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04 ago 2016

Gli attraversamenti rialzati non sono dossi e sono regolari: avevamo ragione!

di Amedeo Paladino

Nel mese di giugno sono stati installati in città degli attraversamenti rialzati; si è intervenuti con l’installazione laddove si sono verificati incidenti che hanno coinvolto pedoni. Si è iniziato con Corso Italia, all’altezza della chiesa Cristo Re, al Viale don Minzoni a San Giovanni Galermo, al Viale Vittorio Veneto, viale Ruggero di Lauria e e in via Giuffrida all’altezza di via Carducci. I lavori, successivamente, si sono estesi anche in altri quartieri della città. I nuovi attraversamenti pedonali rialzati hanno fatto discutere: se da una parte molti cittadini hanno apprezzato l’intervento, altri hanno criticato la scelta, paventando eventuali danneggiamenti dei veicoli e pericoli per i mezzi a due ruote. In molti hanno osteggiato l'intervento, addirittura facendo riferimento a direttive del Ministero delle Infrastrutture. Noi di Mobilita Catania abbiamo fin da subito apprezzato la scelta di moderare la velocità dei veicoli attraverso gli attraversamenti rialzati, anche in considerazione del fatto che il criterio di installazione è stato teso a migliorare la sicurezza dei nodi dove in passato si sono verificati investimenti di pedoni. In merito all'irregolarità degli attraversamenti rialzati in un articolo datato 14 giugno abbiamo fatto chiarezza, scrivendo chiaramente che gli attraversamenti rialzati non sono da considerarsi alla stregua di dossi quindi non rispondenti alle normative utilizzate da chi ha criticato l'installazione. Il Ministero dei Lavori Pubblici-Ispettorato Generale per la Circolazione e la Sicurezza Stradale si è così espresso: gli attraversamenti pedonali rialzati non possono essere classificati come dossi di rallentamento della velocità ai sensi dell’articolo 179 del regolamento di esecuzione ed attuazione, perché la loro geometria è diversa da quanto previsto dalla norma richiamata e non possono essere segnalati come rallentatori di velocità. Le stesse opere si configurano quale modifica al profilo longitudinale di una strada e per esse non occorrono particolari autorizzazioni di questo ufficio quanto piuttosto di motivazioni tecniche di opportunità o necessità che lo stesso ente può e deve valutare. Tali opere possono essere eseguite dall’Ente proprietario della strada, utilizzando esclusivamente materiali previsti dalla vigente normativa, e garantendo comunque la percorribilità della strada, assumendosi la responsabilità di eventuali inconvenienti o danneggiamenti di veicoli che abbiano a verificarsi per effetto di tali modifiche. Quindi nel caso degli attraversamenti pedonali rialzati installati in città non si tratta di dossi, che rispondono a precise norme e regolamentazioni, bensì di innalzamenti di carreggiata. Ci viene in aiuto il Regolamento Viario di Catania: Il rialzo della carreggiata si ottiene modificando il profilo longitudinale della strada al fine di limitare la velocità veicolare. L’innalzamento della pavimentazione stradale può essere realizzato in zone particolarmente problematiche come per esempio le intersezioni o in prossimità di passaggi pedonali e può essere associato a limitazioni della velocità. Gli innalzamenti della carreggiata non si configurano come segnaletica stradale e pertanto per la loro realizzazione non è necessaria la predisposizione di un’apposita ordinanza. Gli attraversamenti pedonali rialzati non si configurano come dossi e nonostante la loro installazione non sia indicata nelle strade di viabilità principale o lungo gli itinerari del trasporto pubblico, l’Ufficio Traffico Urbano ha operato in deroga allo stesso Regolamento Viario di Catania, in considerazione del fatto che sono installati in luoghi dove si sono verificati incidenti che hanno coinvolto pedoni. A confermare la nostra tesi è stato lo stesso Direttore della Polizia Municipale - Ufficio Traffico Urbano, Pietro Belfiore che poche settimane fa sul quotidiano "La Sicilia" ha risposto a un cittadino, riportando quasi integralmente la nostra stessa tesi. In questo video abbiamo dimostrato l'efficacia degli attraversamenti rialzati nella moderazione della velocità, prima causa di incidenti:

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27 lug 2016

La superstrada dell’Etna risolverà la mobilità dell’area metropolitana?

di Roberto Lentini

Lunedì, il sindaco metropolitano Enzo Bianco ha presentato al consiglio comunale di Nicolosi il progetto della "strada dell'Etna", una nuova arteria che collegherà la tangenziale con il versante sud dell'Etna passando per Misterbianco, San Pietro Clarenza, Camporotondo Etneo, Belpasso e Nicolosi. «L'Etna -ha affermato il sindaco metropolitano Enzo Bianco- è un brand conosciuto a livello mondiale nonché elemento di identificazione dell'intera area metropolitana. Ciò che si intende fare attraverso questo progetto è valorizzare l'immenso patrimonio turistico del quale disponiamo e, allo stesso tempo, intervenire agevolando la mobilità viaria dell'area metropolitana». Come si evince, è spesso immediata l'idea che la realizzazione di nuove strade contribuisca alla diminuzione del traffico. Spesso, però, non è così perché una nuova strada attira nuovi utenti che pian piano la congestionano.       Il problema viene spiegato con il grafico riportato sopra redatto dal Transportationist by Wes Marshall La linea rossa rappresenta il flusso di veicoli lungo una determinata strada. Il traffico aumenta costantemente fino a quando qualcuno decide che la strada deve essere ampliata. La linea di tendenza originale (rossa tratteggiata) viene sostituita con una migliore previsione di viaggio ancora più grande (linea arancione tratteggiata), come ci si aspetterebbe con la creazione di una maggiore capacità della strada. Ma il nuovo effettivo livello  di traffico sviluppato da questo allargamento (rosso continuo) è aumentato considerevolmente rispetto alle previsioni riproponendo nuovamente il problema. In altre parole, una nuova strada o l'ampliamento di essa attira molte più auto. Tale principio, noto come "domanda indotta", viene mostrato dalle frecce grigie che mostrano il divario tra una previsione e il risultato. Inoltre, nel lungo periodo, la creazione di una nuova strada modifica il territorio  con la costruzione di nuovi insediamenti aumentandone di conseguenza  la domanda di trasporto. Vengono anche influenzate le scelte abitative e lavorative delle persone a causa della nuova strada (e benché questa sia una conseguenza prevista dall'economia urbana, costituisce traffico indotto, di solito perché la gente è disponibile ad andare più lontano per recarsi al lavoro in conseguenza della costruzione di una nuova strada, aumentando il livello complessivo di veicoli/chilometri percorsi). Alla fine, il traffico indotto può di nuovo portare la capacità stradale al collasso, in un circolo vizioso. Inoltre, creare nuove strade può alleviare temporaneamente il traffico, ma, inevitabilmente, crea nuovi incroci. In altre parole, creare nuove strade aumenta la complessità della griglia e aumentano i colli di bottiglia. In pratica più aggiungi strade più crei intasamento. È un paradosso che fu enunciato proprio da Braess. Per completezza, però, va ricordato che il paradosso non si verifica con ogni tipologia di rete stradale ed è più frequente nei casi urbani. La soluzione per agevolare la mobilità viaria dell'area metropolitana potrebbe quindi non essere questa nuova arteria perché in tempi relativamente brevi il problema si ripresenterà. Qual è può essere, dunque, una soluzione di maggiore affidabilità? In numerose città europee sono state applicate con successo tutta una serie di misure ispirate ai concetti di induzione ed evaporazione del traffico, aumentando l'offerta per le modalità di trasporto meno congestionanti, come il trasporto pubblico  a scapito dell'automobile, attraverso la creazione di numerose ZTL. ZTL e trasporti urbani pubblici sono il cuore pulsante di in un centro urbano e un fattore centrale nel misurare la qualità della vita dei suoi abitanti. Purtroppo sono poche le risorse che i nostri amministratori dedicano al trasporto pubblico e noi cittadini assistiamo inerti  di fronte alle nostre città che soffocano nel traffico, nell’inquinamento e nella cattiva qualità della vita e della mobilità.   Ti potrebbe interessare... Città metropolitana, come dovrebbero cambiare la mobilità e il trasporto pubblico Perché è importante puntare sul trasporto pubblico: Catania al 6° posto in Italia per investimenti ma i risultati non si vedono La superstrada Catania-Etna soppianta i sistemi di trasporto pubblico: è davvero necessaria?

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04 lug 2016

Con la tua auto puoi andare dappertutto e fare ciò che vuoi: a proposito dello spot Audi girato sull’Etna

di Roberto Lentini

Ciò che in realtà il titolo anticipa e contiene è il messaggio che molte aziende automobilistiche ci hanno sempre trasmesso attraverso le varie campagne pubblicitarie, condizionando le scelte di noi consumatori e modificandone soprattutto i comportamenti orientati più all'arroganza che al rispetto delle regole.  "L'unica regola è che non ci sono regole" recitava una vecchia campagna pubblicitaria della Hyundai Italia del 2011 che ai tempi suscitò numerose polemiche e alla fine venne rimossa. Purtroppo, temi e contenuti della campagna della Hyundai non sono un’eccezione. L'incitamento al non rispetto delle regole è cosa assai frequente nelle case automobilistiche soprattutto nelle campagne destinate all'Italia dove sembra che prevalgano le ragioni degli istinti piu’ bassi, dove esiste un diverso concetto di mobilità basato solo sull'auto e dove i controlli hanno livelli molto più bassi di altri paesi. L'ultimo caso riguarda un video girato proprio sulla nostra Etna, per presentare la nuova auto Audi A4,  in un'area che non dovrebbe essere accessibile nemmeno alle persone, se non studiosi o sportivi per discipline non invasive. Ecco cosa recita lo spot: "La vettura perfetta per affrontare ogni tipo di percorso, anche per raggiungere la vetta del vulcano attivo più alto d'Europa: la nuova Audi A4 allroad quattro dà il meglio di sé sull'insidioso pendio lavico dell'Etna, grazie alla maggiore potenza e alla trazione integrale permanente". Ecco cosa prescrive il regolamento del parco dell'Etna nella zona A: Nella zona è vietato: a) realizzare nuove costruzioni od operare qualsiasi altra trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, ivi compresa l'apertura di nuove strade o piste e la realizzazione di elettrodotti; b) modificare il regime delle acque, salvo che per le opere necessarie al ripristino degli alvei dei torrenti ricoperti dalla lava, al fine di salvaguardare i centri abitati da rischi alluvionali e vulcanici; c) prelevare terra, sabbia o altri materiali; d) raccogliere o manomettere rocce o minerali; e) introdurre armi da caccia, esplosivi e qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura; esercitare la caccia o l'uccellagione; g) danneggiare, disturbare o catturare animali, compresi quelli appartenenti alla fauna minore, raccogliere o distruggere nidi e uova; h) asportare o danneggiare piante o parti di esse; i) abbandonare rifiuti o predisporre posti di raccolta degli stessi; l) introdurre veicoli motorizzati, ad eccezione di quelli utilizzati per motivi di servizio o di sorveglianza vulcanica; m) praticare il campeggio; n) accendere fuochi all'aperto; o) impiegare mezzi che alterino i cicli bio-geochimici; p) introdurre specie animali o vegetali estranee alla fauna e alla flora tipi che della zona. Eppure questo non sembra turbare l'animo di noi cittadini, anzi viene visto come un mezzo  per dare maggiore visibilità al nostro vulcano. Di seguito alcuni dei commenti sul post che abbiamo pubblicato nella nostra fanpage Facebook. ...."se qualche strappo alle regole porta benefici...perché no ? Hanno solo alzato un po'di polvere in una zona desertica dove non ci sono piante ed animali"...    ..."Stiamo parlando di uno spot girato "una tantum", che potrebbe dare un po' di visibilità al nostro meraviglioso (e purtroppo a volte dimenticato) vulcano. Non stanno aprendo la valle dell'Etna per fare rally amatoriali... Un po' di contestualizzazione, su! "...   ..."Questo no, quello no....ma basta! Fate sempre i bacchettoni, questo video sarà visualizzato in tutto il mondo...quando però dovete pubblicizzare la circumetnea che è il treno più inutile della storia siete bravi! Se fosse per me io organizzerei anche un Rally dell'Etna ma non con quei morti di fame della chronoscalata, parlo di una tappa del mondiale di Rally (sapete quanti introiti economici e pubblicitari porterebbe) ma chissà quanti bacchettoni ci sarebbero a dire no!"... Ecco cosa ha affermato Aurelio Angelini  direttore dell'Unesco Sicilia intervistato dalla redazione di MeridioNews, che per prima si è interessata alla vicenda  «...Ma la zona A di un parco è una riserva integrale, non può passare nemmeno un umano... a prescindere dalle autorizzazioni. Le leggi si applicano sempre, Sicilia inclusa». Concludiamo con queste due foto, la prima raffigurante una pubblicità degli anni '50 della FIAT 600 in riva ad un lago, la seconda raffigurante la spiaggia delle Pergole a Realmonte (AG) . Notate differenze?

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30 giu 2016

Mai più piazze ridotte a parcheggi: a proposito della vicenda “Trattoria del Cavaliere”

di uomodellastrada

La recente diatriba fra il Comune di Catania e i gestori della Trattoria del Cavaliere per il negato rinnovo all'attività ristorativa della concessione per il suolo pubblico ha nuovamente posto al centro del dibattito politico e dell'opinione pubblica una serie di questioni: le difficoltà del commercio, l'eterna incompiuta del regolamento dei dehors e le scelte di mobilità da parte del Comune. Al di là della vicenda specifica e dei risvolti giudiziari a quanto pare già in corso da anni, vorrei soffermarmi sul comunicato stampa del Comune che giustifica l'azione revocatoria della concessione. "Il Comune ha deciso di fare ritornare alla originaria destinazione d'uso di parcheggio pubblico la piazzetta Ilaria Alpi (ex Gambino) alle spalle di piazza Stesicoro, evitando eccessi ed abusi che spesso si sono verificati nel tempo. L'area era diventata da anni di dominio dei posteggiatori abusivi che saranno così adeguatamente combattuti con la regolamentazione del parcheggio. Gli operatori di sostare stanno quindi provvedendo a realizzarvi alcuni stalli bianchi e per disabili". Che il Comune debba combattere la piaga dei posteggiatori abusivi è una richiesta che tutti i cittadini chiedono da tempo all'Amministrazione. Che però la regolamentazione della sosta passi attraverso la destinazione d'uso a parcheggio di una piazza in pieno centro storico a me sembra una nota stonata, a maggior ragione in un periodo in cui le scelte di mobilità sostenibile sono oggetto di vivaci discussioni politiche, giornalistiche e da bar. "Le parole sono importanti", diceva Nanni Moretti e senza volere scomodare i fratelli greci e la loro agorà, nell'immaginario di tutti noi la piazza è un'area concepita per vari usi, ma certamente non per il parcheggio a lungo termine di auto e mezzi a motore. Potremmo forse organizzare una seduta spiritica e chiedere ai politici e architetti che nel '700 concepirono il disegno urbanistico della città quale fosse la destinazione d'uso di Piazza Manganelli, Piazza Dante, Piazza San Placido, Piazza Duca di Genova, attualmente deturpate da tappeti di auto in sosta. Allo stesso modo un'area di piccole dimensioni e modesto valore architettonico come la Piazzetta Alpi [l'area antistante la Trattoria del Cavaliere n.d.r] non merita di essere ridotta al rango di parcheggio. Le buone prassi in tema di mobilità sostenibile non possono che partire dalla consapevolezza di un cambio radicale di mentalità anche in queste piccole banali questioni "sintattiche".  Riappropriarsi degli spazi urbani pubblici significa anche acquisire coscienza del senso delle parole: una piazza deve prima di tutto essere luogo di vita e di incontro per la comunità di residenti, lavoratori e turisti che la popolano.  

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14 giu 2016

VIDEO | Attraversamenti pedonali rialzati: facciamo chiarezza

di Amedeo Paladino

I nuovi attraversamenti pedonali rialzati fanno discutere : se da una parte molti cittadini apprezzano l'intervento, altri li considerano delle trappole per i mezzi a due ruote e dannosi per le sospensioni dei veicoli. Facciamo chiarezza. I nuovi attraversamenti rialzati perseguono il duplice obiettivo di rendere più sicuro il transito dei pedoni e di ridurre la velocità dei veicoli in transito. Tali attraversamenti vengono inseriti tra gli esempi, desunti soprattutto dalle esperienze nordeuropee, di interventi a favore delle utenze deboli. Si è intervenuti con l'installazione laddove si sono verificati incidenti che hanno coinvolto pedoni: si è già iniziato con Corso Italia, all’altezza della chiesa Cristo Re, al Viale don Minzoni a San Giovanni Galermo, al Viale Vittorio Veneto, viale Ruggero di Lauria e e in via Giuffrida all’altezza di via Carducci. I lavori, successivamente, si estenderanno anche in altri quartieri della città. Occorre fare chiarezza specificando che gli attraversamenti non sono classificati come dossi: infatti il Ministero dei Lavori Pubblici-Ispettorato Generale per la Circolazione e la Sicurezza Stradale si è così espresso in una risposta a quesito: gli attraversamenti pedonali rialzati non possono essere classificati come dossi di rallentamento della velocità ai sensi dell'articolo 179 del regolamento di esecuzione ed attuazione, perché la loro geometria è diversa da quanto previsto dalla norma richiamata e non possono essere segnalati come rallentatori di velocità. Le stesse opere si configurano quale modifica al profilo longitudinale diuna strada e per esse non occorrono particolari autorizzazioni di questo ufficio quanto piuttosto di motivazioni tecniche di opportunità o necessità che lo stesso ente può e deve valutare. Tali opere possono essere eseguite dall'Ente proprietario della strada, utilizzando esclusivamente materiali previsti dalla vigente normativa, e garantendo comunque la percorribilità della strada, assumendosi la responsabilità di eventuali inconvenienti o danneggiamenti di veicoli che abbiano a verificarsi per effetto di tali modifiche. Quindi nel caso degli attraversamenti pedonali rialzati installati in città non si tratta di dossi, che rispondono a precise norme e regolamentazioni, bensì di innalzamenti di carreggiata. Ci viene in aiuto il Regolamento Viario di Catania: Il rialzo della carreggiata si ottiene modificando il profilo longitudinale della strada al fine di limitare la velocità veicolare. L’innalzamento della pavimentazione stradale può essere realizzato in zone particolarmente problematiche come per esempio le intersezioni o in prossimità di passaggi pedonali e può essere associato a limitazioni della velocità. Gli innalzamenti della carreggiata non si configurano come segnaletica stradale e pertanto per la loro realizzazione non è necessaria la predisposizione di un’apposita ordinanza. Gli attraversamenti pedonali rialzati non si configurano come dossi e nonostante la loro installazione non sia indicata nelle strade di viabilità principale o lungo gli itinerari del trasporto pubblico, l'Ufficio Traffico Urbano ha operato in deroga allo stesso Regolamento Viario di Catania, in considerazione del fatto che sono installati in luoghi dove si sono verificati incidenti che hanno coinvolto pedoni. Mobilita Catania ha filmato i nuovi attraversamenti di via Giuffrida e corso Italia

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08 giu 2016

In difesa della ciclabile: mobilità sostenibile unico futuro possibile

di Mobilita Catania

La pista ciclabile di viale Ruggero di Lauria da alcuni mesi è al centro del dibattito dell'opinione pubblica anche a causa dell’ulteriore impegno di spesa di 300 mila euro, di cui 168 mila per l’acquisto dei cordoli e la restante somma per l’implementazione di una nuova area di sosta in viale Alcide De Gasperi per la quale si dovrà probabilmente aspettare un nuovo bando di gara. Critiche sono state espresse per l'eliminazione di circa 200 stalli sosta in carreggiata. La posa dei cordoli è stata completata fino in piazza Nettuno a partire da piazza Mancini Battaglia, mentre si dovranno attendere alcuni mesi per l’installazione in tutto il percorso da piazza Europa (qui il video del percorso della ciclabile) Raccogliamo e ci associamo al comunicato del gruppo Mobilità Sostenibile Catania, che vi riportiamo di seguito La città di Catania è ad un bivio. O sceglie la modernità che include necessariamente la possibilità di far muovere i cittadini con mezzi alternativi all’automobile e punta dunque alla valorizzazione dei mezzi pubblici ed alla realizzazione di piste ciclabili oppure sceglie di continuare sulla strada che sta percorrendo con grande successo: quella di prediligere gli spostamenti in automobile. Appare chiaro ai più informati che le città più visitate dai turisti ma più appetibili anche per gli investimenti imprenditoriali, oltre che più vivibili per i cittadini che le abitano, sono quelle dove ci si muove in tempi ragionevoli e non quelle dove si rimane bloccati nel traffico per ore. E si sa che non c’è alcun futuro per le città che basano la loro economia sul trasporto di uomini e merci su gomma. Il futuro è la mobilità sostenibile. Le città dove l’economia è vivace e non stagnante, per non dire disastrosa come Catania, sono quelle che da anni hanno messo in campo strategie che tendono ad escludere le auto dalle città, introducendo car e bike sharing, implementazione mezzi pubblici, piste ciclabili. La pista ciclabile del Lungomare, l’unica seria se paragonata a quelle finte o mezze truffe realizzate fino ad ora nel nostro territorio, è,  e deve essere un inizio. Anche nelle altre città, che magari gli stessi che criticano la pista del Lungomare si affannano a definire più civili della nostra, hanno pur iniziato da una unica pista o da un tratto che poi si è esteso fino a coprire, nel tempo, tutto il territorio urbano. L’amministrazione comunale ha realizzato la pista perché ha ascoltato i cittadini o almeno una parte di essi: quella che guarda alle città europee e nota un grande divario tra queste e Catania in tema di mobilità urbana. Le critiche alla pista del Lungomare a nostro avviso esagerate ed a volte pretestuose portano con sé un pericolo grave: che questi amministratori o i prossimi non realizzeranno più piste ciclabili e, ascoltando la media degli elettori catanesi, metteranno parcheggi al posto delle corsie degli autobus, delle piazze, delle Ztl, delle aree pedonali o destinate al verde, facendo salire smog ed inquinamento acustico e facendo scendere la città in fondo ad ogni classifica di vivibilità ma soprattutto dandogli la spinta finale verso il baratro economico nel quale sta già precipitando a grande velocità. Mobilità Sostenibile Catania

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01 giu 2016

Città metropolitana, come dovrebbero cambiare la mobilità e il trasporto pubblico

di Roberto Lentini

Il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta ha finalmente firmato i decreti d'insediamento dei sindaci di Palermo, Catania e Messina a guida delle rispettive Città metropolitane di area vasta. Leoluca Orlando, Enzo Bianco e Renato Accorinti potranno quindi insediarsi subito a capo dei nuovi organismi. Nei prossimi mesi ci saranno i passaggi tecnici ed a settembre le elezioni dei presidenti dei Liberi Consorzi e l’insediamento dei Consigli e delle Giunte Metropolitane. Questa firma costituisce una fase molto importante per lo sviluppo del territorio siciliano. Alle Città metropolitane sono infatti attribuite, oltre alle funzioni fondamentali delle Province e quelle ad esse assegnate nell’ambito del processo di riordino delle funzioni provinciali, le seguenti funzioni fondamentali: adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, che costituisce atto di indirizzo per l'Ente e per l'esercizio delle funzioni dei Comuni e delle Unioni di Comuni compresi nel predetto territorio, anche in relazione all'esercizio di funzioni delegate o assegnate dalle Regioni, nel rispetto delle leggi delle Regioni nelle materie di loro competenza; pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi all'attività e all'esercizio delle funzioni dei Comuni compresi nel territorio metropolitano; strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano. D'intesa con i Comuni interessati la Città metropolitana può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive; mobilità e viabilità, anche assicurando la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell'ambito metropolitano; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione della Città metropolitana come delineata nel piano strategico del territorio di cui alla lettera a); promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano. La città metropolitana di Catania ha circa 1 .116 .168 abitanti e comprende i 58 comuni dell'ex-provincia regionale di Catania. La nascita della Città metropolitana ridefinisce i confini comunali ed è pertanto necessaria una rimodulazione dei servizi del trasporto pubblico diventando indispensabile puntare alle infrastrutture come punto di partenza a supporto di una rete multimodale ferro-gomma, disegnata per garantire un buon livello di accessibilità sia nelle aree comunali che nei comuni limitrofi. Alcuni studi che sono stati condotti hanno evidenziato che la scala territoriale ottima per la pianificazione e la successiva gestione sia proprio quella metropolitana, purché si costruisca una visione sovra-comunale delle politiche della mobilità, delle infrastrutture e dei trasporti. Per la città metropolitana di Catania si potrebbe pensare ad un consorzio tra tutti i gestori che si occupano di trasporto pubblico nei comuni della città metropolitana (AST, FCE, AMT, RFI, etc.) e avere una gestione integrata e modale evitando così sovrapposizione di linee  (soprattutto extraurbane) che attualmente è molto elevata, segno nel passato, di una completa assenza di coordinamento e pianificazione. La Città Metropolitana di Catania dovrà necessariamente puntare sullo sviluppo del trasporto su ferro (Metropolitana, Passante Ferroviario, Tram, Etna Rail)  finalizzato soprattutto alla salvaguardia dei valori ambientali, alla tutela della salute e al contenimento dei consumi energetici. Si dovrà inoltre puntare ad avere un solo abbonamento (annuale, mensile o settimanale), con cui l'utente può accedere a tutti i servizi di linea, ferroviaria e automobilistici, presenti all'interno dell'area integrata, indipendentemente dal vettore utilizzato, calcolando la tariffa da applicare in base alle zone attraversate dall'utente (già attivo a Torino). Si dovrà contrastare l'uso smisurato del mezzo privato cercando di incidere sui comportamenti dei cittadini, di contro fornire la qualità e il costo contenuto del servizio. La nuova Città Metropolitana dovrà dotarsi, quindi, di strumenti efficaci e moderni, solo così  potrà dare una spinta propulsiva al sistema di trasporto pubblico. Allo stesso tempo sarà necessario, un canale informativo e di coordinamento che possa accompagnare il concretizzarsi dei piani e monitorare i progetti in corso. La politica catanese ha l'opportunità  e la responsabilità di plasmare la città metropolitana di Catania. La scelta da compiere è molto coraggiosa. Riusciranno i nostri eroi?    Ti potrebbero interessare: Metropolitana di Catania Passante Ferroviario di Catania Monorotaia di Catania “EtnaRail”    

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