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30 dic 2015

Ciclabilità a Catania: pochi passi avanti, ancora tanto da fare

di Alessio Marchetti

Com'è stato quest'anno per i ciclisti Catanesi? Le condizioni sono migliorate rispetto al 2014? Purtroppo quasi nulla è cambiato. Quest'anno si è rivelato una delusione per le aspettative di chi si muove in bici: a partire dalla pista ciclabile promessa dall'Amministrazione comunale sul lungomare che tutti aspettavano già da inizio anno. Tuttavia, va rilevato che nel mese di dicembre si è chiuso il bando di gara per la realizzazione di due tratti di percorso ciclabile: lungo il viale Ruggero di Lauria e tra il viale Presidente Kennedy e l'ingresso del Porto, nei pressi del Faro Biscari: ad oggi, però, non sono stati resi noti i risultati del bando e lo stato di avanzamento nell'iter è incerto. Non sono stati adottati provvedimenti tesi a favorire la mobilità ciclabile e pedonale: nessuna infrastruttura ciclabile in città, nessuna nuova ZTL, nessuna zona 30 o sensi unici eccetto bici, che invece sono presenti in tantissime città, compresa la vicinissima Acireale.  Le corsie preferenziali in cui il transito è consentito ai ciclisti non sono state estese, nonostante costituisca un provvedimento semplice ed a bassissimo costo. I parchi, dove i ciclisti possono pedalare in modo spensierato, sono poco curati: sono noti i problemi del boschetto della Playa chiuso da inizio anno fino a Pasquetta e recentemente inagibile per lo straripamento del lago o il Giardino Bellini spesso al buio. Le aree naturali del Simeto, luoghi perfetti per chi pratica mountain bike e il cicloturismo, sono mal collegate con la città e poco curate; da segnalare in positivo un nuovo sentiero nei pressi della foce, realizzato dalla Città Metropolitana di Catania che gestisce l'Oasi del Simeto, il quale permette di evitare parte della pericolosa statale per raggiungere il fiume. In merito all'intermodalità, ovvero l'utilizzo combinato di differenti mezzi di trasporto, l'AMT (Azienda Metropolitana Trasporti) ancora non ha ancora ammesso il trasporto delle bici nemmeno in fasce orarie poco frequentate come richiesto da molti cittadini;  è invece consentito il trasporto delle bici pieghevoli ma con dimensioni molto ridotte (80x60x40) e dentro una sacca. Basterebbe molto poco per migliorare il servizio, aumentando le dimensioni consentite ed eliminando l'obbligo della sacca come già fatto da Trenitalia. In questo senso, la Ferrovia Circumetnea ha migliorato il servizio rivolto ai ciclisti: da alcuni mesi è possibile trasportare la bicicletta gratuitamente sulla metropolitana in alcune fasce orarie, molto utile per le medie percorrenze in prospettiva dell'apertura delle nuove tratte Borgo - Nesima e Stesicoro - Galatea; un ulteriore miglioramento sarebbe l'ampliamento degli orari in cui è possibile trasportare la bici e l'installazione di canalette per agevolarne la discesa o la salita nelle stazioni. Le strade della città sono rimaste pericolosissime per i ciclisti: citiamo il caso della circonvallazione e il nodo Gioeni divenuto critico dopo l'abbattimento del ponte che ha già causato alcuni gravi incidenti, tra cui quello in cui un ciclista ha rischiato di morire investito da un autobus. I nodi critici ancora non risolti sono tanti: uno tra i più rilevanti è il collegamento pericoloso con i lidi Playa. La rotatoria del Faro è tremenda da percorrere per i ciclisti, è inoltre priva di attraversamenti pedonali che servirebbero per poterla percorrere con bici al seguito. Altro nodo critico è il collegamento tra Aci Castello e il lungomare di Catania: chi va in bici è costretto a percorrere un tratto  della circonvallazione; basterebbe una ciclabile di pochi metri da Via Barraco a Piazza Mancini Battaglia per risolvere il problema. Nel 2015 il bike sharing realizzato dall'Autorità Portuale non è stato ancora attivato: se a Palermo il servizio è stato inaugurato da alcune settimane, le stazioni installate a Catania rimangono vuote nonostante già nel 2014 fosse stato annunciato l'avvio definitivo. Non è passata inosservata la decisione dell'Amministrazione di stornare circa 800 mila euro della pista ciclabile da realizzare in Viale Africa, le proteste dei ciclisti catanesi sono rimaste inascoltate: La buona notizia è sicuramente una: nonostante tutto, i ciclisti a Catania sono in aumento! Un ottimo segnale per il movimento ciclistico catanese che riuscirà ad aumentare la pressione nei confronti delle future decisioni dell'Amministrazione in materia di mobilità. Nel 2016  cambieranno le cose? Speriamo tanto di sì. Catania è fortemente inquinata e perennemente congestionata, le infrastrutture ciclabili sono fondamentali per il benessere e la vivibilità della nostra città.

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29 dic 2015

#RESPIRIAMO | Di traffico si muore: le cifre di un disastro

di Amedeo Paladino

Di traffico si muore non è solo una provocazione. L'emergenza smog che sta coinvolgendo le grandi città italiane in queste settimane ha riportato in prima pagina e come prima notizia dei telegiornali nazionali i pericoli per la salute dei cittadini provocati dalla pessima qualità dell'aria. Gli italiani da 50 anni sono stati abituati colpevolmente dai governi nazionali e dalle amministrazioni locali a considerare l'auto un bene essenziale per la vita quotidiana; le politiche adottate sono state improntate sul mezzo privato, disincetivando il trasporto pubblico  e rendendo impossibile muoversi in bici o semplicemente a piedi. Decenni di disattenzione politica verso un altro tipo di mobilità ci ha condotti nella situazione odierna. Lasciamo parlare i numeri di questo disastro della mobilità. 8220 decessi prematuri l’anno, solo nelle 13 principali città italiane, attribuibili a concentrazioni di PM10 superiori ai 20 μg/m3. Circa 60.000 vittime l'anno in tutto il Paese per esposizione a concentrazioni elevate di PM2,5. 3381 i morti sulle strade italiane nel 2014, 251.147 i feriti (molte dei quali permanenti), 1175 gli incidenti nel territorio catanese da cui ne sono derivati 18 morti: la nostra città è seconda in questa triste classifica per indice di mortalità (numero di morti  sul totale degli incidenti) e per numero di morti in rapporto al numero degli abitanti. [Catania non è una città per pedoni: MOBILITIAMOCI] 350 € ogni anno è  il costo  sociale  unitario  dovuto  agli  incidenti  stradali, cioè sopportato da ciascun abitante di Catania secondo il rapporto Cittalia 2009. 54  µg/m3 (microgrammi per metro cubo) il livello di biossido di azoto rilevato a Catania nel 2014, superando il limite imposto dalle direttive europee come soglia oltre il quale la salute dei cittadini è gravemente compromessa. [Smog, nonostante i divieti continuano i pericoli per la salute] Un automobilista catanese secondo la ricerca Tom Tom Traffic Index trascorre bloccato negli ingorghi tra i 22 e i 26 minuti ogni ora di percorrenza: 15 kmh è la velocità media degli spostamenti in auto nelle aree urbane, nelle ore di punta si scende a 7kmh. [Quanto tempo perdono gli automobilisti catanesi nel traffico: ce lo dice il TomTom Traffic Index] A Catania nell’ora di punta di un giorno feriale medio sono circa 27.000 veicoli che insistono su circa 10 direttrici principali: il  costo  della  congestione,  in  termini  di  valore  del  maggior  tempo necessari o per gli spostamenti a Catania èdi circa 60 milioni di euro all'anno; il costo per il possesso e il mantenimento di un’auto utilitaria è di circa 500 € al mese. Stando ai dati dell’ACI il tasso di motorizzazione a Catania è di 61 auto ogni 100 abitanti: il 20% di questi veicoli, ovvero 40 mila, sono non catalizzati. Nelle aree urbane d’Italia circa il 50% degli spostamenti hanno un lunghezza inferiore ai 2 km, meno di mezzora a piedi, eppure solo il 20% degli spostamenti sono fatti a piedi (il 16% in Sicilia). Il 35% della popolazione è esposto a una rumorosità da traffico stradale superiore ai livelli di tolleranza per la salute umana. Quasi 4 bambini su 10 (37,3%) tra i 6 e i 9 anni sono in sovrappeso o obesi a causa della cattiva alimentazione e della quasi totale assenza di attività fisica. Circa il 90% dei bambini va a scuola in auto anche se l’istituto dista solo pochi minuti a piedi da casa. Catania è  la seconda città metropolitana  in Italia in termini di densità di superficie di centri commerciali rispetto al numero di abitanti: luoghi di consumo accessibili solo tramite l'auto, una delle cause che mettono in crisi il commercio locale della città. Catania occupa il 100° posto (su 104) nella classifica del rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente: in questa ricerca la nostra città occupa le ultimissime posizioni per lunghezza delle infrastrutture ciclabili, spazi verdi e aree pedonali. [Vivibilità Catania: un disastro su tutti i fronti, il Rapporto Ecosistema Urbano] Questo il quadro abbastanza esaustivo di quella che non è un'emergenza derivante da condizioni meteorologiche contigenti, ma una situazione strutturale che gli amministratori hanno il dovere di modificare per preservare il bene primario della salute dei cittadini. Cito le parole dell'attento e puntuale Manuel Massimo della rivista online BikeItalia.it: "vogliamo tornare a camminare, pedalare e respirare per le strade a pieni polmoni: è un nostro diritto di cittadini, abbiamo il dovere di impegnarci in prima persona per eliminare lo smog che è dentro di noi e disegnare nuovi orizzonti di mobilità nuova." L'associazione Salvaiciclisti Roma oggi 29 dicembre alle ore 11.00 lancerà su Twitter un tweetstorm con gli hashtag #USALABICI e #RESPIRIAMO, chiedendo a Governo e Ministri dell’Ambiente e dei Trasporti (@matteorenzi @glgalletti @graziano_delrio ) di attuare provvedimenti immediati: Mobilita Catania si associa all'iniziativa e invita tutti i lettori e i cittadini a partecipare. Bibliografia: Non è solo smog di Alberto Fiorillo, l'Espresso Lo smog che è dentro di noi di Manuel Massimo, BikeItalia.it Piano Generale del Traffico Urbano, Comune di Catania, 2012    

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11 dic 2015

Le telecamere ZTL Bellini possono attendere: gli operai tappano le buche

di Mobilita Catania

Continua la storia infinita della Zona a Traffico Limitato di piazza Bellini e del quadrilatero delimitato da via Vittorio Emanuele, via Sangiuliano e via Ventimiglia. Il mese scorso abbiamo pubblicato su catania.mobilita.org un report fotografico per denunciare lo stato di abbandono in cui versa l'area che solo sulla carta è interdetta al traffico motorizzato privato. Dopo la riqualificazione di via Teatro Massimo, di piazza Bellini e via Michele Rapisardi terminata nel 2007 e costata quasi due milioni di euro, le Amministrazioni che si sono susseguite hanno più volte inaugurato la videosorveglianza con l'obiettivo di preservare l'area dal transito delle auto non autorizzato; ultimo esordio della ZTL è datato novembre 2014. In quell'occasione fu lo stesso vicesindaco Marco Consoli ad annunciare l'acquisto di altre 12 telecamere oltre le due già posizionate nei varchi di via Landolina e via Sant'Agata. Solo poche settimane fa un articolo del quotidiano "La Sicilia" annunciava l'imminente attivazione  delle due telecamere, ma oggi arriva la conferma di un ulteriore proroga: il software in uso alla Polizia Municipale è incompatibile con il vecchio sistema di videosorveglianza per il rilevamento delle targhe; per l'effettiva implementazione della videosorveglianza si dovrà attendere la soluzione al problema. Per le altre dodici telecamere, alcune delle quali saranno installate all'ingresso delle aree interdette al transito di via Crociferi e del borgo di San Giovanni li Cuti, si aspetta l'iter per la pubblicazione del bando di gara. Nel frattempo i varchi della ZTL sono costantemente varcati da auto private e furgoni fuori dall'orario di carico e scarico merci: la pavimentazione mostra ormai segni di cedimento quasi irrecuperabile con la normale manutenzione. L'esito della mancanza di videosorveglianza e di controlli da parte della Polizia Municipale dà esito a situazioni paradossali: alcuni operai chiamati oggi ad intervenire per rattoppare alcune grosse buche in via Teatro Massimo sono stati costretti a impedire il transito con l'utilizzo di un new jersey in plastica, nonostante le rimostranze degli automobilisti.  In questo video le condizioni della pavimentazione di via Teatro Massimo   Ti potrebbe interessare: FOTO | Piazza Bellini è ormai distrutta: c’era una volta la più bella piazza di Catania

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10 dic 2015

Street Control: il primo bilancio delle sanzioni

di Amedeo Paladino

Sono trascorsi ormai 20 giorni dall'esordio dello street control nelle strade catanesi:  un dispositivo in grado di fotografare i veicoli in infrazione attraverso una telecamera installata sul tettuccio dei veicoli della Polizia Municipale e collegata a un tablet. Il nuovo sistema tecnologico era stato annunciato dal Sindaco Enzo Bianco come un strumento efficace per "reprimere con maggior efficacia alcune violazioni del codice della strada a cominciare da quelle che danno più fastidio ai catanesi: pensiamo a chi parcheggia l'automobile in seconda fila e impedisce alle altre macchine e agli autobus di passare, a chi mette la macchina sul marciapiede e blocca i genitori con i passeggini e i disabili su carrozzella, oppure ancora a chi parcheggia su un incrocio e impedisce che la circolazione si svolga nel modo più sicuro". Come riportato dal quotidiano "La Sicilia",  il Comando di Polizia Municipale, nella figura del vicecomandante Sorbino, ha reso noto il primo bilancio delle sanzioni elevate tramite lo street control: "Nella prima settimana il servizio ha avuto un bilancio di 250 multe, mentre adesso siamo sulla media di cinquanta multe al giorno per auto in doppia fila senza conducente né passeggeri, mentre se all’interno c’è qualcuno viene invitato a spostare il veicolo." Per il momento lo street control ha battuto le strade del centro storico, viali e vie commerciali attorno al corso Italia. Numeri piuttosto contenuti rispetto le aspettative e le previsioni in una città come Catania in cui 50 veicoli in sosta irregolare si possono contare in un centinaio di metri, bilancio povero anche in rapporto ai due precedenti test: il primo si è svolto lo scorso anno al Viale Mario Rapisardi e il secondo, pochi giorni prima l'implementazione del sistema, nelle strade del centro. Nel primo caso  la telecamera mobile della polizia municipale ha fotografato centinaia di veicoli, il 60% dei quali in infrazione, nel secondo su 218 auto sono risultati 70 i veicoli privi di revisione, 20 senza assicurazione e decine le auto in sosta illegale. Il vicecomandante Sorbino ha inoltre aggiunto: "stiamo anche predisponendo la comunicazione sul sito del Comune delle zone in cui viene utilizzato lo Street control, non delle strade, non essendo questo un servizio fisso come l’autovelox". Sarebbe però opportuno che il Comando di Polizia Municipale pubblicasse periodicamente un report dettagliato delle sanzioni elevate per verificare l'effettiva efficacia dello street control nel reprimere le infrazioni al Codice della Strada che ogni giorno mettono a dura prova la mobilità catanese, limitando la libertà di movimento di chi si muove a piedi o utilizza il trasporto pubblico. Ti potrebbero interessare: Catania non è una città per pedoni: Mobilitiamoci VIDEO | La città come un percorso a ostacoli: i quotidiani problemi dei pedoni Trasporto pubblico e mobilità pedonale, due elementi connessi: come agire Necessaria anche una comunicazione trasparente riguardo i proventi delle sanzioni che in base all’articolo 208 del Codice della Strada devono essere  investiti in manutenzione, piani del traffico, sicurezza degli utenti deboli, corsi di educazione stradale, assistenza e previdenza degli agenti.  

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28 ott 2015

Catania non è Barcellona, un’analisi sulla mobilità

di Amedeo Paladino

Da alcune ore gli utenti Facebook residenti a Catania per un errore del social network sono catalogati come cittadini catalani nelle informazioni del proprio profilo. Ma Catania non è Barcellona. Questo è palese, forse il calore della città della Catalogna ci avvicina a Barcellona, ma le somiglianze si fermano lì. Approfittiamo del curioso errore per dimostrare questa ovvietà, quest'analisi riguarda solo le tematiche inerenti alla mobilità urbana. Se Catania fosse davvero come Barcellona ci sarebbe un piano per migliorare la mobilità urbana già dal 2006 (Plan de Movilidad Urbana), ci sarebbero chilometri di ciclabili diffuse e ben connesse, ci sarebbe un bike sharing con centinaia di stazioni e migliaia di bici, invece nella nostra città il servizio non è mai stato attivato.   Se Catania fosse Barcellona ci sarebbe la volontà di ridurre l'inquinamento attraverso un piano che si concentra su alcune zone più inquinate della città, le cosiddette “zone di protezione speciale” (ZPE), dove s’intende agire per ridurre al 2010 fino al 30% degli inquinanti più nocivi (NO2 e il PM10). Se Catania fosse Barcellona le politiche sulla mobilità punterebbero  sull’uso più razionale delle automobili, a partire dall’aumento del tasso di occupanti per veicolo; si investirebbero risorse nel trasporto pubblico e campagne di promozione del suo utilizzo. Se Catania fosse Barcellona le nostre strade non sarebbero ingolfate di auto, ma somiglierebbero alla Rambla, un percorso interamente pedonale e ciclabile. Se Catania fosse Barcellona non sarebbe relegata in fondo alla classifica sulla vivibilità.Ieri i catanesi hanno percorso le strade della propria città e sono rimasti bloccati per ore, i cittadini di Barcellona probabilmente no.     Bibliografia: Osservatorio Città Sostenibili, Dipartimento Interateneo Territorio Politecnico e Università di Torino  Ti potrebbe interessare:  VIVIBILITÀ CATANIA | Un disastro su tutti i fronti: il rapporto Ecosistema Urbano  

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28 ott 2015

VIVIBILITÀ CATANIA | Un disastro su tutti i fronti: il rapporto Ecosistema Urbano

di Amedeo Paladino

Il quadro dipinto dall'annuale rapporto "Ecosistema Urbano" sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani  di Legambiente realizzato in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore è impietoso. La ricerca, giunta alla XXII edizione mostra timidi passi avanti a livello nazionale, riguardo le politiche sui rifiuti e sull'energia, mentre per quanto concerne la mobilità un vero cambiamento in termini di efficienza delle modalità di trasporto è molto lontano. Risultati che dimostrano quanto le città italiane siano un patrimonio apprezzato dai turisti e al tempo stesso maltrattate dai cittadini e dagli amministratori; pochi e timidi sono i passi fatti per rendere più efficienti i centri urbani: la prima conferenza nazionale sulla mobilità sostenibile svoltasi a Catania nel mese di giugno si è conclusa con la firma della Carta di Catania, un protocollo di intenti- non vincolanti- tra i sindaci italiani, che rischia però di rimanere lettera morta. Tra i decisori politici nella quasi totalità dei Comuni del nostro Paese manca la volontà di elaborare una strategia positiva di trasformazione dell’ecosistema urbano; le città sono per l’Italia una delle migliori vie d’uscita dalla crisi, uno dei patrimoni peculiari che possiamo mettere in campo nella competizione globale creando contestualmente le premesse per un profondo miglioramento della qualità della vita degli individui e della vita comunitaria. [premessa al rapporto Ecosistema Urbano] Il rapporto prende in esame 18 indicatori: tre indici sulla qualità dell’aria, tre sulla gestione delle acque, due sui rifiuti, due sul trasporto pubblico, cinque sulla mobilità. Ancora una volta sono le città del Meridione ad occupare lil fondo della classifica: Catania (100° posto), Vibo Valentia (101), Palermo (102), Agrigento (103) e Messina (104) chiudono la classifica. Prendiamo in esame Catania. Il rapporto conferma la situazione critica per quanto concerne la qualità dell'aria: i dati registrati dalle stazioni di rilevamento superano il limite  di 40 µg/m3 consentito dalla legge e dalle direttive europee, i provvedimenti di restrizione della circolazione a determinate categorie di veicoli in vigore da alcuni mesi probabilmente sono solo un palliativo. I due indicatori inerenti al trasporto pubblico, il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione relegano Catania agli ultimi posti tra le grandi città. Nella nostra città infatti a farla da padrone è il mezzo privato:  il 61% dei catanesi utilizza quotidianamente veicoli a motore, e come evidenzia la ricerca Tom Tom per ogni ora di percorrenza 26 minuti si trascorrono bloccati nel traffico, stando ai dati dell'ACI il tasso di motorizzazione è di 61 auto ogni 100 abitanti, un parco auto enorme e vecchio. La situazione tracciata dal rapporto di Legambiente diventa ancora più grave se si analizzano gli indici inerenti alle isole pedonali e alle infrastrutture ciclabili; a parte qualche politica portata avanti in maniera episodica o poco incisiva come il Lungomare Liberato e la recente pedonalizzazione dell'area antistante il Castello Ursino poco o nulla è stato fatto. Il capitolo rifiuti si allinea agli altri indici presi in considerazione: solo l'11% dei rifiuti vengono riciclati. Primo risultato di inversione è il  risultato ottenuto nel quartiere di Santa Maria Goretti, dove la percentuale di raccolta di rifiuti differenziati si è attestata intorno al 56%, il servizio verrà esteso a una porzione più ampia di città tra qualche settimana. I risultati dettagliati dell'interno rapporto sono consultabili in questo PDF.   Ti potrebbero interessare:  Quanto tempo perdono gli automobilisti catanesi: ce lo dice il Tom Tom Traffic Index. Smog, scatta lo stop ai veicoli più inquinanti Raccolta differenziata porta a porta, da ottobre anche nel centro storico Prima Conferenza sulla Mobilità Sostenibile. La Carta di Catania    

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22 ott 2015

CATANIA ALLAGATA | Fermare la cementificazione per prevenire il rischio

di Mobilita Catania

Sempre più spesso a Catania e nei paesi dell’hinterland si verificano allagamenti derivanti da precipitazioni a carattere di nubifragio. Le cause sono da ricercarsi principalmente nella mancata manutenzione delle opere di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche, dal mancato collegamento delle fognature dei paesi pedemontani, ma soprattutto dalla mancanza di aree permeabili: gli edifici scaricano infatti le acque meteoriche dei tetti direttamente sulle strade, visto che non sono state previste zone permeabili, trasformandosi in torrenti. Il processo di urbanizzazione, rapido e spesso senza pianificazione, dell’hinterland di Catania e dei paesi pedemontani non è stato accompagnato da una gestione oculata del territorio: il terreno cementificato non è più in grado di assorbire la quantità di acqua anche in assenza di eventi atmosferici eccezionali. Ecco perché gli allagamenti sono divenuti sempre più frequenti. Dopo la morte di una ragazza travolta da un muro d’acqua in via Galermo nel 2002, il progetto del canale di gronda che avrebbe dovuto evitare gli allagamenti, dopo anni di stallo riprese il suo iter di costruzione. Il collettore “C”, che intercetta le acque a nord-est di Catania e che, dopo decenni è stato completato con lo scarico a mare. Tuttavia finora solo il comune di Sant'Agata Li Battiati si è allacciato, attraverso un proprio collettore dal centro dell'abitato sino al Parco Gioeni. Successivamente fu previsto un secondo canale, denominato Collettore B, per la raccolta delle acque meteoriche del quartiere di Misterbianco e Trappeto nord e attraverso via Galermo. Ad Agosto il governo nazionale ha stanziato circa 58 milioni di euro, di cui 48 per il comune di Catania, per le opere previste nel progetto di completamento del Collettore B; nel mese di settembre si è tenuto a Catania un vertice convocato dal sindaco Enzo Bianco con i primi cittadini di Gravina, San Giovanni La Punta, San Gregorio e Tremestieri Etneo, presente anche  il direttore della Sidra, Osvaldo De Gregoriis. In attesa del completamento dell’intera opera del canale di gronda, comprendente tutti gli allacciamenti ai paesi occorre osservare le politiche di prevenzione e gestione del rischio portate avanti da altri città europee: la chiave di questi interventi è fermare la cementificazione, anzi laddove possibile restituire al territorio la sua capacità di permeabilità. Copenaghen sta trasformando il quartiere di San Kjelds in una vera e propria fortezza anti nubifragio con la creazione di piazze e di strade verdi eliminando di fatto l’asfalto. Il disegno di percorsi nel verde dello studio Tredje Natur caratterizzerà il quartiere San Kjelds favorendone il gioco, il contatto con la natura, la socializzazione e la nascita di piccoli servizi di ristoro all’aperto. Oltre a curare l’aspetto ambientale legato al cambiamento climatico il progetto migliorerà anche le condizioni di vita dei cittadini, dotandoli di uno spazio attivo da vivere ogni giorno all’interno del quartiere operaio altrimenti abbastanza anonimo e deprimente; i lavori si dovrebbero concludere nel 2016.

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