della quale già oggi si sviluppa un binario indipendente nel tratto di superficie sul Caito (diramazione Galatea-Porto). Nel 2018 la metropolitana di Catania è stata utilizzata da 5.762.000 passeggeri, a fronte dei 3.417.000 dell'anno precedente. I treni partono tutti i giorni feriali dai capilinea Nesima e Stesicoro. Le prime corse sono alle ore 6:40 da Nesima e alle ore 7:00 da Stesicoro; le ultime alle ore 20:45 da Nesima e alle ore 21:10 da Stesicoro. La frequenza, da lunedì a venerdì, è di una corsa ogni 10 minuti fino alle ore 15:10 e, quindi, di una corsa ogni 15 minuti fino a termine esercizio, mentre è di una corsa ogni quarto d'ora durante tutto l'orario d'esercizio del sabato. Dal 22 settembre 2019 sarà garantita l'apertura domenicale sistematica e, dal lunedì successivo, l'orario di esercizio serale sarà esteso di 50 minuti. Il costo del biglietto singolo è di 1 euro ed è valido per 90 minuti. Si può anche optare per il biglietto integrato bus+metro, valido per 120 minuti e dal costo di 1,20 euro. Il biglietto metro giornaliero costa 2 euro mentre l'abbonamento mensile 15 euro, l'abbonamento trimestrale 40 euro, semestrale 75 euro e annuale 120 euro. Ogni titolo di viaggio in corso di validità, inoltre, dà diritto all'utilizzo senza costi aggiuntivi del Metro Shuttle e dei parcheggi "Milo" e "Santa Sofia".  Da marzo 2018 esistono anche quattro nuove tipologie di abbonamenti mensili integrati validi per metro Fce e bus Amt, mentre dall'anno accademico 2018/2019, inoltre, l'uso della metropolitana (e dei bus Amt) è gratuito per tutti gli iscritti all'Università degli Studi di Catania.   STORIA La metropolitana di Catania nasce dal progetto di sostituzione con contestuale interramento del percorso urbano della Ferrovia Circumetnea. I primi chilometri a essere realizzati, infatti, ricalcano il vecchio tracciato della Fce dal porto alla stazione Borgo che, nel secolo scorso, era interamente in superficie: La Circumetnea, infatti, gestisce il servizio di metropolitana leggera di superficie che, fino agli anni '90, penetrava in città. A causa delle crescenti difficoltà riscontrate nell’attraversare il traffico cittadino, si decise di optare per un tragitto sotterraneo e di farne una metropolitana pesante. I lavori iniziano il 13 dicembre 1986 e il 27 giugno 1999, dopo quasi 13 anni, si inaugura la prima tratta, Borgo-Porto, con sei stazioni: Borgo, Giuffrida, Italia, Galatea, Stazione Centrale FS e Porto, per un totale di 3,8 km, di cui 2 interrati e a doppio binario (tratta Borgo-Galatea) e 1,8 in superficie a binario unico (tratta Galatea-Porto). Tale percorso ricalca l'originario tracciato della Ferrovia Circumetnea. Il servizio del TG3 del 27 giugno del 1999 sull'inaugurazione della prima (e finora unica) metropolitana della Sicilia In realtà l'infrastruttura era pronta già precedentemente (basti pensare che l'ultimo diaframma era stato abbattuto nel 1991), ma mancava il materiale rotabile: onde evitare di tenere chiuso il tratto già realizzato, si decise, allora, di acquistare tre vecchi treni dalla Ferrovia Centrale Umbra: ristrutturati appositamente per la metro, rimarranno in esercizio fino all'arrivo, a partire dal 2001, dei primi, nuovi elettrotreni M88 Firema, tuttora in uso. Attualmente la metropolitana di Catania dispone di otto unità da due casse, con una capienza di 442 posti ciascuno, che raddoppia in caso di accoppiamento (vedi anche: storia dei treni della metropolitana di Catania). Nel 2000 cominciano i lavori per la nuova tratta Galatea-Giovanni XXIII: in questo caso il percorso è nuovo, poiché si tratta di una penetrazione nel centro città (cui seguiranno ulteriori estensioni) laddove non esisteva, prima, il passaggio del treno della Circumetnea. Appena un anno dopo, nel 2001, i lavori subiscono la prima di una lunga serie di interruzioni, in questo caso per via della presenza di una condotta fognaria che non era stata prevista nel progetto esecutivo. Nel 2003, a lavori ripresi, si deve imporre un altro stop, poiché a causa della ristrutturazione edilizia di un'ex raffineria di zolfo in viale Africa, in uso alla compagnia telefonica Fastweb, le nuove fondamenta si rivelano troppo vicine alla galleria della metropolitana in costruzione, con rischio di stabilità della struttura per via delle forti vibrazioni dovute allo scavo del tunnel. Questo problema, denominato "nodo Fastweb", richiede una nuova progettazione e un nuovo appalto, allungando notevolmente il tempo di completamento delle opere, e il tunnel verrà completato solo nel 2015 (qui il video dell'abbattimento del diaframma) con l'impiego di una tecnologia avanzata capace di apportare agli edifici soprastanti il minor numero possibile di sollecitazioni durante lo scavo della galleria. Intanto cominciano i lavori per le nuove tratte Borgo-Nesima (quattro nuove stazioni) e Giovanni XXIII-Stesicoro (due stazioni, di cui la prima già compresa nell'appalto della Galatea-Giovanni XXIII). Nel primo caso si segue, soprattutto nel percorso Borgo-Cibali, il vecchio percorso urbano della Ferrovia Circumetnea; nel secondo, il percorso di penetrazione è del tutto nuovo e si snoda sotto Piazza Papa Giovanni XXIII, Corso Martiri della Libertà, Piazza della Repubblica e Corso Sicilia. L’11 giugno del 2008, lungo la tratta Borgo-Nesima, si sospendono temporaneamente i lavori a causa una voragine di circa otto metri di diametro e cinque di profondità che si origina improvvisamente durante lo scavo del tunnel della metropolitana in viale Lorenzo Bolano. L'anno dopo, il 4 dicembre 2009, breve sospensione pure ai lavori della tratta Giovanni XXIII-Stesicoro a causa di notevoli infiltrazioni d'acqua nella galleria di scavo, motivo per cui l'intera stazione Stesicoro verrà impermeabilizzata. Nel novembre 2012 i lavori subiscono l'ennesima interruzione, sia nella tratta Borgo-Nesima che nella tratta Giovanni XXIII-Stesicoro, a causa di problemi finanziari della medesima ditta appaltante, la Sigenco. I lavori riprendono l'anno successivo in seguito all’affidamento alla nuova impresa: la Tecnis SpA. A ottobre 2015 i vertici della Tecnis vengono arrestati per tangenti a seguito di un'indagine della procura di Roma, inerente ad altri appalti. Viene quindi nominato un commissario straordinario, il professore Saverio Ruperto, e i lavori procedono a singhiozzo per le continue proteste dei lavoratori che reclamano gli stipendi arretrati. A novembre 2015 la prefettura di Catania adotta una misura interdittiva antimafia nei confronti della Tecnis. Contestualmente, invece, buone notizie sul fronte della nuova tratta Nesima-Monte Po. Il 30 dicembre 2015 iniziano le attività per la realizzazione-progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori nell'ambito del programma di “Potenziamento e trasformazione della Ferrovia Circumetnea nelle aree urbane di Catania e Misterbianco e della tratta submetropolitana fino a Paternò, tratta Nesima– Misterbianco Centro, consistente nella tratta di linea metropolitana compresa tra l’uscita dalla stazione di Nesima e l’uscita dalla stazione di Monte Po". A febbraio 2016 nuovo stop ai lavori gestiti dalla Tecnis: gli operai entrano in sciopero a tempo indeterminato a causa del mancato ricevimento delle spettanze; a complicare la situazione una nuova inchiesta dei carabinieri dei Ros e della magistratura catanese che individua nella Tecnis infiltrazioni mafiose. Il 23 febbraio scatta il sequestro della società e viene nominato amministratore giudiziario lo stesso Saverio Ruperto. A marzo 2016 viene revocata, dal prefetto Maria Guia Federico, l’interdittiva antimafia: ciò permette alla Tecnis di rientrare nelle "white list" e, quindi, di poter contrattualizzare gli appalti che si era già aggiudicata e di partecipare ad altri bandi. Intanto parte pure l’istanza per la procedura di surroga della Ferrovia Circumetnea per poter retribuire i lavoratori della MetroCatania 2013 con gli stipendi arretrati, permettendo la ripresa dei lavori nei cantieri della metropolitana Borgo-Nesima e Galatea-Stesicoro. Il 20 dicembre 2016, dopo più di tre lustri di attesa, viene inaugurata e aperta al pubblico la tratta Galatea-Stesicoro, di 1,9 km, con le nuove stazioni Giovanni XXIII (che sostituisce la fermata FS presso la stazione centrale, da quel momento dismessa) e Stesicoro. La metropolitana raggiunge così, finalmente, il cuore della città e la linea, compresa la diramazione Galatea-Porto, può contare su 5,7 km a fronte dei precedenti 3,8. Contestualmente vengono consegnate le aree di cantiere per la realizzazione della tratta Stesicoro-Palestro, di 2,2 km, appaltata alla CMC di Ravenna. Il 30 marzo 2017 viene inaugurata anche la tratta Borgo-Nesima, aperta al pubblico dal giorno seguente, seppur inizialmente senza la stazione di Cibali. Con questa tratta di 3,1 km, comprendente anche le altre stazioni intermedie di Milo e San Nullo, salgono a circa nove i chilometri di metropolitana (contro i 5,7 precedenti) e le stazioni da 7 a 10 (11 con quella di Cibali). Il 29 giugno 2019 la Ferrovia Circumetnea ha festeggiato i 20 anni dell'infrastruttura. L’importante ricorrenza, visivamente ricordata dalla veste speciale di cui è stata dotata la stazione Giovanni XXIII, è stata scelta come occasione per annunciare lo stato dei lavori in corso e i prossimi da assegnare, nonché importanti e imminenti aggiornamenti del servizio della metropolitana a favore dell’utenza, nell’ottica dell’incremento dell’utilizzo del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile. IL PRESENTE Questa la situazione attuale della linea metropolitana di Catania: 7 km in esercizio (tratta Nesima-Stesicoro), a doppio binario, interamente interrati; 1,8 km chiusi all'esercizio passeggeri (diramazione Galatea-Porto), utilizzati per movimentazione e ricovero materiale rotabile; 1,7 km in costruzione (tratta Nesima-Monte Po, opera completa), galleria ultimata e stazioni in via di completamento; 2,2 km in costruzione (tratta Stesicoro-Palestro, solo tunnel), galleria in corso di realizzazione.   IL PROSSIMO FUTURO È in avanzata fase di realizzazione la tratta Nesima-Monte Po: si estenderà per 1,7 km e comprenderà due nuove stazioni in direzione Misterbianco: Fontana e Monte Po. Monte Po Fontana (Ospedale Garibaldi Nuovo) Nesima I lavori, condotti da parte dell'impresa CMC di Ravenna e della durata contrattuale inizialmente prevista di 600 giorni, sono cominciati il 30 dicembre 2015 e hanno subito forti rallentamenti tra il 2018 e il 2019 a causa della crisi societaria che ha investito la Cmc. L'ultimazione e l'apertura al pubblico è prevista per il 2020. Il 25 luglio 2017 la TBM “Agata”, la grande talpa che sta realizzando il nuovo tunnel della metro, ha abbattuto il primo dei tre diaframmi previsti lungo la tratta, ovvero quello che la separava dalla costruenda stazione di Monte Po. Il 9 novembre dello stesso anno è stato abbattuto il secondo presso la stazione Fontana mentre l'abbattimento del terzo e ultimo diaframma è avvenuto il primo marzo 2018. A fine marzo 2018 la TBM è stata estratta dall'apposito pozzo di viale Felice Fontana, nei pressi di via Pacinotti, per essere trasferita e riassemblata nel cantiere di via Palermo da dove  è in seguito partito lo scavo per la realizzazione del tunnel Palestro-Stesicoro. Il pozzo di estrazione è stato quindi chiuso e l'asse viario soprastante ripristinato. Ecco il video dell’abbattimento del diaframma presso la costruenda stazione di Monte Po. Il video dell’abbattimento del diaframma presso la costruenda stazione di Fontana. Il video dell'abbattimento dell'ultimo diaframma. L'estrazione e il trasporto della testa della TBM. L'ultimazione della tratta Nesima - Monte Po è prevista entro il 2019. Entro l'anno, quindi, salvo ulteriori imprevisti, la tratta potrà essere aperta all'esercizio. La stazione Fontana sarà direttamente collegata all'ospedale Garibaldi di Nesima attraverso un apposito tunnel, già realizzato.   ULTERIORI ESTENSIONI Tratta Stesicoro-Palestro: comprenderà tre nuove stazioni e si estenderà per 2,2 km: Stesicoro San Domenico Vittorio Emanuele (Ospedale) Palestro La realizzazione di questa tratta è stata appaltata e vinta dalla stessa impresa della Nesima-Monte Po. Il cantiere è pienamente operativo (solo per la realizzazione della galleria) e, secondo i piani della Fce, si potrà aprire questa tratta al pubblico per la metà degli anni venti: a breve è prevista la gara d'appalto per la realizzazione delle stazioni, insieme con la realizzazione della restante tratta sino all'aeroporto, grazie all'erogazione del finanziamento dell'Unione Europea del 2 aprile 2019. PROGETTI DI ESPANSIONE Sono previsti ulteriori tracciati per raggiungere l'aeroporto di Fontanarossa a sud e i paesi etnei della fascia pedemontana sud-occidentale. La tratta Monte Po-Misterbianco, il cui costo è di 124 milioni di euro, ha ottenuto i finanziamenti necessari con 80 milioni di euro del Programma Operativo Regionale (POR) Fesr 2007-2013, 40 milioni di euro dal Piano operativo MIT di attuazione della programmazione Fsc 2014-2020 e 4 milioni stanziati dal CIPE. Comprende due stazioni, Misterbianco zona commerciale e Misterbianco per una lunghezza di 2,2 km. Ferrovia Circumetnea, a fine gennaio 2018, ha bandito la gara d'appalto per un importo complessivo di 112.424.454.48 euro (iva esclusa) derivanti da: 80.420.320,61 euro del PO FESR Sicilia 2007-2013; 40 milioni di euro dalla Delibera CIPE 54/2016 del 1 dicembre 2016;  3.579.679,39 euro della Delibera CIPE 44/2017 del 10 luglio 2017. Attualmente si è in attesa dell'aggiudicazione definitiva della gara d'appalto, già espletata. Ad aprile 2019 la Commissione Europea ha adottato un pacchetto di investimenti di quattro miliardi di euro per progetti infrastrutturali in dieci stati membri: tra i grandi progetti finanziati anche la tratta Stesicoro-Aeroporto della metropolitana di Catania, che ha ricevuto 358 milioni di euro di fondi UE che contribuiranno all'ampliamento della linea ferroviaria metropolitana della Circumetnea verso sud, con otto nuove stazioni e materiale rotabile moderno: 60 milioni, infatti, sono destinati all'acquisto di nuovi convogli. La Ferrovia Circumetnea, dunque, deve ora bandire la relativa gara d'appalto (leggi anche: Metropolitana di Catania da “Stesicoro” all’Aeroporto: dove sorgeranno le stazioni). Una previsione ottimistica, quindi, attesta al 2025 il completamento dell'intera linea da Misterbianco all'Aeroporto di Fontanarossa, che sarà così articolata su 19,4 km: Misterbianco centro Misterbianco zona industriale Monte Po Fontana Nesima   [FCE Nesima] San Nullo Cibali   [FCE Cibali] Milo   [BRT1 direzione Due Obelischi] Borgo    [BRT1 direzione Stesicoro; FCE Catania Borgo] Giuffrida Italia Galatea   [FS Catania Europa] Porto Giovanni XXIII   [FS Catania Centrale] Stesicoro San Domenico Vittorio Emanuele (Ospedale) Palestro San Leone Verrazzano Librino Santa Maria Goretti    [FS Catania Fontanarossa] Aeroporto Fontanarossa La linea elettrificata e a doppio binario raggiungerà, successivamente, Paternò e proseguirà poi, a binario unico, sino ad Adrano. Questo, in particolare, il percorso della tratta Misterbianco-Paternò (clicca qui per maggiori dettagli): Misterbianco centro Gullotta Belpasso Valcorrente Giaconia Paternò Ardizzone La prima tranche di questo percorso, da Misterbianco a Piano Tavola (Belpasso), ha già ottenuto un finanziamento di 115 milioni di euro.

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03 giu 2019

Collegamento sopraelevato Fontanarossa Fs – Aeroporto: un’opportunità “pericolosa”?

di Andrea Tartaglia

È recente la notizia, annunciata direttamente dall'Assessore Regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Marco Falcone, della realizzazione di un percorso coperto sopraelevato che collegherà la fermata Fs di Catania Fontanarossa, attualmente in costruzione, al Terminal A dello scalo etneo. L'intenzione di realizzare tale struttura complementare, in verità, era stata già resa nota in occasione dell'inaugurazione del cantiere della fermata ferroviaria, avvenuta lo scorso febbraio, e il nuovo annuncio, quindi, conferma la volontà di passare dalle parole ai fatti. La nuova fermata dovrebbe aprire al pubblico nel mese di giugno 2020, mentre per il percorso sopraelevato su tapis roulant (su modello di Roma Fiumicino) si renderà necessario un altro anno e mezzo circa, per poter quindi essere aperto al pubblico verosimilmente a cavallo tra il 2021 e il 2022. In assenza di tale struttura, il collegamento tra la nuova fermata Fs e l'aerostazione sarà garantita da navette su gomma. La notizia, di per sé, è di quelle che vengono facilmente giudicate come "buone notizie" e, intrinsecamente, lo è, poiché garantirà un maggiore confort e rapidità di spostamento (circa sette minuti) per i viaggiatori in movimento tra l'aeroporto e la nuova fermata ferroviaria. Tuttavia, parallelamente ai facili e legittimi entusiasmi, dietro questa operazione si cela un rischio -per il momento solo potenziale- che è bene conoscere affinché non si concretizzi. Di cosa si tratta? Per meglio comprendere bisogna innanzitutto fare un salto indietro nel tempo, al 2005, quando Comune di Catania (amministrazione Scapagnini), Rfi (Reti Ferroviarie Italiane) e Fce (Ferrovia Circumetnea, ente che gestisce la metropolitana di Catania, con Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Pietro Lunardi) firmarono un protocollo di intesa che prevedeva (e prevede tuttora, essendo ancora valido) la realizzazione di un polo d'interscambio tra diversi mezzi di trasporto pubblico -bus, metro e passante ferroviario- all'interno del Parcheggio Scambiatore di Fontanarossa. Un accordo, quindi, firmato da tutte le parti interessate, che poneva le basi per fare della grande area di sosta a sud di Catania, collegata alla tangenziale tramite l'asse dei servizi, un grande ed efficiente nodo di scambio tra mezzo privato e pubblico. Il Parcheggio Amt di Fontanarossa, infatti, pur essendo in prossimità dell'aeroporto, ha come principale vocazione non quella di servire l'aerostazione (compito che svolge secondariamente e che è comunque assolto dai parcheggi specifici della Sac), bensì quella di servire la città di Catania, intercettando i flussi di traffico provenienti dalla Sicilia occidentale e dalla Sicilia sud-orientale. Ciò consentirebbe di ridurre notevolmente il numero di veicoli in ingresso nel centro città, sia privati che delle linee di trasporto su gomma, riducendo quindi l'inquinamento nelle aree urbane più dense dove il traffico, contestualmente, sarebbe fortemente ridimensionato: automobili e pullman provenienti dalle altre province meridionali e occidentali della Sicilia terminerebbero il loro viaggio nel parcheggio, dove gli utenti troverebbero a loro disposizione, oltre alle linee bus Amt, il passante ferroviario e la metropolitana per raggiungere il centro e altre zone cittadine in modo oltretutto più veloce ed ecosostenibile. Per la città di Catania, dunque, permettere l'impiego del parcheggio scambiatore di Fontanarossa, rendendolo pienamente operativo e dunque efficiente, è assolutamente essenziale. Quest'area di sosta, molto capiente e già ben collegata alla grande rete viaria esistente, non può non assolvere il compito per cui è stata progettata e realizzata. Ma perché ciò si concretizzi è evidente che qui devono sorgere le strutture previste: quelle mancanti sono la fermata ferroviaria del passante e la fermata della metropolitana, qui denominata "Santa Maria Goretti" per la vicinanza all'omonimo quartiere. Da progetto, infatti, la fermata "Santa Maria Goretti" della metropolitana, penultima nel percorso della linea che terminerà direttamente presso l'aeroporto, dovrebbe sorgere all'interno del parcheggio scambiatore e sarebbe direttamente collegata alla prevista fermata del passante attraverso un tunnel di appena 30 metri: davvero un eccellente esempio di intermodalità. Perché usare il condizionale? Lo spieghiamo tornando alla notizia citata in partenza. La fermata FS di Fontanarossa in corso di realizzazione sorge in un'area diversa da quella prevista nel protocollo d'intesa e per questo motivo è stata finora sempre indicata come fermata "provvisoria", nelle more della realizzazione di quella all'interno del parcheggio scambiatore. Ci si potrebbe lecitamente chiedere come mai Rfi abbia deciso di realizzare una fermata temporanea anziché procedere direttamente alla costruzione di quella prevista, oltretutto quella in costruzione sorge in un'area totalmente scollegata alla rete viaria esistente. La ragione è probabilmente da cercarsi nell'opportunità di realizzare con poca spesa una fermata che da subito potesse servire l'aeroporto, una sorta di "risarcimento" per lo scalo di Catania inopinatamente non considerato dalle ferrovie statali per decenni, nonostante la vicinanza tra le due infrastrutture. Tutto sommato, tale scelta, per quanto inusuale, si può anche comprendere: appena poco più di 3 milioni di euro per una fermata da costruire in poco tempo e che servirà l'aerostazione per qualche anno, salvo poi essere -così sarebbe previsto- sostituita da quella definitiva nel parcheggio scambiatore. La nuova fermata provvisoria in costruzione è sita in un'area, come detto e come facilmente verificabile, scollegata alla rete viaria esistente. Al pari di quella definitiva prevista nel parcheggio, non è a ridosso dell'aeroporto, ma a diverse centinaia di metri dallo stesso: questo particolare è importante perché gli scali aeroportuali europei più importanti sono ammessi a possibili maggiori finanziamenti se inseriti nella rete Core Ten-T e uno dei requisiti, in tal senso, è il collegamento diretto tra aeroporto e ferrovia. Date le distanze, l'unico collegamento ferroviario diretto tale da permettere all'aeroporto di Fontanarossa di far parte di tale rete non sarà quello delle Ferrovie dello Stato, bensì quello della metropolitana Fce, che da previsioni dovrà essere realizzata entro circa cinque anni. L'attuale localizzazione della fermata in costruzione, dunque, non è giustificata dall'adempiere ai requisiti di inserimento nella rete Core Ten-T, circostanza che avrebbe rappresentato una motivazione di un certo rilievo, sebbene in futuro l'aeroporto sarà comunque direttamente servito dalla metropolitana. La distanza tra la fermata in costruzione e l'aeroporto è di circa 700 metri in linea d'aria. Tra la fermata prevista nel parcheggio scambiatore e l'aeroporto sarebbero, invece, circa 900, ma in quest'ultimo caso sarebbero coperti dal collegamento della metropolitana. Che fosse quindi necessario un ulteriore intervento per collegare la fermata provvisoria all'aerostazione è evidente ed è già noto che inizialmente sarà istituito un servizio di navette su gomma, su strade, peraltro, in parte ancora da realizzare perché, come ribadito, il sito scelto non è collegato ad alcuna rete viaria esistente, neanche secondaria (a differenza del parcheggio Fontanarossa). Da qui l'idea di collegare la nuova fermata all'aeroporto con un percorso coperto sopraelevato fino almeno al Terminal A (il più vicino). Servizio di per sé comodo, ma sorgono alcuni dubbi. Tale struttura costerà oltre 12 milioni di euro (a carico di Rfi con il supporto della Regione), quindi circa quattro volte il costo della sola fermata ferroviaria. Il costo totale dell'intervento, quindi, supererà i quindici milioni di euro: ci si domanda se tale spesa è giustificabile per una struttura che, sulla carta, è provvisoria. Il timore è che una volta realizzata, data l'ingente spesa e anche la futura presenza della struttura sopraelevata, nel prossimo futuro si possa in qualche modo rinunciare alla realizzazione della fermata definitiva presso il parcheggio Fontanarossa. Per gli utenti diretti all'aeroporto non cambierebbe nulla. Ma per la città di Catania cambierebbe tantissimo: il parcheggio scambiatore non... scambierebbe più con il trasporto su ferro, anche perché la dirigenza Fce, in "preallarme", non intende perdere l'opportunità di poter scambiare direttamente con la rete Fs ed è disposta a modificare il tracciato della linea metropolitana da realizzare in funzione dello scambio con Fs. Se la fermata Fs non sorgerà presso il parcheggio scambiatore di Fontanarossa, dunque, quest'ultimo perderà in un solo colpo sia lo scambio con il passante ferroviario che con la metropolitana. Scenario gravissimo che abbatterebbe la capacità di attrazione del grande parcheggio scambiatore a sud della città di Catania, decretandone il fallimento e la perdita di tutti i benefici effetti sul traffico e sulla mobilità cittadina. Il Comune di Catania ha tutto l'interesse affinché il protocollo d'intesa venga rispettato: sia per far funzionare una propria struttura -il parcheggio scambiatore Amt di Fontanarossa- sia per i benefici che ne deriverebbero in termini di traffico, mobilità, qualità e vivibilità della città. Le stesse direttive generali del Prg, attualmente oggetto di discussione presso la Commissione Urbanistica dell'amministrazione comunale, prevedono l'uso del parcheggio scambiatore di Fontanarossa come nuova "porta sud" della città. Bisogna stare all'erta, dunque, per verificare che gli interventi in atto -pur con i loro benefici nel breve termine- non compromettano la pianificazione urbanistica già elaborata (e in parte attuata con la stessa realizzazione del parcheggio) nell'interesse della città di Catania. Convocare gli attori coinvolti attorno a un tavolo, Rfi, Fce e Regione Siciliana in primis, e ottenere rassicurazioni sul mantenimento degli impegni presi pur nell'ormai quasi lontano 2005, è un compito che l'amministrazione comunale di Catania deve svolgere con una certa urgenza, nel primario interesse della città. Bisogna scongiurare il rischio che il nuovo complesso infrastrutturale in costruzione si trasformi in un ostacolo per il futuro della città di Catania immaginato, con una lungimirante visione urbanistica, in termini efficienti di intermodalità e mobilità sostenibile. Ti potrebbero interessare: Passante Ferroviario di Catania Metropolitana di Catania Al via la realizzazione della nuova fermata provvisoria Fs a Fontanarossa Un percorso coperto sopraelevato per collegare la nuova fermata FS al Terminal A dell'aeroporto Il piano parcheggi della Sac procede: apre il nuovo multipiano P4 per la sosta lunga L'aeroporto di Catania fuori della rete Core Ten-T per assenza del collegamento ferroviario Metropolitana da Stesicoro all'aeroporto: dove sorgeranno le fermate Finanziato il collegamento metro da Stesicoro all'aeroporto di Fontanarossa    

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Proposta
27 mar 2019

Via Umberto pedonale: un possibile piano viario alternativo per la sua attuazione

di Andrea Tartaglia

Continua a riscuotere successo e consensi la proposta di pedonalizzazione di via Umberto I a Catania, nel tratto compreso tra piazza Ettore Majorana e via Etnea, la cui petizione on line sulla piattaforma change.org ha ormai ampiamente superato le mille adesioni. Una proposta che ha fatto discutere e che è stato spunto di riflessione per parlare, più in generale, della situazione delle Zone a Traffico Limitato e delle aree pedonali in città, nonché dell'atteggiamento dell'amministrazione comunale, ritenuto poco propenso a sostenere questo tipo di iniziative. Al riguardo, si veda l'editoriale: Le pedonalizzazioni fanno bene al commercio (e non solo), ma per l’amministrazione catanese sono un taboo. Ma proprio l'amministrazione chiamata in causa, attraverso la pagina Facebook di Mobilita Catania, ha proposto un confronto sul tema. Confronto che, sicuramente con spirito costruttivo, si terrà prossimamente e dal quale l'auspicio è che possano emergere segnali positivi per la volontà di miglioramento della qualità e vivibilità del centro storico di Catania. Tornando, nello specifico, a via Umberto, una delle tematiche che, immediatamente, riguardano la chiusura al traffico della strada, è evidentemente la modifica alla viabilità che ne consegue. Ecco, allora, la proposta di un possibile piano viario che tenga conto della chiusura del tratto di strada interessato ai mezzi privati (eccetto per i residenti, è chiaro, per raggiungere i propri passi carrabili). I bus dell'Amt, che qui si muovono solo in direzione piazza Iolanda, continuerebbero a percorrere la corsia preferenziale (analogamente a quanto avviene nel tratto meridionale di via Etnea): ciò, di fatto, renderebbe quest'area più propriamente una Z.t.l. piuttosto che un'area pedonale vera e propria, obiettivo possibilmente raggiungibile in un termine temporale più ampio, poiché necessita di un riordino delle linee A.m.t.. Chi, oggi, percorre il tratto di via Umberto tra piazza Majorana e via Etnea, può avere tre possibili destinazioni: 1) Via Etnea/Via Caronda; 2) via Filippo Corridoni; 3) via Sant'Euplio. Circa la prima destinazione, la soluzione è semplice: basta percorrere l'asse parallelo di via Enrico Pantano e via Giuseppe De Felice, raggiungibili da via Guglielmo Oberdan per chi viene da nord e da via Fiamingo e via Musumeci per chi viene da est e da sud, senza alcuna modifica ai sensi di marcia esistenti. Quanto a via Filippo Corridoni, innanzitutto va evidenziato che l'ideale sarebbe che anch'essa facesse parte della Z.t.l.. In questo modo, si creerebbe un bellissimo percorso pedonale continuo tra via Umberto, via Corridoni, via Al Carmine, la riqualificata piazza Giuseppe Sciuti, la via Pacini e le sue traverse già parzialmente pedonali come via Santa Filomena, via Buccheri e via Gemmellaro (dove, non a caso, stanno fiorendo nuove attività commerciali, soprattutto nel settore enogastronomico).  Ma anche in questo caso, il piano viario proposto immagina che questa "evoluzione" della Z.t.l. possa attuarsi in un secondo momento e, quindi, permette il raggiungimento di via Corridoni attraverso il percorso via De Felice / via Agnini, con un brevissimo tratto di via Umberto che rimarrebbe percorribile proprio per raggiungere via Corridoni da via Agnini. Pure in questo caso, non vi sarebbe alcuna modifica agli attuali sensi di marcia. L'ultima destinazione possibile, cioè via Sant'Euplio, è quella che invece richiederebbe qualche piccola variazione rispetto ai sensi di marcia esistenti. Giungendo da via De Felice, non sarebbe più possibile raggiungere via Argentina per guadagnare via Sant'Euplio. Pertanto, i veicoli qui diretti utilizzerebbero la parallela via Andronico, pochi metri più su, a patto che in via Sant'Euplio il doppio senso di marcia fosse prolungato proprio fino a via Andronico. Un accorgimento che non dovrebbe creare alcun problema. Questa situazione, oltretutto, genererebbe una preziosissima opportunità, ossia liberare definitivamente dal traffico privato l'area di via Etnea antistante l'ingresso della Villa Bellini, all'incrocio tra via Etnea e via Umberto: l'impiego di via Andronico per raggiungere via Sant'Euplio, infatti, consentirebbe di invertire il senso di marcia in via Argentina e pertanto chi, provenendo da via Sant'Euplio (altezza Teatro Metropolitan) volesse raggiungere via Etnea o via Caronda, potrebbe farlo proprio da via Argentina e non più da via Litrico, cioè la strada tra il Palazzo delle Poste e la Villa Bellini, che potrebbe così diventare del tutto pedonale e, come detto, regalare un nuovo tratto di via Etnea finalmente libero da auto e sosta selvaggia, proprio all'altezza dello storico giardino cittadino. Già detto del collegamento tra via Agnini e via Corridoni, altri due sarebbero gli attraversamenti mantenuti in via Umberto: uno lungo l'asse via Zaccà Rosolia - via Romeo, esclusivamente per residenti e per chi deve raggiungere le ben due autorimesse lungo questo breve asse (dove, al pari della situazione attuale di via Romeo, ci sarebbe un senso unico alternato) e uno lungo via Grotte Bianche. Si tratta, in definitiva, di una proposta di semplice attuazione. A margine, sarebbe piaciuto poter citare la presenza di un parcheggio pertinenziale interrato in piazza Ettore Majorana, un progetto già avanzato in passato ma mai realizzato. L'amministrazione potrebbe cogliere l'occasione per rispolverare anche questo progetto, in project financing, fatto salvo che si tratterebbe di un parcheggio che servirebbe sostanzialmente a spostare la sosta dalla superficie al sottosuolo, permettendo di riqualificare la superficie ad uso pedonale, che non genererebbe, quindi, nuovo traffico e che consentirebbe la comunque lecita richiesta di accessibilità e parcheggio in zona, soprattutto per i soggetti più sensibili. Ti potrebbero interessare: Le pedonalizzazioni fanno bene al commercio (e non solo), ma per l’amministrazione catanese sono un taboo La galleria degli orrori della sosta selvaggia: Catania regno di impunità Micro aree pedonali immediatamente realizzabili: una grande opportunità per migliorare la qualità del centro Via Crociferi: area pedonale con parcheggiatore abusivo Centro storico, una parte di piazza san Francesco d’Assisi diventa pedonale: un intervento dall’alto significato simbolico Piazza Lupo, perché un parcheggio interrato può accontentare tutti Si inaugura la nuova area di sosta di piazza Borsellino, via Dusmet diventa pedonale Mai più piazze ridotte a parcheggi: a proposito della vicenda “Trattoria del Cavaliere”

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Articolo
19 mar 2019

Le pedonalizzazioni fanno bene al commercio (e non solo), ma per l’amministrazione catanese sono un taboo

di Andrea Tartaglia

La notizia, per essere davvero tale, nel comune senso giornalistico del termine, non è solamente la comunicazione di qualcosa ma l'annuncio di una novità, una "nuova" d'interesse, per l'appunto. Parlare di pedonalizzazioni che fanno bene al commercio, dunque, non è una grande notizia perché ormai è noto, gli esempi si sprecano e ne riportiamo qualcuno: Modena: la Confesercenti chiede la completa pedonalizzazione del centro storico per favorire le attività commerciali Madrid: con la pedonalizzazione del centro, vendite cresciute del 10% Palermo, dopo la pedonalizzazione commercianti ricreduti: adesso gli affari vanno meglio ZTL, gli abitanti ci guadagnano e i commercianti anche: lo studio del Politecnico di Milano Chiudere al traffico i centri storici fa bene agli affari e cresce pure il valore degli immobili Siracusa, la Ztl di Ortigia è il centro storico più vitale d'Italia L'elenco potrebbe continuare a lungo, ma il concetto è già sufficientemente espresso, verificato, consolidato, inattaccabile. La notizia, dunque, è che (purtroppo) a Catania c'è chi ritiene che aumentare le aree del centro storico interdette al traffico possa comportare un danno per il commercio. Se è già grave un'affermazione del genere nel momento in cui, come visto, è una tesi ampiamente confutata, la gravità aumenta -e questa sì, si traduce in danno- se a farla è un Assessore della giunta comunale etnea. Queste le parole dell'Assessore alle Attività Produttive e centro storico del Comune di Catania, Ludovico Balsamo, rilasciate a MeridioNews a proposito della proposta pedonalizzazione di un piccolo tratto di via Umberto I (quello compreso tra piazza Ettore Majorana e via Etnea), in pieno centro storico:  «È una proposta da prendere con le pinze e da studiare bene, perché è una misura che potrebbe arrecare danni agli esercenti che hanno investito sul centro storico, portando gli acquirenti a spostarsi sempre più in direzione dei grandi centri commerciali». Purtroppo, a ogni proposta del genere, la risposta dell'attuale amministrazione comunale mostra puntualmente scetticismo e ostilità, com'è stato anche per la querelle sulla chiusura al traffico di un breve tratto di via Dusmet, in zona ad altissima vocazione turistica e di elevata qualità architettonica: in quel caso, s'è detto, il mercato della Pescheria soffrirebbe della chiusura al traffico di qualche decina di metri di una strada, pur avendo nei pressi un parcheggio e rimanendo ben servita dai mezzi pubblici. La Pescheria, come invece più volte affermato da tecnici, urbanisti, economisti, o semplicemente da chi si sforza di analizzare la situazione più ampiamente, accompagnato da intelligenza e buon senso, non soffre a causa della chiusura al traffico di un breve tratto di strada (splendido), semmai soffre nonostante la chiusura al traffico (vedi quanto detto al principio), e ciò significa che quel mercato risente dell'ormai diffusissima concorrenza commerciale, di prezzi non sempre competitivi, ma anche di carente qualità certificata della merce esposta, insieme a -spesso- scarse condizioni di igiene. Insomma, è la qualità e capacità del mercato a influire sul suo successo, ben più di quanto possa fare una piccola interdizione al traffico che, anzi, agevola condizioni igienico-ambientali più favorevoli. Senza trascurare altri fattori, quali purtroppo l'atteggiamento delle nuove generazioni nei confronti del mantenimento di usi e tradizioni, se chi le propone non si sa adattare ai nuovi tempi. Si tratta, dunque, di un discorso enormemente più ampio di "devo arrivare dentro al mercato con la macchina" (sigh!), avvicinando il gas di scarico al cibo esposto all'aria aperta. Per quanto riguarda la via Cardinale Dusmet, attualmente la situazione è la seguente: formalmente la strada (parliamo solo del breve tratto lungo Villa Pacini) è rimasta chiusa al traffico diurno, come indica la segnaletica, in modo da non scontentare i numerosi gruppi e le associazioni civiche che si erano allarmate al reiterato annuncio di riapertura della strada al traffico. Apertura che, però, è consentita di fatto, poiché sono cessati controlli e sanzioni e ogni giorno è possibile entrare nella zona chiusa al traffico in macchina o in motociclo, potendo parcheggiare e circolare del tutto impunemente. Atteggiamento che, oltretutto, non fa che rafforzare le cattive abitudini di quella parte di cittadini che non ama rispettare le regole, poiché trasmette il messaggio che se anche un cartello inibisce un accesso a una zona destinata a pedoni e biciclette, è sufficiente ignorarlo. Non se la passano meglio le (poche) altre aree pedonali o a traffico limitato della città: via Zolfatai si è trasformata in un parcheggio, con l'arredo urbano spostato ad hoc. Stessa sorte per piazza Mario Cutelli, dove i dissuasori su via Vittorio Emanuele II e via Porta di Ferro sono messi da parte in modo da consentire il transito alle auto (e le rampe in pietra lavica per gli attraversamenti pedonali sono in frantumi a causa del passaggio dei mezzi); in piazza Duomo ogni giorno sono presenti auto in sosta davanti e di lato al Palazzo dei Clerici; in via Etnea (dove non si potrebbe parcheggiare lungo tutta la strada) il parcheggio, invece, comincia già all'altezza della Basilica della Collegiata; in piazza Vincenzo Bellini e in via Teatro Massimo, ancora, il via vai di mezzi e persino la sosta sono una consuetudine consolidata. Addirittura, proprio davanti al teatro, alcuni giorni fa una donna è stata persino investita, riportando diverse fratture, da un'auto che lì non poteva neanche esserci. Via Crociferi e piazza San Francesco d'Assisi all'Immacolata, intanto, in piena area Patrimonio dell'Umanità Unesco, continuano ad essere svilite dal continuo passaggio di auto e dal parcheggio selvaggio. È chiaro che non c'è alcun interesse a contrastare le cattive abitudini di chi non rispetta la città e a mantenere e valorizzare le già pochissime aree interdette al traffico. E pensare che per un Comune in dissesto economico, occuparsi di sanzionare queste gravi infrazioni (che danneggiano anche l'immagine turistica della città) sarebbe doppiamente utile: per le casse dell'amministrazione ma anche e soprattutto per educare e indirizzare alla civiltà i cittadini più maleducati. Resta evidente che ogni proposta di Z.t.l. o pedonalizzazione a Catania, così come in ogni altra città, debba essere accompagnata da uno studio di viabilità e da eventuali accorgimenti per migliorare il servizio di trasporto pubblico (se necessario), nonché dalla valutazione dell'effettiva, eventuale necessità di parcheggi più o meno vicini e in quale quantità (senza dimenticare gli incentivi per lo scambio tra mezzo privato e pubblico, metropolitana in primis). Nulla si può improvvisare. Anzi, una pianificazione urbanistica in tal senso, che comprenda aree vaste e non singole porzioni di strade da destinare a traffico limitato o aree pedonali, può risultare essere anche più semplice che procedere a macchia di leopardo, sebbene necessiti, ovviamente, di maggior tempo per essere messa in pratica. Ciò non toglie che, in ogni caso, numerosi interventi sarebbero già immediatamente possibili e che, soprattutto, di fronte a proposte del genere ci si aspetterebbe un atteggiamento da parte dell'Amministrazione Comunale di soddisfazione, buona volontà e spirito costruttivo per giungere agli scopi di miglioramento della qualità e vivibilità della città, piuttosto che lasciar prevalere perplessità se non, addirittura, ostilità. Foto di copertina: Chiara Di Salvatore Ti potrebbero interessare: La galleria degli orrori della sosta selvaggia: Catania regno di impunità Micro aree pedonali immediatamente realizzabili: una grande opportunità per migliorare la qualità del centro Via Crociferi: area pedonale con parcheggiatore abusivo Centro storico, una parte di piazza san Francesco d’Assisi diventa pedonale: un intervento dall’alto significato simbolico Piazza Lupo, perché un parcheggio interrato può accontentare tutti Si inaugura la nuova area di sosta di piazza Borsellino, via Dusmet diventa pedonale Mai più piazze ridotte a parcheggi: a proposito della vicenda “Trattoria del Cavaliere”

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Articolo
25 feb 2019

Come cambia la città: scorci di una Catania che si trasforma

di Andrea Tartaglia

Pur lentamente, a volte così lentamente che quasi non ci se ne accorge, la città cambia, si trasforma, cambiano i colori e le forme anche di piccole tessere del grande mosaico che compongono il tessuto urbano. Nascono così piccoli gioielli come piazza Giuseppe Sciuti, seminascosta nel centro storico di Catania, od opere tutt'altro che nascoste, di cui si è discusso anche molto, come il nuovo prospetto del Tondo Gioeni. Lasciamo parlare le immagini: angoli di città che sono cambiati radicalmente nel giro di pochi anni, ovvero nell'arco temporale normalmente concesso a un'amministrazione comunale. Nell'era del "Ten years challenge", la "sfida" consistente nel riproporre lo stesso soggetto a distanza di dieci anni, le immagini che seguono mostrano invece un cambiamento avvenuto nella metà del tempo, nel corso dei cinque anni che ci siamo da poco lasciati alle spalle.  

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Articolo
13 feb 2019

Sosta selvaggia e accesso indiscriminato a ZTL: Catania regno dell’impunità

di Mobilita Catania

Il Comune di Catania è in dissesto economico: in teoria ogni occasione dovrebbe essere buona per poter racimolare qualcosa da reinvestire in servizi e per sostenere il normale funzionamento della macchina amministrativa, ma da parte dell'Amministrazione Comunale del capoluogo etneo non sembrerebbe esserci alcun interesse al riguardo, a giudicare dalla totale impunità che chiunque, spostandosi in lungo e in largo per la città, può riscontrare nel notare le reiterate, sistematiche infrazioni che puntualmente rimangono non sanzionate, prime tra tutte la sosta selvaggia e l'accesso indiscriminato nelle zone a traffico limitato e persino nelle (poche, pochissime) aree pedonali. Attenzione: la necessità di "far cassa" è solo un'aggravante. Anche il Comune più florido deve far rispettare le regole e punire chi trasgredisce, semplicemente per dovere amministrativo e per educare il cittadino al rispetto e alla legalità, ruolo importantissimo per innescare un processo di crescita civile della città. E invece, niente. Le immagini che seguono non hanno bisogno di commenti. Da Corso Italia (la "Catania bene") a via Etnea (il "salotto" della città), da via Dusmet a via Crociferi (Patrimonio dell'Umanità), da piazza San Francesco d'Assisi a viale Vittorio Veneto, da via Teatro Massimo a piazza San Placido, c'è sempre lo stesso filo conduttore: sosta selvaggia, accessi illeciti e neanche l'ombra di vigili urbani. A proposito: che fine ha fatto lo Street Control, uno dei pochi strumenti davvero in grado di dare una grossa mano al corpo dei Vigili Urbani, anche alla luce della limitatezza dell'organico?  

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