Articolo
03 giu 2019

Collegamento sopraelevato Fontanarossa Fs – Aeroporto: un’opportunità “pericolosa”?

di Andrea Tartaglia

È recente la notizia, annunciata direttamente dall'Assessore Regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Marco Falcone, della realizzazione di un percorso coperto sopraelevato che collegherà la fermata Fs di Catania Fontanarossa, attualmente in costruzione, al Terminal A dello scalo etneo. L'intenzione di realizzare tale struttura complementare, in verità, era stata già resa nota in occasione dell'inaugurazione del cantiere della fermata ferroviaria, avvenuta lo scorso febbraio, e il nuovo annuncio, quindi, conferma la volontà di passare dalle parole ai fatti. La nuova fermata dovrebbe aprire al pubblico nel mese di giugno 2020, mentre per il percorso sopraelevato su tapis roulant (su modello di Roma Fiumicino) si renderà necessario un altro anno e mezzo circa, per poter quindi essere aperto al pubblico verosimilmente a cavallo tra il 2021 e il 2022. In assenza di tale struttura, il collegamento tra la nuova fermata Fs e l'aerostazione sarà garantita da navette su gomma. La notizia, di per sé, è di quelle che vengono facilmente giudicate come "buone notizie" e, intrinsecamente, lo è, poiché garantirà un maggiore confort e rapidità di spostamento (circa sette minuti) per i viaggiatori in movimento tra l'aeroporto e la nuova fermata ferroviaria. Tuttavia, parallelamente ai facili e legittimi entusiasmi, dietro questa operazione si cela un rischio -per il momento solo potenziale- che è bene conoscere affinché non si concretizzi. Di cosa si tratta? Per meglio comprendere bisogna innanzitutto fare un salto indietro nel tempo, al 2005, quando Comune di Catania (amministrazione Scapagnini), Rfi (Reti Ferroviarie Italiane) e Fce (Ferrovia Circumetnea, ente che gestisce la metropolitana di Catania, con Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Pietro Lunardi) firmarono un protocollo di intesa che prevedeva (e prevede tuttora, essendo ancora valido) la realizzazione di un polo d'interscambio tra diversi mezzi di trasporto pubblico -bus, metro e passante ferroviario- all'interno del Parcheggio Scambiatore di Fontanarossa. Un accordo, quindi, firmato da tutte le parti interessate, che poneva le basi per fare della grande area di sosta a sud di Catania, collegata alla tangenziale tramite l'asse dei servizi, un grande ed efficiente nodo di scambio tra mezzo privato e pubblico. Il Parcheggio Amt di Fontanarossa, infatti, pur essendo in prossimità dell'aeroporto, ha come principale vocazione non quella di servire l'aerostazione (compito che svolge secondariamente e che è comunque assolto dai parcheggi specifici della Sac), bensì quella di servire la città di Catania, intercettando i flussi di traffico provenienti dalla Sicilia occidentale e dalla Sicilia sud-orientale. Ciò consentirebbe di ridurre notevolmente il numero di veicoli in ingresso nel centro città, sia privati che delle linee di trasporto su gomma, riducendo quindi l'inquinamento nelle aree urbane più dense dove il traffico, contestualmente, sarebbe fortemente ridimensionato: automobili e pullman provenienti dalle altre province meridionali e occidentali della Sicilia terminerebbero il loro viaggio nel parcheggio, dove gli utenti troverebbero a loro disposizione, oltre alle linee bus Amt, il passante ferroviario e la metropolitana per raggiungere il centro e altre zone cittadine in modo oltretutto più veloce ed ecosostenibile. Per la città di Catania, dunque, permettere l'impiego del parcheggio scambiatore di Fontanarossa, rendendolo pienamente operativo e dunque efficiente, è assolutamente essenziale. Quest'area di sosta, molto capiente e già ben collegata alla grande rete viaria esistente, non può non assolvere il compito per cui è stata progettata e realizzata. Ma perché ciò si concretizzi è evidente che qui devono sorgere le strutture previste: quelle mancanti sono la fermata ferroviaria del passante e la fermata della metropolitana, qui denominata "Santa Maria Goretti" per la vicinanza all'omonimo quartiere. Da progetto, infatti, la fermata "Santa Maria Goretti" della metropolitana, penultima nel percorso della linea che terminerà direttamente presso l'aeroporto, dovrebbe sorgere all'interno del parcheggio scambiatore e sarebbe direttamente collegata alla prevista fermata del passante attraverso un tunnel di appena 30 metri: davvero un eccellente esempio di intermodalità. Perché usare il condizionale? Lo spieghiamo tornando alla notizia citata in partenza. La fermata FS di Fontanarossa in corso di realizzazione sorge in un'area diversa da quella prevista nel protocollo d'intesa e per questo motivo è stata finora sempre indicata come fermata "provvisoria", nelle more della realizzazione di quella all'interno del parcheggio scambiatore. Ci si potrebbe lecitamente chiedere come mai Rfi abbia deciso di realizzare una fermata temporanea anziché procedere direttamente alla costruzione di quella prevista, oltretutto quella in costruzione sorge in un'area totalmente scollegata alla rete viaria esistente. La ragione è probabilmente da cercarsi nell'opportunità di realizzare con poca spesa una fermata che da subito potesse servire l'aeroporto, una sorta di "risarcimento" per lo scalo di Catania inopinatamente non considerato dalle ferrovie statali per decenni, nonostante la vicinanza tra le due infrastrutture. Tutto sommato, tale scelta, per quanto inusuale, si può anche comprendere: appena poco più di 3 milioni di euro per una fermata da costruire in poco tempo e che servirà l'aerostazione per qualche anno, salvo poi essere -così sarebbe previsto- sostituita da quella definitiva nel parcheggio scambiatore. La nuova fermata provvisoria in costruzione è sita in un'area, come detto e come facilmente verificabile, scollegata alla rete viaria esistente. Al pari di quella definitiva prevista nel parcheggio, non è a ridosso dell'aeroporto, ma a diverse centinaia di metri dallo stesso: questo particolare è importante perché gli scali aeroportuali europei più importanti sono ammessi a possibili maggiori finanziamenti se inseriti nella rete Core Ten-T e uno dei requisiti, in tal senso, è il collegamento diretto tra aeroporto e ferrovia. Date le distanze, l'unico collegamento ferroviario diretto tale da permettere all'aeroporto di Fontanarossa di far parte di tale rete non sarà quello delle Ferrovie dello Stato, bensì quello della metropolitana Fce, che da previsioni dovrà essere realizzata entro circa cinque anni. L'attuale localizzazione della fermata in costruzione, dunque, non è giustificata dall'adempiere ai requisiti di inserimento nella rete Core Ten-T, circostanza che avrebbe rappresentato una motivazione di un certo rilievo, sebbene in futuro l'aeroporto sarà comunque direttamente servito dalla metropolitana. La distanza tra la fermata in costruzione e l'aeroporto è di circa 700 metri in linea d'aria. Tra la fermata prevista nel parcheggio scambiatore e l'aeroporto sarebbero, invece, circa 900, ma in quest'ultimo caso sarebbero coperti dal collegamento della metropolitana. Che fosse quindi necessario un ulteriore intervento per collegare la fermata provvisoria all'aerostazione è evidente ed è già noto che inizialmente sarà istituito un servizio di navette su gomma, su strade, peraltro, in parte ancora da realizzare perché, come ribadito, il sito scelto non è collegato ad alcuna rete viaria esistente, neanche secondaria (a differenza del parcheggio Fontanarossa). Da qui l'idea di collegare la nuova fermata all'aeroporto con un percorso coperto sopraelevato fino almeno al Terminal A (il più vicino). Servizio di per sé comodo, ma sorgono alcuni dubbi. Tale struttura costerà oltre 12 milioni di euro (a carico di Rfi con il supporto della Regione), quindi circa quattro volte il costo della sola fermata ferroviaria. Il costo totale dell'intervento, quindi, supererà i quindici milioni di euro: ci si domanda se tale spesa è giustificabile per una struttura che, sulla carta, è provvisoria. Il timore è che una volta realizzata, data l'ingente spesa e anche la futura presenza della struttura sopraelevata, nel prossimo futuro si possa in qualche modo rinunciare alla realizzazione della fermata definitiva presso il parcheggio Fontanarossa. Per gli utenti diretti all'aeroporto non cambierebbe nulla. Ma per la città di Catania cambierebbe tantissimo: il parcheggio scambiatore non... scambierebbe più con il trasporto su ferro, anche perché la dirigenza Fce, in "preallarme", non intende perdere l'opportunità di poter scambiare direttamente con la rete Fs ed è disposta a modificare il tracciato della linea metropolitana da realizzare in funzione dello scambio con Fs. Se la fermata Fs non sorgerà presso il parcheggio scambiatore di Fontanarossa, dunque, quest'ultimo perderà in un solo colpo sia lo scambio con il passante ferroviario che con la metropolitana. Scenario gravissimo che abbatterebbe la capacità di attrazione del grande parcheggio scambiatore a sud della città di Catania, decretandone il fallimento e la perdita di tutti i benefici effetti sul traffico e sulla mobilità cittadina. Il Comune di Catania ha tutto l'interesse affinché il protocollo d'intesa venga rispettato: sia per far funzionare una propria struttura -il parcheggio scambiatore Amt di Fontanarossa- sia per i benefici che ne deriverebbero in termini di traffico, mobilità, qualità e vivibilità della città. Le stesse direttive generali del Prg, attualmente oggetto di discussione presso la Commissione Urbanistica dell'amministrazione comunale, prevedono l'uso del parcheggio scambiatore di Fontanarossa come nuova "porta sud" della città. Bisogna stare all'erta, dunque, per verificare che gli interventi in atto -pur con i loro benefici nel breve termine- non compromettano la pianificazione urbanistica già elaborata (e in parte attuata con la stessa realizzazione del parcheggio) nell'interesse della città di Catania. Convocare gli attori coinvolti attorno a un tavolo, Rfi, Fce e Regione Siciliana in primis, e ottenere rassicurazioni sul mantenimento degli impegni presi pur nell'ormai quasi lontano 2005, è un compito che l'amministrazione comunale di Catania deve svolgere con una certa urgenza, nel primario interesse della città. Bisogna scongiurare il rischio che il nuovo complesso infrastrutturale in costruzione si trasformi in un ostacolo per il futuro della città di Catania immaginato, con una lungimirante visione urbanistica, in termini efficienti di intermodalità e mobilità sostenibile. 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Proposta
27 mar 2019

Via Umberto pedonale: un possibile piano viario alternativo per la sua attuazione

di Andrea Tartaglia

Continua a riscuotere successo e consensi la proposta di pedonalizzazione di via Umberto I a Catania, nel tratto compreso tra piazza Ettore Majorana e via Etnea, la cui petizione on line sulla piattaforma change.org ha ormai ampiamente superato le mille adesioni. Una proposta che ha fatto discutere e che è stato spunto di riflessione per parlare, più in generale, della situazione delle Zone a Traffico Limitato e delle aree pedonali in città, nonché dell'atteggiamento dell'amministrazione comunale, ritenuto poco propenso a sostenere questo tipo di iniziative. Al riguardo, si veda l'editoriale: Le pedonalizzazioni fanno bene al commercio (e non solo), ma per l’amministrazione catanese sono un taboo. Ma proprio l'amministrazione chiamata in causa, attraverso la pagina Facebook di Mobilita Catania, ha proposto un confronto sul tema. Confronto che, sicuramente con spirito costruttivo, si terrà prossimamente e dal quale l'auspicio è che possano emergere segnali positivi per la volontà di miglioramento della qualità e vivibilità del centro storico di Catania. Tornando, nello specifico, a via Umberto, una delle tematiche che, immediatamente, riguardano la chiusura al traffico della strada, è evidentemente la modifica alla viabilità che ne consegue. Ecco, allora, la proposta di un possibile piano viario che tenga conto della chiusura del tratto di strada interessato ai mezzi privati (eccetto per i residenti, è chiaro, per raggiungere i propri passi carrabili). I bus dell'Amt, che qui si muovono solo in direzione piazza Iolanda, continuerebbero a percorrere la corsia preferenziale (analogamente a quanto avviene nel tratto meridionale di via Etnea): ciò, di fatto, renderebbe quest'area più propriamente una Z.t.l. piuttosto che un'area pedonale vera e propria, obiettivo possibilmente raggiungibile in un termine temporale più ampio, poiché necessita di un riordino delle linee A.m.t.. Chi, oggi, percorre il tratto di via Umberto tra piazza Majorana e via Etnea, può avere tre possibili destinazioni: 1) Via Etnea/Via Caronda; 2) via Filippo Corridoni; 3) via Sant'Euplio. Circa la prima destinazione, la soluzione è semplice: basta percorrere l'asse parallelo di via Enrico Pantano e via Giuseppe De Felice, raggiungibili da via Guglielmo Oberdan per chi viene da nord e da via Fiamingo e via Musumeci per chi viene da est e da sud, senza alcuna modifica ai sensi di marcia esistenti. Quanto a via Filippo Corridoni, innanzitutto va evidenziato che l'ideale sarebbe che anch'essa facesse parte della Z.t.l.. In questo modo, si creerebbe un bellissimo percorso pedonale continuo tra via Umberto, via Corridoni, via Al Carmine, la riqualificata piazza Giuseppe Sciuti, la via Pacini e le sue traverse già parzialmente pedonali come via Santa Filomena, via Buccheri e via Gemmellaro (dove, non a caso, stanno fiorendo nuove attività commerciali, soprattutto nel settore enogastronomico).  Ma anche in questo caso, il piano viario proposto immagina che questa "evoluzione" della Z.t.l. possa attuarsi in un secondo momento e, quindi, permette il raggiungimento di via Corridoni attraverso il percorso via De Felice / via Agnini, con un brevissimo tratto di via Umberto che rimarrebbe percorribile proprio per raggiungere via Corridoni da via Agnini. Pure in questo caso, non vi sarebbe alcuna modifica agli attuali sensi di marcia. L'ultima destinazione possibile, cioè via Sant'Euplio, è quella che invece richiederebbe qualche piccola variazione rispetto ai sensi di marcia esistenti. Giungendo da via De Felice, non sarebbe più possibile raggiungere via Argentina per guadagnare via Sant'Euplio. Pertanto, i veicoli qui diretti utilizzerebbero la parallela via Andronico, pochi metri più su, a patto che in via Sant'Euplio il doppio senso di marcia fosse prolungato proprio fino a via Andronico. Un accorgimento che non dovrebbe creare alcun problema. Questa situazione, oltretutto, genererebbe una preziosissima opportunità, ossia liberare definitivamente dal traffico privato l'area di via Etnea antistante l'ingresso della Villa Bellini, all'incrocio tra via Etnea e via Umberto: l'impiego di via Andronico per raggiungere via Sant'Euplio, infatti, consentirebbe di invertire il senso di marcia in via Argentina e pertanto chi, provenendo da via Sant'Euplio (altezza Teatro Metropolitan) volesse raggiungere via Etnea o via Caronda, potrebbe farlo proprio da via Argentina e non più da via Litrico, cioè la strada tra il Palazzo delle Poste e la Villa Bellini, che potrebbe così diventare del tutto pedonale e, come detto, regalare un nuovo tratto di via Etnea finalmente libero da auto e sosta selvaggia, proprio all'altezza dello storico giardino cittadino. Già detto del collegamento tra via Agnini e via Corridoni, altri due sarebbero gli attraversamenti mantenuti in via Umberto: uno lungo l'asse via Zaccà Rosolia - via Romeo, esclusivamente per residenti e per chi deve raggiungere le ben due autorimesse lungo questo breve asse (dove, al pari della situazione attuale di via Romeo, ci sarebbe un senso unico alternato) e uno lungo via Grotte Bianche. Si tratta, in definitiva, di una proposta di semplice attuazione. A margine, sarebbe piaciuto poter citare la presenza di un parcheggio pertinenziale interrato in piazza Ettore Majorana, un progetto già avanzato in passato ma mai realizzato. L'amministrazione potrebbe cogliere l'occasione per rispolverare anche questo progetto, in project financing, fatto salvo che si tratterebbe di un parcheggio che servirebbe sostanzialmente a spostare la sosta dalla superficie al sottosuolo, permettendo di riqualificare la superficie ad uso pedonale, che non genererebbe, quindi, nuovo traffico e che consentirebbe la comunque lecita richiesta di accessibilità e parcheggio in zona, soprattutto per i soggetti più sensibili. Ti potrebbero interessare: Le pedonalizzazioni fanno bene al commercio (e non solo), ma per l’amministrazione catanese sono un taboo La galleria degli orrori della sosta selvaggia: Catania regno di impunità Micro aree pedonali immediatamente realizzabili: una grande opportunità per migliorare la qualità del centro Via Crociferi: area pedonale con parcheggiatore abusivo Centro storico, una parte di piazza san Francesco d’Assisi diventa pedonale: un intervento dall’alto significato simbolico Piazza Lupo, perché un parcheggio interrato può accontentare tutti Si inaugura la nuova area di sosta di piazza Borsellino, via Dusmet diventa pedonale Mai più piazze ridotte a parcheggi: a proposito della vicenda “Trattoria del Cavaliere”

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Articolo
19 mar 2019

Le pedonalizzazioni fanno bene al commercio (e non solo), ma per l’amministrazione catanese sono un taboo

di Andrea Tartaglia

La notizia, per essere davvero tale, nel comune senso giornalistico del termine, non è solamente la comunicazione di qualcosa ma l'annuncio di una novità, una "nuova" d'interesse, per l'appunto. Parlare di pedonalizzazioni che fanno bene al commercio, dunque, non è una grande notizia perché ormai è noto, gli esempi si sprecano e ne riportiamo qualcuno: Modena: la Confesercenti chiede la completa pedonalizzazione del centro storico per favorire le attività commerciali Madrid: con la pedonalizzazione del centro, vendite cresciute del 10% Palermo, dopo la pedonalizzazione commercianti ricreduti: adesso gli affari vanno meglio ZTL, gli abitanti ci guadagnano e i commercianti anche: lo studio del Politecnico di Milano Chiudere al traffico i centri storici fa bene agli affari e cresce pure il valore degli immobili Siracusa, la Ztl di Ortigia è il centro storico più vitale d'Italia L'elenco potrebbe continuare a lungo, ma il concetto è già sufficientemente espresso, verificato, consolidato, inattaccabile. La notizia, dunque, è che (purtroppo) a Catania c'è chi ritiene che aumentare le aree del centro storico interdette al traffico possa comportare un danno per il commercio. Se è già grave un'affermazione del genere nel momento in cui, come visto, è una tesi ampiamente confutata, la gravità aumenta -e questa sì, si traduce in danno- se a farla è un Assessore della giunta comunale etnea. Queste le parole dell'Assessore alle Attività Produttive e centro storico del Comune di Catania, Ludovico Balsamo, rilasciate a MeridioNews a proposito della proposta pedonalizzazione di un piccolo tratto di via Umberto I (quello compreso tra piazza Ettore Majorana e via Etnea), in pieno centro storico:  «È una proposta da prendere con le pinze e da studiare bene, perché è una misura che potrebbe arrecare danni agli esercenti che hanno investito sul centro storico, portando gli acquirenti a spostarsi sempre più in direzione dei grandi centri commerciali». Purtroppo, a ogni proposta del genere, la risposta dell'attuale amministrazione comunale mostra puntualmente scetticismo e ostilità, com'è stato anche per la querelle sulla chiusura al traffico di un breve tratto di via Dusmet, in zona ad altissima vocazione turistica e di elevata qualità architettonica: in quel caso, s'è detto, il mercato della Pescheria soffrirebbe della chiusura al traffico di qualche decina di metri di una strada, pur avendo nei pressi un parcheggio e rimanendo ben servita dai mezzi pubblici. La Pescheria, come invece più volte affermato da tecnici, urbanisti, economisti, o semplicemente da chi si sforza di analizzare la situazione più ampiamente, accompagnato da intelligenza e buon senso, non soffre a causa della chiusura al traffico di un breve tratto di strada (splendido), semmai soffre nonostante la chiusura al traffico (vedi quanto detto al principio), e ciò significa che quel mercato risente dell'ormai diffusissima concorrenza commerciale, di prezzi non sempre competitivi, ma anche di carente qualità certificata della merce esposta, insieme a -spesso- scarse condizioni di igiene. Insomma, è la qualità e capacità del mercato a influire sul suo successo, ben più di quanto possa fare una piccola interdizione al traffico che, anzi, agevola condizioni igienico-ambientali più favorevoli. Senza trascurare altri fattori, quali purtroppo l'atteggiamento delle nuove generazioni nei confronti del mantenimento di usi e tradizioni, se chi le propone non si sa adattare ai nuovi tempi. Si tratta, dunque, di un discorso enormemente più ampio di "devo arrivare dentro al mercato con la macchina" (sigh!), avvicinando il gas di scarico al cibo esposto all'aria aperta. Per quanto riguarda la via Cardinale Dusmet, attualmente la situazione è la seguente: formalmente la strada (parliamo solo del breve tratto lungo Villa Pacini) è rimasta chiusa al traffico diurno, come indica la segnaletica, in modo da non scontentare i numerosi gruppi e le associazioni civiche che si erano allarmate al reiterato annuncio di riapertura della strada al traffico. Apertura che, però, è consentita di fatto, poiché sono cessati controlli e sanzioni e ogni giorno è possibile entrare nella zona chiusa al traffico in macchina o in motociclo, potendo parcheggiare e circolare del tutto impunemente. Atteggiamento che, oltretutto, non fa che rafforzare le cattive abitudini di quella parte di cittadini che non ama rispettare le regole, poiché trasmette il messaggio che se anche un cartello inibisce un accesso a una zona destinata a pedoni e biciclette, è sufficiente ignorarlo. Non se la passano meglio le (poche) altre aree pedonali o a traffico limitato della città: via Zolfatai si è trasformata in un parcheggio, con l'arredo urbano spostato ad hoc. Stessa sorte per piazza Mario Cutelli, dove i dissuasori su via Vittorio Emanuele II e via Porta di Ferro sono messi da parte in modo da consentire il transito alle auto (e le rampe in pietra lavica per gli attraversamenti pedonali sono in frantumi a causa del passaggio dei mezzi); in piazza Duomo ogni giorno sono presenti auto in sosta davanti e di lato al Palazzo dei Clerici; in via Etnea (dove non si potrebbe parcheggiare lungo tutta la strada) il parcheggio, invece, comincia già all'altezza della Basilica della Collegiata; in piazza Vincenzo Bellini e in via Teatro Massimo, ancora, il via vai di mezzi e persino la sosta sono una consuetudine consolidata. Addirittura, proprio davanti al teatro, alcuni giorni fa una donna è stata persino investita, riportando diverse fratture, da un'auto che lì non poteva neanche esserci. Via Crociferi e piazza San Francesco d'Assisi all'Immacolata, intanto, in piena area Patrimonio dell'Umanità Unesco, continuano ad essere svilite dal continuo passaggio di auto e dal parcheggio selvaggio. È chiaro che non c'è alcun interesse a contrastare le cattive abitudini di chi non rispetta la città e a mantenere e valorizzare le già pochissime aree interdette al traffico. E pensare che per un Comune in dissesto economico, occuparsi di sanzionare queste gravi infrazioni (che danneggiano anche l'immagine turistica della città) sarebbe doppiamente utile: per le casse dell'amministrazione ma anche e soprattutto per educare e indirizzare alla civiltà i cittadini più maleducati. Resta evidente che ogni proposta di Z.t.l. o pedonalizzazione a Catania, così come in ogni altra città, debba essere accompagnata da uno studio di viabilità e da eventuali accorgimenti per migliorare il servizio di trasporto pubblico (se necessario), nonché dalla valutazione dell'effettiva, eventuale necessità di parcheggi più o meno vicini e in quale quantità (senza dimenticare gli incentivi per lo scambio tra mezzo privato e pubblico, metropolitana in primis). Nulla si può improvvisare. Anzi, una pianificazione urbanistica in tal senso, che comprenda aree vaste e non singole porzioni di strade da destinare a traffico limitato o aree pedonali, può risultare essere anche più semplice che procedere a macchia di leopardo, sebbene necessiti, ovviamente, di maggior tempo per essere messa in pratica. Ciò non toglie che, in ogni caso, numerosi interventi sarebbero già immediatamente possibili e che, soprattutto, di fronte a proposte del genere ci si aspetterebbe un atteggiamento da parte dell'Amministrazione Comunale di soddisfazione, buona volontà e spirito costruttivo per giungere agli scopi di miglioramento della qualità e vivibilità della città, piuttosto che lasciar prevalere perplessità se non, addirittura, ostilità. Foto di copertina: Chiara Di Salvatore Ti potrebbero interessare: La galleria degli orrori della sosta selvaggia: Catania regno di impunità Micro aree pedonali immediatamente realizzabili: una grande opportunità per migliorare la qualità del centro Via Crociferi: area pedonale con parcheggiatore abusivo Centro storico, una parte di piazza san Francesco d’Assisi diventa pedonale: un intervento dall’alto significato simbolico Piazza Lupo, perché un parcheggio interrato può accontentare tutti Si inaugura la nuova area di sosta di piazza Borsellino, via Dusmet diventa pedonale Mai più piazze ridotte a parcheggi: a proposito della vicenda “Trattoria del Cavaliere”

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25 feb 2019

Come cambia la città: scorci di una Catania che si trasforma

di Andrea Tartaglia

Pur lentamente, a volte così lentamente che quasi non ci se ne accorge, la città cambia, si trasforma, cambiano i colori e le forme anche di piccole tessere del grande mosaico che compongono il tessuto urbano. Nascono così piccoli gioielli come piazza Giuseppe Sciuti, seminascosta nel centro storico di Catania, od opere tutt'altro che nascoste, di cui si è discusso anche molto, come il nuovo prospetto del Tondo Gioeni. Lasciamo parlare le immagini: angoli di città che sono cambiati radicalmente nel giro di pochi anni, ovvero nell'arco temporale normalmente concesso a un'amministrazione comunale. Nell'era del "Ten years challenge", la "sfida" consistente nel riproporre lo stesso soggetto a distanza di dieci anni, le immagini che seguono mostrano invece un cambiamento avvenuto nella metà del tempo, nel corso dei cinque anni che ci siamo da poco lasciati alle spalle.  

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13 feb 2019

Sosta selvaggia e accesso indiscriminato a ZTL: Catania regno dell’impunità

di Mobilita Catania

Il Comune di Catania è in dissesto economico: in teoria ogni occasione dovrebbe essere buona per poter racimolare qualcosa da reinvestire in servizi e per sostenere il normale funzionamento della macchina amministrativa, ma da parte dell'Amministrazione Comunale del capoluogo etneo non sembrerebbe esserci alcun interesse al riguardo, a giudicare dalla totale impunità che chiunque, spostandosi in lungo e in largo per la città, può riscontrare nel notare le reiterate, sistematiche infrazioni che puntualmente rimangono non sanzionate, prime tra tutte la sosta selvaggia e l'accesso indiscriminato nelle zone a traffico limitato e persino nelle (poche, pochissime) aree pedonali. Attenzione: la necessità di "far cassa" è solo un'aggravante. Anche il Comune più florido deve far rispettare le regole e punire chi trasgredisce, semplicemente per dovere amministrativo e per educare il cittadino al rispetto e alla legalità, ruolo importantissimo per innescare un processo di crescita civile della città. E invece, niente. Le immagini che seguono non hanno bisogno di commenti. Da Corso Italia (la "Catania bene") a via Etnea (il "salotto" della città), da via Dusmet a via Crociferi (Patrimonio dell'Umanità), da piazza San Francesco d'Assisi a viale Vittorio Veneto, da via Teatro Massimo a piazza San Placido, c'è sempre lo stesso filo conduttore: sosta selvaggia, accessi illeciti e neanche l'ombra di vigili urbani. A proposito: che fine ha fatto lo Street Control, uno dei pochi strumenti davvero in grado di dare una grossa mano al corpo dei Vigili Urbani, anche alla luce della limitatezza dell'organico?  

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04 gen 2019

Tre proposte per ridisegnare gli accessi alla città di Catania

di Roberto Lentini

La scorsa settimana, in occasione della conferenza stampa per la riapertura dei termini di partecipazione del concorso internazionale di idee per il waterfront cittadino, sono stati presentati i primi contributi concreti al nuovo Piano Regolatore Generale di Catania. Sono tre i progetti presentati con soluzioni che ridisegnano le principali vie d’accesso alla città: l’area di Zia Lisa per chi arriva dall’aeroporto, la zona della Civita in cui sbarcano i croceristi che approdano al porto e coloro che scendono dal treno alla stazione ferroviaria e la fascia Cannizzaro/Ognina percorsa da chi arriva dall’autostrada A18. Si tratta del risultato finale del workshop internazionale d’Architettura “Layer Zero 2018”, che si è concluso il 15 dicembre scorso dopo un’intensa settimana di lavoro con all’opera, negli spazi di Palazzo della Cultura, oltre 40 architetti, studenti e professionisti dia locali che provenienti da importanti studi di livello mondiale. Queste le tre idee riprodotte nei masterplan, ciascuna accompagnata dal “piano di fattibilità”: Squadra CIVITA (in visita: Elisabetta Gabrielli; residente: Giuseppe Parisi; coordinatore: Andrea Toscano; tutor: Martina Arena, Irene Chiara D’Antone e Domenico Maugeri; studenti: Ilenia Billone, Michele Moliteo, Marina Passaro, Graziano Testa): Sul prospetto di una ricucitura tra la città e il suo waterfront, spicca la rifunzionalizzazione degli archi della marina, che diventano anche luogo di passeggiata, sia sotto che sopra gli stessi. Una riconfigurazione di un’area oggi priva di una naturale pedonalizzazione, che viene invece rivalorizzata nel rispetto del tessuto urbano e dell’anima popolare del quartiere. Squadra OGNINA/CANNIZZARO (in visita: Gianluca Peluffo; residente: Angela Catanese; coordinatore: Sabrina Tosto; tutor: Claudia Manusia e Marilena Lanzafame; studenti: Chiara Ciliberto, Roberto Nigro e Giovanna Ferrara). Il principio fondante è la riorganizzazione totale della viabilità in funzione del potenziamento dell’ospedale, la cui presenza richiede anche un nuovo edificato che risponda alle esigenze non solo di chi abita l’area, ma soprattutto di chi vi transita per raggiungere la struttura sanitaria. Uno spazio da restituire anche a livello pedonale, con la proposta di una piazza in quota che si snoda fino al mare. Squadra ZIA LISA (in visita: Salvatore Settecasi e Francesca Baldessari; residente: Koncita Santo; coordinatore: Eleonora Bonanno; tutor: Erica Drago, Rossella D’Angelo e Alberto Leonforte; studenti: Yarihanna Bufalino, Giovanni Di Stefano e Dario Martinez). La parola chiave è “connessione”, sia tra la città e il suo hub aeroportuale che tra i quartieri periferici e la Plaia, passando per il parco naturale del Boschetto. Un’analisi accurata delle criticità ma soprattutto delle opportunità che possano rigenerare l’ambiente urbano e il paesaggio che caratterizzano l’area. Una trasformazione da luogo chiuso e frammentato a nuova cerniera definita e riconoscibile. Ti potrebbe interessare: “Waterfront” di Catania, concorso internazionale di idee: si riaprono i termini

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22 dic 2018

Strisce blu notturne gratis per San Silvestro: è davvero il caso?

di Andrea Tartaglia

Discutibile iniziativa del Comune di Catania, che ha annunciato di concedere gratuitamente il parcheggio sulle strisce blu in centro storico durante la Notte di San Silvestro, in concomitanza con i previsti eventi e festeggiamenti in piazza Università. La sosta notturna sulle strisce blu, va ricordato, costa solo un euro per tutta la fascia oraria dalle 21 in poi. Ciò comporterà un mancato introito per il Comune, peraltro in questo periodo di note difficoltà economiche dell'ente, nonché un incentivo a utilizzare il mezzo privato, con le evidenti conseguenze nefaste in termini di traffico, congestione e inquinamento, per di più in una notte in cui la metropolitana di Catania, con un grosso sforzo da parte della Ferrovia Circumetnea, rimarrà aperta sino alle 2:30 del mattino. In passato, inoltre, con i proventi della sosta notturna in occasione dell'ultimo dell'anno, il Comune era pure riuscito a finanziare alcuni piccoli ma importanti interventi di riqualificazione e infrastrutturazione urbana. Bisogna anche aggiungere che, purtroppo, lasciare gli stalli delle strisce blu gratuiti si tradurrà, con ogni probabilità, in "regalare" questi spazi alla gestione illegale dei parcheggiatori abusivi (i quali, oltretutto, chiedono in queste occasioni ben più di un euro), il che comporta anche una sosta di tipo "selvaggio", con parcheggi ortogonali pure sui marciapiedi, creando particolare disordine e generando difficoltà a pedoni e utenti con disabilità. Un "regalo" del Comune di Catania, in definitiva, di cui francamente non si sentiva la necessità, e che rischia seriamente di contribuire a una disordinata e caotica invasione di auto in centro storico durante l'ultima notte dell'anno, con il "contributo" dei parcheggiatori abusivi, in barba a ogni normale approccio legato alla mobilità sostenibile, che rimane pure possibile grazie, come detto, all'apertura notturna straordinaria della metropolitana. L'occasione, al contrario, poteva essere propizia per un intervento dell'amministrazione in tutt'altra direzione: la creazione, almeno per una notte, di una grande Zona a Traffico Limitato nel centro storico, con bus navetta da e per i parcheggi scambiatori, in supporto al prezioso collegamento già attivo della metropolitana.

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