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18 apr 2017

La bici in metropolitana e sui treni della circumetnea: i vantaggi dell’intermodalità

di Amedeo Paladino

Dal 2015 Ferrovia Circumetnea permette ai propri viaggiatori di trasportare la bici sui treni del servizio della metropolitana: un importante passo avanti in termini di intermodalità e mobilità sostenibile. Si parla “trasporto intermodale" quando vi è l’utilizzo combinato di differenti mezzi di trasporto per compiere uno spostamento: auto, auto car-sharing o car-pooling, bici, treno, metropolitana, autobus. L'utilizzo di più modalità di trasporto per compiere un spostamento, è alla base della mobilità di molti città poiché combina in modo efficiente i mezzi di trasporto in base alle loro peculiarità. La bicicletta è il mezzo più efficiente in ambito urbano per coprire distanze entro 5 chilometri: attraverso le "due ruote non motorizzate" infatti effettuare spostamenti è più conveniente e rapido in termini economici e di tempo. Laddove lo spostamento è più lungo o il tragitto è faticoso o pericoloso diventa utile utilizzare la bici in combinazione con il trasporto pubblico. Le potenzialità di questa logica di trasporto in città come Catania sono ancora inespresse; ma un primo passo in questo senso è stato messo in atto da Ferrovia Circumetnea. Da due anni, infatti, è possibile trasportare in metro la propria bicicletta in maniera gratuita: il vantaggio di utilizzare in maniera combinata i due mezzi è aumentato con la recente apertura della tratta Nesima-Borgo della metropolitana. Ferrovia Circumetnea informa gli utenti sulle modalità di trasporto bici: Ai ciclisti che vogliono muoversi utilizzando la metro FCE consente, in forma sperimentale, il trasporto gratuito della bicicletta. Ogni passeggero munito di regolare documento di viaggio, ordinario o abbonamento, può trasportare con sé una bicicletta. CALENDARIO ED ORARI Il trasporto della bicicletta è consentito solo con il seguente calendario e nei seguenti orari: Nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 fino al temine del servizio. Il sabato per l’intera giornata. Nei mesi di Luglio ed Agosto tutti i giorni feriali per l’intera giornata. NORME DI COMPORTAMENTO Le seguenti norme di comportamento, s’intendono accettate e lette integralmente, dai viaggiatori che usufruiscono del servizio di trasporto con bicicletta al seguito.Ogni passeggero può portare con sé una sola bicicletta. Sono ammesse solamente biciclette monoposto, fatto divieto pertanto per i tandem o biciclette motorizzate. Per ogni treno è consentito il trasporto fino ad un massimo di due biciclette, una per ogni vettura. In caso di numero maggiore a due, occorre attendere il treno successivo, ovvero contattare il personale FCE. Chi viaggia con bicicletta al seguito, è personalmente responsabile dei danni che può arrecare a cose, persone ed anche a se stesso, tenendo espressamente e totalmente sollevata da qualunque responsabilità la Ferrovia Circumetnea. Pertanto si deve prestare la massima attenzione sia durante il viaggio, sia nei percorsi di ingresso ed uscita dal treno e dalla stazione. Il passeggero deve assicurarsi che le ruote siano pulite. In stazione e sulle banchine si deve condurre la bicicletta a mano e non procedere pedalando. L’accesso/uscita in stazione deve avvenire attraverso l’uso degli ascensori, fermo restando il diritto di precedenza per i viaggiatori senza bicicletta. Nelle stazioni sprovviste di ascensori o in quelle ove gli stessi risultano fuori servizio, l’accesso/uscita dovrà avvenire solamente tramite l’uso delle scale fisse, tenendo sollevata la bicicletta, così come al momento del transito attraverso i varchi di ingresso/uscita. È fatto divieto dell’uso delle scale mobili. Il carico e scarico della bicicletta deve essere effettuato personalmente dal passeggero. I bambini sotto i 12 anni possono salire sui treni con la bicicletta al seguito, solo se accompagnati da un adulto. All’interno del treno il viaggiatore con bicicletta al seguito dovrà inserire e bloccare la ruota posteriore nell’apposito gancio ubicato in testa ed in coda al convoglio e bloccare la bici stringendo la cinghia di sicurezza posta sul maniglione a fianco in modo tale da non costituire intralcio o disturbo all’uscita/entrata degli altri viaggiatori e/o del personale FCE. In caso di presenza a bordo di viaggiatori diversamente abili che occupano la zona destinata alle biciclette bisognerà attendere il treno successivo. I passeggeri con bicicletta al seguito devono attenersi comunque ad eventuali ulteriori indicazioni impartite dal personale FCE, direttamente od a mezzo di diffusione sonora. In caso di eccessivo affollamento delle vetture, i passeggeri con bicicletta al seguito possono essere invitati dal personale FCE ad attendere il convoglio successivo. In caso di eccessivo affollamento delle stazioni, anche nei periodi consentiti, il personale FCE potrà vietare temporaneamente l’accesso dei viaggiatori con bicicletta al seguito.In caso di emergenza o in caso di necessità di evacuazione dei treni, la bicicletta deve essere lasciata a bordo e verrà in seguito restituita al proprietario dietro presentazione dei titoli di viaggio e di documento. La Ferrovia Circumetnea declina ogni propria responsabilità, per eventuali danni o furti alle biciclette lasciate incustodite all’interno delle stazioni. L'intermodalità è possibile anche per il servizio della circumetnea; infatti a seguito della pubblicazione delle nuove “Norme e condizioni per il trasporto passeggeri sui treni della Ferrovia Circumetnea”, al viaggiatore che intende trasportare con sé la propria bicicletta sulla rete extraurbana, oltre al normale biglietto di viaggio dovrà essere rilasciato un biglietto supplementare di 10 km alla tariffa corrente (1,70 euro solo andata, 2,80 euro andata/ritorno) invariabile per qualsiasi distanza e destinazione. Il predetto biglietto dovrà essere richiesto dal viaggiatore presso una delle stazioni o presso gli addetti alla vendita dei titoli di viaggio sui treni. L'intermodalità è limitata ai treni attrezzati per il trasporto delle bici, infatti non tutti i treni garantiscono ai viaggiatori adeguato spazio per agganciare il proprio mezzo. Le maestranze della Ferrovia Circumetnea stanno lavorando al revamping del materiale rotabile, adattando le carrozze al trasporto bici; i nuovi treni "Vulcano" sono invece tutti dotati di appositi alloggiamenti.

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14 apr 2017

La “metropoli” di Catania attraverso le spettacolari foto dallo spazio

di Amedeo Paladino

Per capire Catania bisogna guardarla dall'alto: attraverso le spettacolari immagini scattate recentemente dalla Stazione Spaziale Internazionale è possibile avere contezza del processo di urbanizzazione del territorio e la doverosa qualificazione di metropoli. Il territorio catanese si è fortemente antropizzato in un arco temporale individuabile negli ultimi 40 anni: la città, infatti, sin dagli anni ’70, si è estesa principalmente verso nord nei comuni etnei dell’hinterland, perdendo, in 40 anni, oltre il 25% degli abitanti (ben centomila). Catania in senso stretto è la più popolosa città italiana non capoluogo di regione con i suoi 313 mila abitanti; tuttavia racchiudere la città entro questo dato statistico è piuttosto limitativo: infatti se consideriamo i comuni dell'hinterland che si sviluppano senza soluzione di discontinuità si arriva a 550 mila. La crescita del numero degli abitanti di Gravina di Catania, Mascalucia, Misterbianco, San Giovanni La Punta, Sant’Agata Li Battiati, San Gregorio di Catania e Tremestieri Etneo è stata vertiginosa. Abbiamo elaborato le foto, individuando i singoli comuni: Ma se si aggiungono le città satellite di Acireale, Belpasso, Paternò la conurbazione di Catania raggiunge 650 mila abitanti. La città metropolitana di Catania comprende i 58 comuni dell’ex provincia e conta più di un milione di abitanti, dei quali appunto più di 600 mila tra Catania e il suo hinterland, rendendo il territorio etneo una “piccola metropoli” (ma non poi così piccola) con pochi onori e molti oneri connessi a questa qualificazione di fatto. Un territorio vasto in cui il comune di Catania rappresenta il centro gravitazionale grazie alle "funzioni" che qui si svolgono e ai tanti servizi presenti. Per approfondire questo argomento vi consigliamo il seguente l'articolo: Catania “provincia”, errore Capitale! La nostra città una “piccola metropoli”

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13 apr 2017

Che fine ha fatto EtnaRail, la monorotaia dei paesi etnei: la situazione attuale dopo due anni dal via libera

di Amedeo Paladino

La mobilità e la dotazione infrastrutturale sono due elementi fondamentali per la qualità della vita di una città e a Catania, complici la recente accelerazione dello sviluppo della linea metropolitana e la prossima attivazione delle stazioni in ambito urbano del passante ferroviario, anche l'attenzione dell'opinione pubblica è aumentata. In un territorio antropizzato come quello catanese non è sufficiente ragionare, progettare e operare nel campo della mobilità e delle infrastrutture solo su scala comunale. La città, infatti, sin dagli anni ’70, si è estesa principalmente verso nord nei comuni etnei dell'hinterland, perdendo, in 40 anni, oltre il 25% degli abitanti (ben centomila): questo processo ha causato un aumento del tasso di motorizzazione poiché non è stato accompagnato da una pianificazione e da una dotazione infrastrutturale e il centro città ha continuato e continua a rappresentare il polo di attrazione preminente dell'area metropolitana. In base ai dati registrati dalla Rete di Monitoraggio del traffico dell’Università di Catania, in un giorno feriale medio si registrano circa 300.000 veicoli in ingresso alla città, a dimostrazione che il comune di Catania in senso stretto è ancora un polo attrattivo di servizi e attività, e circa 600.000 spostamenti al giorno sono interni al perimetro cittadino. La crescita del numero degli abitanti di Gravina di Catania, Mascalucia, Misterbianco, San Giovanni La Punta, Sant’Agata Li Battiati, San Gregorio di Catania e Tremestieri Etneo è stata vertiginosa: popolazione residente che si sposta in gran parte quotidianamente verso Catania, preferendo o dovendo ricorrere all'utilizzo del mezzo privato per via della scarsità e dell'inefficienza del trasporto pubblico. Nel 2016, in Sicilia, si sono insediati i sindaci metropolitani di Catania, Palermo e Messina: alle nuove città metropolitane sono state affidate le funzioni, tra le altre, della pianificazione territoriale, delle infrastrutture e della mobilità. La città metropolitana di Catania comprende i 58 comuni dell'ex provincia e conta più di un milione di abitanti, dei quali ben oltre la metà compresi tra Catania e il suo hinterland, rendendo il territorio etneo una "piccola metropoli" (ma non poi così piccola) con pochi onori e molti oneri connessi a questa qualificazione di fatto. Alla luce di questo quadro appare evidente che la mobilità del territorio necessita di una visione su scala metropolitana. Sono state formulate delle soluzioni per ovviare al problema del collegamento dell'hinterland di Catania. Un primo progetto, elaborato dalla Ferrovia Circumetnea, era quello della cosiddetta linea metropolitana pedemontana, ipotesi complessa e mai concretizzatasi. Più recente e semplice, e senz'altro meno oneroso economicamente, appare il progetto di metropolitana leggera “Etnarail”. Nel mese di settembre 2015 ne è stato approvato dalla Città Metropolitana di Catania il progetto preliminare. Si tratta di un sistema di metropolitana leggera su monorotaia per collegare i principali paesi etnei dell’hinterland settentrionale di Catania al capoluogo. L’infrastruttura si pone l’obiettivo di contribuire in maniera determinante al miglioramento della mobilità nell'area metropolitana di Catania, offrendo un servizio veloce ed efficiente in grado di costituire una seria alternativa al mezzo privato per la penetrazione al centro città dalla cintura nord dell’hinterland, quella rimasta scoperta dalla metropolitana, potendo anche avvalersi di capilinea da realizzarsi, in città, in corrispondenza di stazioni della metropolitana pesante già esistenti. Raggiungere quest’obiettivo significherebbe anche poter decongestionare il traffico veicolare, abbassare il livello di inquinamento delle aree interessate e innalzare il livello di qualità della vita dei cittadini. Il progetto della monorotaia di Catania prevede due linee (Verde e Arancione) per un totale di 22 km con 18 stazioni, ossia la linea Verde (Pedara-Stadio Cibali) e la linea Arancione (San Giovanni La Punta-Borgo). Dopo il via libera da parte della Città metropolitana, il progetto di monorotaia ha suscitato grande interesse da parte dell'opinione pubblica: noi di Mobilita Catania dedicammo ad "EtnaRail" alcuni approfondimenti che suscitarono grandi aspettative di realizzazione nei cittadini interessati. Facendo seguito alle richieste dei nostri lettori, siamo ritornati a seguire gli eventuali sviluppi dell'iter del progetto. La proposta di realizzazione avanzata  dalla Fcf S.p.A., azienda catanese specializzata in costruzioni ferroviarie, insieme con altre imprese italiane e straniere, è stata accolta dal nuovo ente attraverso un’apposita Conferenza dei Servizi. Il benestare è arrivato dai sindaci dei comuni coinvolti, dalla Soprintendenza, dal Genio Civile e anche dall’Anas: la fase di approvazione urbanistica con i vari Enti è stata conclusa, ma sono sovvenuti problemi di finanziamento. Il piano economico-finanziario dell'opera prevedeva che l’80% delle risorse per la costruzione sarebbero derivate da fondi POR mentre la restante parte sarebbe a carico di privati, in project financing: un sistema di finanziamento utilizzato prevalentemente nella realizzazione di opere di pubblica utilità in cui i soggetti promotori propongono alla Pubblica Amministrazione di finanziare tutta o parte dell'opera in cambio degli utili generati dalla gestione dell'opera stessa. Lo scorso anno, però, con Decreto Legislativo 50/2016  è entrato in vigore il nuovo Codice degli Appalti e delle Concessioni che ridefinisce le normative in materia in base ad alcune Direttive Europee: le nuove norme intervengono in maniera incisiva sul sistema del project financing. Con il nuovo Codice degli Appalti la percentuale massima di contribuzione pubblica è stata ridotta al 30%, creando non poche difficoltà a far quadrare il piano economico e finanziario del progetto "EtnaRail". La strada che si presenta davanti affinché venga realizzata l'opera è impervia, ma non certo impossibile. I privati proponenti potrebbero cercare un partner straniero forte, oppure l'amministrazione pubblica rappresentata dalla città metropolitana come Ente dovrebbe interamente farsi carico dell'opera, abbandonando il sistema del project financing. Entrambe le ipotesi si devono confrontare con dei problemi: nel caso di coinvolgimento di un partner straniero, quest'ultimo si dovrà confrontare con la burocrazia italiana, tipicamente caratterizzata da lungaggini e inefficienze che difficilmente permetterebbero di rientrare agevolmente e in tempi rapidi delle risorse investite, e si sa che l'interesse di ogni imprenditore è creare profitto; inoltre, in quasi tutti i sistemi di trasporto pubblico i costi di gestione non sono coperti nemmeno con la bigliettazione e gli abbonamenti e quindi il contributo pubblico rimane necessario. La seconda ipotesi è che l'opera venga realizzata interamente dalla Città Metropolitana. Un'opera di tale portata necessita di una pianificazione urbanistica su scala metropolitana, del coinvolgimento di molti Enti, di un iter di finanziamento: passaggi complessi e uno sforzo non indifferente che la Città Metropolitana dovrebbe mettere in campo per la realizzazione dell'opera. Quest'ultima alternativa non può prescindere dall'interesse della pubblica amministrazione verso la risoluzione del problema del trasporto pubblico su scala metropolitana: le nostre conclusioni sono le medesime del nostro recente approfondimento sul progetto di linea metropolitana pedemontana. La soluzione non è solo determinata dal progetto da implementare, ma soprattutto risiede a livello di governance: è la città metropolitana come ente pubblico a dover pianificare e coordinare un programma di sviluppo infrastrutturale e del trasporto pubblico su scala metropolitana. La politica catanese ha l’opportunità e la responsabilità di plasmare la città metropolitana di Catania, facendo delle scelte, alcune di esse sono già state fatte. La terza corsia della tangenziale e la superstrada di collegamento tra Catania e il versante sud dell'Etna attraverso i comuni di Nicolosi, Belpasso, San Pietro Clarenza e Misterbianco per poi allacciarsi alla Tangenziale- su cui noi abbiamo espresso dubbi sull'effettiva convenienza- sono opere il cui iter è stato avviato con sollecitudine. Si riuscirà dopo decenni di immobilismo a ragionare, progettare e operare, con le stessa solerzia adottata per i due progetti stradali appena accennati, per la risoluzione del problema del trasporto pubblico metropolitano? Per approfondire questo tema così complesso vi consigliamo i seguenti articoli: Città metropolitana, come dovrebbero cambiare la mobilità e il trasporto pubblico Traffico, inquinamento e il futuro della mobilità di Catania: alcune domande al professore Inturri Quale futuro per la metropolitana di Catania? Da Misterbianco a Fontanarossa entro il 2023 Monorotaia di Catania “EtnaRail” La linea metro a nord di Catania: il progetto di Pedemontana e il nodo irrisolto dell’hinterland di Catania

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09 apr 2017

La linea metro a nord di Catania: il progetto di Pedemontana e il nodo irrisolto dell’hinterland di Catania

di Amedeo Paladino

Con l'entrata in esercizio della tratta Nesima-Borgo e la penetrazione della linea nel cuore del centro storico di Catania avvenuta a dicembre con le stazioni di Giovanni XXIII e Stesicoro, la rivoluzione metropolitana si può considerare avviata. Le tappe per lo sviluppo della linea metropolitana sono state ufficialmente dettate: la consegna della Nesima-Borgo è avvenuta entro la scadenza dettata per poter accedere ai finanziamenti per giungere a nord-ovest in direzione Misterbianco e a sud verso l'aeroporto. La Ferrovia Circumetnea sta concentrando i proprio sforzi per portare a termine questa direttrice entro il 2023, e considerando l'operato svolto dall'azienda negli ultimi anni, abbiamo fiducia nell'ottemperanza di questo cronoprogramma: la dirigenza è riuscita infatti a sfruttare le finestre di opportunità per farsi finanziare non solo il prolungamento della metro, ma anche aggiornare il parco rotabile della circum, con i nuovi treni Vulcano, ma anche il parco mezzi del servizio autolinee. Quando si ragiona, si progetta e si opera nella mobilità occorre considerare il tema nella sua complessità: l'attuale linea metro e i suoi futuri sviluppi rappresentano un importante asse, capace di intercettare un grande bacino di popolazione- basti considerare che attingendo dai dati ISTAT sulla popolazione residente il 20% dei cittadini catanesi risiedono nel raggio di 500 metri da una delle stazioni metro attualmente in esercizio- ma non l'unico. La mobilità metropolitana dalla zona nord dell’hinterland catanese è un problema finora irrisolto, salvo che per la fortunata linea 1 del BRT (oggi però fortemente depotenziata) che certamente, però, non copre ampie fasce di territorio ad oggi prive di un Tpl efficiente. Soluzioni al problema in questione sono state formulate in passato. Un primo progetto elaborato dalla Circumetnea e fatto proprio dall'allora Provincia Regionale di Catania era quello della cosiddetta metropolitana pedemontana che doveva collegare il casello autostradale della A18 di San Gregorio con piazza Giovanni Verga: Più in dettaglio, il tracciato doveva essere di 18,5 chilometri ed erano previste 17 stazioni: Autostrada A18, Trappeto, Battiati, Etna, Gravina, Galermo Nord, Tangenziale, Galermo Sud, Santa Sofia, Barriera, Canalicchio, Nizzeti, Ulisse, Picanello, Abruzzi, Europa, Verga. L'allora Provincia si fece promotrice dell'ipotesi progettuale di Pedemontana, ma questo rimase solo sulla carta: l'iter per la sua messa in opera non si avviò. Tale progetto avrebbe richiesto ingenti finanziamenti nonché tempistiche considerevoli (soprattutto se realizzato in più tappe) per un’opera che avrebbe pure dovuto affrontare pendenze significative data la morfologia del territorio interessato. Più recente e concreto, e senz'altro meno oneroso economicamente, appare il progetto di metropolitana leggera “Etnarail” che nasce proprio con lo scopo di collegare i principali paesi etnei dell’hinterland settentrionale di Catania al capoluogo attraverso due linee. L’80% delle risorse per la costruzione deriverebbe da fondi POR mentre la restante parte sarebbe a carico di privati, in project financing. Il progetto preliminare è stato approvato dalla Città Metropolitana di Catania, riunita attraverso i sindaci dei comuni coinvolti e i responsabili della Soprintendenza, nel mese di settembre 2015, ma attualmente è in stallo. Gran parte dei problemi inerenti alla mobilità, insieme agli ulteriori effetti negativi che ne derivano (inquinamento, costi sostenuti dal singolo e dalla collettività, depauperamento dello spazio pubblico), sono causati dai 300 mila veicoli che ogni giorno penetrano in città, ed è su questo fronte che si dovrà lavorare. Sarà determinante lavorare a un servizio di trasporto pubblico su cala metropolitana efficiente e concorrenziale rispetto al mezzo privato. La soluzione,  più che nel determinato da progetto da implementare, risiede a livello di governance: è la città metropolitana come ente pubblico a dover pianificare e coordinare un programmo di sviluppo infrastrutturale e del trasporto pubblico su scala metropolitana. La politica catanese ha l’opportunità e la responsabilità di plasmare la città metropolitana di Catania. La scelta da compiere è molto coraggiosa. Riusciranno i nostri eroi? Per approfondire questo tema così complesso vi consigliamo i seguenti articoli: Città metropolitana, come dovrebbero cambiare la mobilità e il trasporto pubblico Traffico, inquinamento e il futuro della mobilità di Catania: alcune domande al professore Inturri Quale futuro per la metropolitana di Catania? Da Misterbianco a Fontanarossa entro il 2023 Monorotaia di Catania “EtnaRail”

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30 mar 2017

Quale futuro per la metropolitana di Catania? Da Misterbianco a Fontanarossa entro il 2023

di Mobilita Catania

Da domani, con l'entrata in esercizio della nuova tratta Borgo-Nesima, la metropolitana di Catania avrà un'estensione di quasi nove chilometri e comprenderà 11 stazioni che collegheranno il centro storico e commerciale di Catania con il margine della città densa, con importanti poli di attrazione come lo stadio, la cittadella universitaria e alcune delle principali strutture sanitarie di ambito sovracomunale. La valenza strategica della tratta così in esercizio è quella di intercettare i flussi di traffico in ingresso/uscita dalla città in corrispondenza di importanti nodi di scambio intermodale posti in prossimità delle nuove stazioni, con particolare riferimento al nodo di Nesima dove è previsto lo scambio modale tra sistemi di trasporto pubblico gommato urbano ed extraurbano, sistema ferroviario extraurbano e metropolitana. Il percorso Nesima-Stesicoro avrà una percorrenza di 15 minuti e prevede, in attesa di Cibali e Porto, le fermate intermedie nelle stazioni di San Nullo, Milo, Borgo, Giuffrida, Italia, Galatea e Giovanni XXIII. La stazione di Cibali entrerà in servizio successivamente rispetto alle altre tre della nuova tratta, ma comunque in tempi brevi, mentre per la tratta Galatea-Porto bisogna aspettare di completare gli ultimi lavori di manutenzione straordinaria sulla linea che riguardano sia la linea ferrata, sia lo scambio a Galatea. Grazie all'apertura della nuova tratta Borgo-Nesima, coloro che provengono dalla fascia occidentale dell'Etna, ossia da centri come Misterbianco, Piano Tavola, Paternò, Adrano e Biancavilla, potranno arrivare a Nesima con la Ferrovia Circumetnea oppure parcheggiare la propria auto al parcheggio Nesima e in appena un quarto d'ora arrivare al cuore del centro di Catania spendendo appena un euro. Nella conferenza stampa che si è tenuta oggi all'interno della stazione Giovanni XXIII, il sindaco Enzo Bianco ha evidenziato l’intenzione dell'amministrazione comunale di migliorare il collegamento con la cittadella universitaria, sia attraverso un collegamento pedonale  sotterraneo che passi sotto la circonvallazione, sia con l'istituzione di navette che colleghino la stazione Milo con la cittadella universitaria e il parcheggio del policlinico, utilizzando lo stesso biglietto della metro. Con i fondi del Patto per Catania, si potrebbe anche, in futuro, realizzare una piccola funivia per collegare la stazione Milo con la cittadella universitaria. Il "Museo diffuso", ospitato presso la stazione Stesicoro, proseguirà anche con le nuove stazioni. Il Museo diffuso è una vera e propria “rete della conoscenza” a disposizione di passeggeri e cittadini che ogni giorno transiteranno all’interno delle stazioni della metropolitana. Nelle nuove stazioni ci saranno immagini d’epoca, fotografie e contenuti scientifici, dedicati a scrittori siciliani come De Roberto, Verga, Brancati, come richiamo alla nostra cultura. È previsto, inoltre, che tutte le stazioni siano dotate del segnale Wi-fi per essere connessi anche dentro le gallerie. Si è anche parlato del futuro della metropolitana e delle nuove tratte che presto entreranno in esercizio. Ecco uno schema: Sono attualmente in corso i lavori di realizzazione della tratta Nesima-Monte Po, con la stazione intermedia Fontana, che permetterà di raggiungere facilmente il nuovo ospedale Garibaldi, essendone direttamente collegato; la conclusione è prevista per la primavera del 2018. [Metro fino a Monte Po, i lavori entrano nel vivo: obiettivo 2018] A fine dicembre dello scorso anno è stata consegnata all'impresa aggiudicataria CMC, la stessa della tratta Nesima-Monte Po, l'area di cantiere che porterà la linea metropolitana fino a Palestro. [Metro, ecco dove saranno le stazioni della nuova tratta Stesicoro-Palestro: obiettivo 2019] Per quanto concerne i prossimi sviluppi in ambito urbano, sono di prossima realizzazione due ulteriori fondamentali tratte (Stesicoro-Aeroporto, lunga 6,8 km con 8 stazioni, e Nesima-Misterbianco Centro, lunga 3,8 km con 4 stazioni), lunghe complessivamente 10,7 km, che consentiranno di collegare il centro di Catania con i quartieri periferici posti al margine sud-ovest e nord-ovest della città densa, nonché con l'Aeroporto di Fontanarossa ed il centro urbano di Misterbianco. I progetti relativi ad entrambe le tratte sono stati approvati e sono stati affidati i lavori relativi ai primi due lotti. Nello specifico: tratta Nesima-Misterbianco Centro: sono in corso i lavori relativi ad un primo lotto Nesima-Monte Po, lungo 1,7 km con due stazioni. Con l'entrata in esercizio della tratta Nesima-Monte Po, prevista nel 2018, si avranno complessivamente in esercizio 10,5 km di metropolitana con 13 stazioni. La Tratta Monte Po - Misterbianco (2,2 km con due stazioni: Misterbianco zona commerciale e Misterbianco centro) è già finanziata con 124 milioni di euro e si prevede di procedere a breve con le procedure di gara. tratta Stesicoro-Aeroporto: sono in corso i lavori relativi al primo lotto Stesicoro-Palestro per la realizzazione delle sole opere civili di un primo tratto di galleria lunga 2,1 km. Per il completamento dei lavori fino all'aeroporto, l'assegnazione delle risorse necessarie, pari a 402 milioni di euro, è già stata prevista dalla Regione Siciliana nell'ambito della programmazione comunitaria 2014/2020. Si prevede l'avvio delle procedure di gara entro il corrente anno ed il completamento dei lavori fino all'aeroporto di Fontanarossa entro il 2023. Entro il 2017 è previsto anche l'avvio delle procedure di gara per l'acquisto di nuovi treni, aspetto divenuto fondamentale visto il potenziamento della rete; sempre entro quest'anno verrà predisposta il bando per la realizzazione di un nuovo deposito-officina a Paternò, in sostituzione di quello adiacente alla stazione di Catania Borgo. Entro il 2023 dovremmo quindi avere in esercizio 19,4 km di metropolitana con 23 stazioni a servizio della città metropolitana di Catania. Ecco, nel dettaglio le stazioni nello scenario del 2023/2024: Misterbianco centro Misterbianco zona industriale Monte Po Fontana Nesima San Nullo Cibali Milo  Borgo Giuffrida Italia Galatea Porto Giovanni XXIII  Stesicoro San Domenico Vittorio Emanuele (Ospedale) Palestro San Leone Verrazzano Librino Santa Maria Goretti Aeroporto Fontanarossa La linea elettrificata e a doppio binario raggiungerà, successivamente, Paternò e proseguirà poi, a binario unico, sino ad Adrano. Questo, in particolare, il percorso della tratta Misterbianco-Paternò (clicca qui per maggiori dettagli): Misterbianco centro Gullotta Belpasso Valcorrente Giaconia Paternò Ardizzone   Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Catania i nostri canali:  Sito internet: catania.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Catania.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/227898147365568/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaCT  Canale Telegram: https://telegram.me/mobilitacatania Ti potrebbero interessare: Metropolitana di Catania | Scheda dell’opera Metro fino a Monte Po, i lavori entrano nel vivo: obiettivo 2018 Metro, ecco dove saranno le stazioni della nuova tratta Stesicoro-Palestro: obiettivo 2019 Metro, tratta Misterbianco-Paternò: ecco dove sorgeranno le stazioni Parcheggio scambiatore AMT-FCE di Nesima, come funziona e futuri sviluppi

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28 mar 2017

Traffico, inquinamento e il futuro della mobilità di Catania: alcune domande al professore Inturri

di Amedeo Paladino

I temi dell’inquinamento atmosferico, acustico e del comfort ambientale sono stati al centro dell'iniziativa del "Treno Verde" di Legambiente  che a fine febbraio ha fatto tappa a Catania e che ora sta toccando molte città italiane. Partendo dal report sulla stato di salute della nostra città diffuso in quell'occasione e in considerazione dei prossimi sviluppi della mobilità catanese - ovvero le prossime aperture della tratta Borgo-Nesima della metropolitana e dell'esordio del servizio del passante ferroviario- abbiamo posto al professore Giuseppe Inturri, docente di trasporti e mobilità presso il dipartimento di Ingegneria e Architettura Università di Catania, alcune domande.   I risultati del monitoraggio dell'inquinamento atmosferico e acustico effettuato da Legambiente in occasione del "Treno Verde" hanno fornito una fotografia della salute di Catania: l'inquinamento derivante dal pm 1, 2.5 3 10 rimane sotto i limiti delle direttive europee, ma è diffuso su tutto il territorio comunale senza grandi distinzioni. Esistono delle statistiche in merito alla mortalità derivante dall'inquinamento atmosferico, che a Catania deriva in gran parte dal traffico veicolare? Uno studio dell’Agenzia Europea (EEA Report No 28/2016) ha stimato che per solo gli inquinanti PM2.5, NO2 e O3. in Italia abbiamo registrato nel 2015 oltre 90.000 morti premature, il valore più alto in Europa. Riportando il dato alla scala della sola municipalità di Catania, possiamo stimare 450 morti premature ogni anno. Un numero enorme, del quale non esiste una sufficiente consapevolezza. Si tratta di morti che non fanno notizia sui giornali, come quelli degli incidenti stradali, ma che costituiscono un prezzo sociale altissimo per la nostra comunità. I rilievi effettuati hanno evidenziato il problema spesso sottaciuto dell'inquinamento acustico... Arpa Sicilia, tramite la Struttura Territoriale di Catania, ha realizzato nel 2016 la mappa acustica strategica per l’agglomerato di Catania. Dai risultati emerge che il rumore stradale del traffico veicolare rappresenta a Catania il 97% dell’esposizione della popolazione. Oltre il 50% della popolazione è esposta ad un rumore diurno superiore a 65 db(A) e oltre il 56% ad un rumore notturno superiore al 55 db(A). Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un limite rispettivamente una soglia di 55 db(A) di giorno e 45 db(A) di note. Il traffico produce anche altre esternalità (incidentalità, costi sostenuti dal singolo e dalla collettività)... La mobilità è un fattore fondamentale della vita e della prosperità delle nostre comunità. Le attività di trasporto, tuttavia, determinano una serie di impatti negativi il cui costo non è sopportato direttamente da chi li genera, ma dall'intera collettività. Per questo motivo si chiamano esternalità, nel senso che si tratta di costi esterni alla dinamica economica della domanda e dell’offerta. I principali impatti sono la congestione, l’inquinamento atmosferico, il rumore, gli incidenti e il cambiamento climatico. La natura e l’entità dipendono molto dal modo di trasporto utilizzato. L’Unione Europea pubblica un manuale per la stima dei costi esterni dei trasporti (DG MOVE, Ricardo-AEA/R/ED57769, 2014). Ad esempio si stima che solo il trasporto stradale genera in Italia esternalità per 35 miliardi di Euro, recuperati solo per il 50%, prevalentemente attraverso le tasse sul consumo di carburante. Il resto è pagato da tutti, sia da chi usa l’auto, sia da chi non la usa. Il monitoraggio dell'inquinamento è stato effettuato in 6 luoghi del territorio comunale, di questi 3 (circonvallazione ovest, via Giuffrida, viale Africa) insistono in alcune delle strade in cui sono presenti dei sensori di traffico che fanno parte di un progetto dell'Università di Catania. Attraverso questi sensori è possibile stimare il numero di veicoli che si spostano all'interno della città e quanti penetrano dall'hinterland? Qual è l'obiettivo del monitoraggio? Quali applicazione avrà per la mobilità? L’Università di Catania ha installato 30 sensori in 20 sezioni stradali di ingresso/uscita del perimetro cittadino. I dati registrano un ingresso di circa 300.000 veicoli in un giorno feriale medio, dei quali il 68% automobili, il 5% motocicli, il 14% veicoli commerciali leggeri, l’8% veicoli commerciali pesanti, il 5% autobus. Circa 600.000 spostamenti al giorno sono invece interni al perimetro cittadino. Abbiamo stimato una percorrenza chilometrica complessiva dei mezzi motorizzati di 3.5 milioni di km al giorno, un miliardo all’anno. Il sistema di monitoraggio istallato dispone anche di un modello di simulazione del traffico, in via di calibrazione, che consentirà in futuro una stima affidabile dei flussi nei principali assi della viabilità interna, non solo su quelli dotati di sensori. Infine, mediante modelli di correlazione del traffico con le emissioni di inquinanti, sarà possibile eseguire delle previsioni di concentrazione nelle diverse parte della città, contribuendo ad una conoscenza più capillare del fenomeno, non più limitata solo ai punti di rilievo delle centraline ambientale istallate per legge. Sarebbe possibile ad esempio correlare le concentrazioni di inquinanti con le patologie respiratorie più diffuse in ciascun quartiere. Sarà possibile anche simulare l’impatto di diversi scenari di traffico sulla qualità dell’aria (es. limitazione della velocità o rinnovo del parco veicolare di Catania, tra i peggior in Italia). A Catania la strada è quasi interamente appannaggio del mezzo privato, sia esso in transito o in sosta. Ciò produce un depauperamento dello spazio pubblico. Quali politiche dovrebbero essere applicate? L’unica soluzione, per fare una battuta, è non pensare che esista un’unica soluzione. Servono pacchetti di misure integrate in un piano e condivise. Certamente, in ordine di priorità, tutte quelle che favoriscono la mobilità pedonale, ciclistica, il trasporto pubblico e l’uso condiviso del trasporto privato (car sharing, car pooling, taxi sharing). Infine, bisogna disincentivare l’uso del trasporto privato, usando ad esempio la leva tariffaria della sosta e con una applicazione diffusa delle zone 30. Nei prossimi mesi saranno portate a compimento due tranche importanti di due opere fondamentali: la metropolitana e il passante ferroviario. Quanto migliorerà l'offerta di trasporto pubblico? Si dovrà operare, però, anche sul fronte dei disincentivi all'uso del mezzo privato: quali politiche si dovranno adottare? L’attivazione della linea metro da Nesima a Stesicoro (in futuro da Misterbianco all’Aeroporto) e del passante ferroviario può costituire una provvidenziale “cura del ferro” per l’area urbana di Catania. Per cogliere in pieno i benefici della cura bisognerà lavorare sull’integrazione fisica delle linee (nodi di interscambio), funzionale dell’esercizio (orari cadenzati), tariffaria (titolo di viaggio unico in ambito metropolitano) ed istituzionale (governance decisionale). Se volgiamo lo sguardo al tpl fornito da AMT la situazione è profondamente diversa: su cosa dovrà vertere un piano di rilancio dell'azienda? Metro e FS contribuiscono alla mobilità sostenibile in modo significativo, ma solo su due corridoi di traffico ben definiti. Ad AMT è affidato il compito di garantire una copertura diffusa sul territorio e forte su alcuni assi con la logica delle linee BRT e dei parcheggi di interscambio. AMT deve essere parte fondamentale dell’integrazione di cui sopra. Tuttavia il rilancio dell’AMT dipende prevalentemente da condizioni esterne all’azienda stessa. L’intero TPL è sottofinanziato dalla Regione Siciliana. Nel 1995 la Regione autorizzava e contribuiva all’esercizio di 15 milioni di chilometri nella città di Catania, oggi meno di 9. Insufficienti anche i finanziamenti regionali per il rinnovo del parco veicolare. Inutile scendere nei dettagli tecnici di ciò che si potrebbe fare per rilanciare il servizio AMT se non si agisce sul fronte regionale del finanziamento. Un enorme contributo al miglioramento del servizio di AMT deriverà comunque dalla capacità di ridurre entità e aggressività del traffico privato, ancora una volta una condizione esterna all’azienda.

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Articolo
10 mar 2017

Viale Vittorio Veneto, la vergogna senza fine della corsia preferenziale invasa dalle auto

di Amedeo Paladino

Viale Vittorio Veneto è lo specchio di come il trasporto pubblico sia offeso e umiliato. L'AMT vive ormai da tempo una crisi grave e sedimentata, che non potrà avere soluzione nel breve periodo non solo per lo stato finanziario, ma anche a causa della mancanza di un piano industriale che rilanci il servizio fornito dall'azienda. Una crisi finanziaria e gestionale che però dimostra come il trasporto pubblico non occupi ancora, a differenze di altre città italiane ed europee, il cardine della mobilità, ancora dipendente quasi esclusivamente dall’utilizzo del mezzo privato. Noi di Mobilita Catania  torniamo ad occuparci della corsia preferenziale di viale Vittorio Veneto, paradigma della dignità persa dal servizio di trasporto pubblico fornito da AMT.  Gli scorsi giorni un autista AMT ha diffuso uno sfogo su Facebook, corredandolo da una foto: «Oggi, di servizio sul 628 rosso, ho impiegato quasi 20 minuti per percorrere viale Vittorio Veneto dall'angolo di via Gabriele D'Annunzio a Piazza Michelangelo Buonarroti (tratto che potrei percorrere in meno di 3 minuti). Questo perché la "mia" corsia preferenziale era interamente occupata da auto in sosta. E la gente aspetta disperatamente alle fermate!» La corsia preferenziale a destra della carreggiata è inutilizzabile perché invasa dalle auto in sosta, con il benestare degli stessi Vigili Urbani che presidiano la strada durante gli orari di ingresso e uscita degli studenti della scuola media Rapisardi. L'anno scorso anche gli operatori della zona a forte vocazione commerciale si sono espressi in merito, avanzando addirittura la proposta di eliminare il percorso preferenziale per lasciar spazio alla sosta delle auto: una richiesta formalmente inascoltata, come buon senso vuole, ma che nei fatti, però, si è realizzata. La preferenziale di viale Vittorio Veneto è un importante tragitto per alcune linee AMT, tra cui il 2-5 che collega una zona residenziale e con una grande offerta di servizi al centro storico, attraversando i due mercati storici della pescheria e della fiera di piazza Carlo Alberto. Su questa linea si è concentrata l'attenzione dell'Amministrazione e dell'AMT nel piano di potenziamento del servizio presentato a dicembre, con l'obiettivo di portare la frequenza a 10 minuti. Ma si tratta di uno sforzo vano se gli autobus sono costretti a perdere parecchi minuti nel traffico a causa dell'impossibilità di percorrere la preferenziale. La soluzione è semplice se si ha la volontà politica di metterla in opera: se lo spostamento della preferenziale al centro della carreggiata appare la scelta migliore, ma non realizzabile nel breve periodo, basterebbe posizionare dei cordoli a protezione del percorso (probabilmente nei depositi dell'AMT ne sono custoditi), esattamente come nella carreggiata nord di Corso Sicilia, dove i cordoli assolvono egregiamente il loro compito. Si tratterebbe di un intervento di facile realizzazione che risolverebbe un problema atavico, ma anche un segnale di un rinnovato interesse nei confronti dell'AMT e dei cittadini che aspettano alle fermate. In questo video la situazione quotidiana di viale Vittorio Veneto: in poche centinaia di metri abbiamo contato più di 50 auto in sosta e qualche doppia fila Ti potrebbero interessare: AMT | Il triste declino del BRT: dopo 3 anni non resta più nulla della linea veloce AMT sconta scelte sbagliate: un errore abbandonare il progetto dei nuovi BRT Nuove tratte metro, opportunità per rivoluzionare la mobilità con 4 linee BRT

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