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16 nov 2019

Nodo intermodale di Fontanarossa: non solo aeroporto, è la città di Catania ad averne bisogno

di Mobilita Catania

Nel recente incontro organizzato da CittàInsieme e Mobilita Catania è stato tracciato il futuro della mobilità di Catania, insieme ai responsabili istituzionali a vario titolo coinvolti sull’argomento. Pubblichiamo il primo approfondimento sugli spunti emersi durante il dibattito. La strada o, meglio, le rotaie, sono ormai tracciate. Nel 2025 (il termine temporale, esperienza insegna, non è perentorio ma il percorso è ormai avviato) il centro di Catania sarà collegato con il suo aeroporto tramite la metropolitana gestita dalla Ferrovia Circumetnea: la scorsa settimana, infatti, è stata pubblicata la gara d’appalto per il prolungamento sino allo scalo di Fontanarossa della linea metro attualmente in esercizio. I relativi cantieri saranno avviati verosimilmente a cavallo tra il 2020 e il 2021, quando nel frattempo si sarà concluso, con ogni probabilità, lo scavo attualmente in corso della galleria Palestro-Stesicoro: la Tunnel Boring Machine ha già costruito 1200 metri circa di tunnel tra il cantiere di via Palermo e la fermata "Stesicoro" e adesso si trova nel sottosuolo dell'ospedale Vittorio Emanuele, da dove proseguirà prossimamente il suo "viaggio" alla volta di Corso Sicilia. Ma i binari che giungeranno per primi nei pressi dell'aeroporto di Catania saranno quelli delle Ferrovie dello Stato: o meglio, i binari ci sono già da sempre, ma solo negli ultimi anni, con un grave e colpevole ritardo pluridecennale, si è avviata la realizzazione di una fermata ferroviaria a servizio della più importante aerostazione della Sicilia. Nello scorso mese di febbraio, infatti, sono cominciati i lavori di costruzione di una piccola fermata a servizio dello scalo, seppur di modesta fattura -un appalto di appena quattro milioni di euro circa-, trattandosi di un progetto nato come soluzione provvisoria di veloce realizzazione (nelle more di attuare un quadro più adeguato urbanisticamente, delineato già nei primi anni 2000), ma che rischia di rivestire un assetto definitivo, con gravi ripercussioni per la città di Catania. La questione è strettamente legata da un lato allo sviluppo del passante ferroviario di Catania, completato solamente nella parte a nord della stazione centrale, con l'avvenuta realizzazione delle nuove fermate urbane di Ognina, Picanello e piazza Europa, e dall'altro al ruolo del grande parcheggio scambiatore "Fontanarossa" che, seppur il suo nome, dovuto al toponimo, evochi inevitabilmente la vicinanza all'aeroporto, è in realtà sorto per divenire il porto - nodo intermodale di accesso meridionale alla città di Catania anziché, se non del tutto secondariamente, struttura a servizio dello scalo. Scalo che, peraltro, già gode di un piano di parcheggi specifici, in buona parte già realizzato e tuttora in corso di espansione. Occorre ricordare che l'aeroporto di Fontanarossa è ad oggi escluso dall'accesso a una serie di finanziamenti europei dedicati agli scali della Rete Core Ten-T, cioè dotati di accesso ferroviario diretto. Questo requisito, fondamentale per ovvie ragioni e di cui gode già da anni, ad esempio, l'aeroporto di Palermo, sarà soddisfatto solo ed esclusivamente dalla metropolitana di Catania, qualsiasi sia l'ubicazione delle fermate ferroviarie FS nei pressi, giacché nessuna delle soluzioni ipotizzate, pianificate o in corso di realizzazione sarà direttamente in corrispondenza dell'aerostazione, a differenza della stazione della metropolitana della Fce. La pianificazione urbanistica della città di Catania ha previsto ormai da quasi vent'anni -e ribadito anche in tempi recenti- la necessità di dotare il parcheggio scambiatore di Fontanarossa dell'accesso a tutte le modalità di trasporto pubblico locale e regionale: cioè bus urbani e interurbani, metropolitana e passante ferroviario, con quest'ultimo in grado di servire sia l'utenza metropolitana costiera sia quella regionale. Se è relativamente facile attestare in questa sede il trasporto su gomma di alcune direttrici, è certamente più complesso e oneroso dotarsi delle infrastrutture ferroviarie e metropolitane. Per questo, già nel 2005, con un protocollo d'intesa siglato da Comune di Catania, Rfi (Ferrovie dello Stato) e Fce (Metropolitana) era stato previsto che qui dovessero necessariamente sorgere tutte queste strutture. Degli attori citati, però, solo la Ferrovia Circumetnea sta mantenendo l'accordo, avendo qui programmato la realizzazione (ormai certa) della fermata Santa Maria Goretti (penultima prima del capolinea metro in aeroporto), mentre Rfi sta realizzando una fermata in un'altra area, per l'appunto prevista come provvisoria, ma che sta assumendo i connotati di soluzione definitiva a causa, da un lato, del previsto collegamento su tapis roulant con l'aeroporto (intervento che, paradossalmente, costa di per sé il triplo della fermata stessa e che presuppone, oltretutto, elevati costi energetici e di gestione) e, dall'altro lato, delle recenti dichiarazioni dell'Assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti (in un incontro sul tema della mobilità organizzato da CittàInsieme e Mobilita Catania), il quale reputa il progetto del passante ferroviario di Catania poco utile e troppo dispendioso (ma porterebbe enormi benefici non solo per la mobilità ma anche per l'assetto urbanistico del centro, questione che merita un approfondimento a parte). L'Assessore, inoltre, ha asserito che Ferrovie dello Stato e Metropolitana hanno funzioni differenti, servendo utenze diverse: cosa solo parzialmente vera, poiché il tratto urbano e suburbano delle Ferrovie dello Stato, a Catania, non deve affatto rivolgersi solo all'utenza regionale, come sottolineato dall'Assessore, ma anche a quello metropolitano (con una direttrice differente rispetto alla linea Fce), motivo per cui sono sorte le nuove fermate urbane del passante e ne sono previste altre, che non trovano però il gradimento dell'assessorato, il quale ha esplicitamente bocciato, quindi, l'idea dello scambio passante-metro presso il parcheggio di Fontanarossa. Di contro, a queste dichiarazioni così significative, non c'è stata alcuna replica da parte del Comune di Catania, peraltro unico ente legittimato a decidere circa l'uso del sottosuolo urbano. Comune di Catania che, invece, dovrebbe con forza pretendere il rispetto del protocollo d'intesa del 2005 al fine di decongestionare il traffico della città, perché il parcheggio di Fontanarossa può e deve diventare il terminale non solo di chi, da altre province, deve andare in aeroporto, ma anche e soprattutto per chi, dalle altre province meridionali e occidentali, deve recarsi in città. Basti immaginare quanti pullman di linea extraurbani e auto private non entrerebbero più in città (nel cui centro sarebbe sempre più legittimo ampliare aree pedonali e Ztl), evitando quindi di congestionare le strade del centro e di inquinarlo, per rendersi conto dell'ovvio vantaggio di poter disporre a sud della città (così come a nord con gli altri parcheggi scambiatori) di una infrastruttura in grado di intercettare efficacemente il traffico su gomma e deviarlo, con la massima efficienza e intermodalità, sul trasporto su ferro. In questo quadro, non va dimenticato che a nessuno svantaggio andrebbe incontro il viaggiatore ferroviario su rete FS effettivamente diretto all'aeroporto e non in città: sia nel caso della fermata provvisoria (apertura prevista nel 2020) che di quella, in teoria, definitiva (pianificata sin dal 2005 e poco distante), una volta uscito dalla stazione avrebbe comunque bisogno di percorrere un'ulteriore distanza per raggiungere l'aerostazione, distanza che sarebbe coperta da tapis roulant, people mover o navetta che sia (volendo, anche dalla stessa metropolitana). Per queste ragioni è importante dare seguito alla pianificazione urbanistica (se no, a cosa è servita?) progettando e realizzando le infrastrutture per come ideate, con lungimiranza, e non guardando solo a possibili risultati ottenibili a breve scadenza, sicuramente appariscenti a primo impatto, ma deboli nel lungo termine. È importante che il parcheggio comunale di Fontanarossa diventi davvero il parcheggio scambiatore di Fontanarossa o, per meglio capire, di Catania Sud. Catania può avere il suo dock che avrebbe il gradimento di Louis Kahn, seppur con fattezze diverse da quelle immaginate dal grande architetto statunitense, che intuiva già a metà del secolo scorso il pericolo che il crescente uso di mezzi privati avrebbe comportato per i tessuti cittadini. L'auspicio di Mobilita Catania, corroborato da una visione di carattere tecnico, è che l'attuale, "assordante silenzio" da parte dell'amministrazione comunale a seguito delle dichiarazioni dell'Assessore Regionale sul tema sia presto rotto, naturalmente in modo rassicurante, anche su input di associazioni ambientaliste, Università e ordini professionali (ingegneri e architetti in primis), per far valere le ragioni di una città che non può e non deve incontrare ostacoli lungo la strada difficile ma non certo impossibile di miglioramento della sua mobilità, sapendo guardare al futuro e indirizzare con forza verso pratiche e usi che oggi, alle nostre latitudini, sembrano forse lontani ma che altrove sono già realtà, com'è giusto che diventi anche a Catania, senza perdere occasioni quasi irripetibili (se non in ampissimi lassi temporali) come quella attuale che stiamo vivendo con il contestuale sviluppo di metropolitana e passante ferroviario. Ci sono davvero le possibilità per gettare le basi di una nuova metropoli del sud Europa, dove la mobilità non può che essere uno degli aspetti fondamentali, a braccetto con qualità e vivibilità dei luoghi urbani: che le cose, allora, si facciano nel modo migliore possibile.   Ti potrebbero interessare: Metropolitana di Catania Passante Ferroviario di Catania Al via i lavori della fermata ferroviaria FS a servizio dell'aeroporto di Fontanarossa Collegamento sopraelevato Fontanarossa FS-Aeroporto: un'opportunità pericolosa? Pubblicata la gara d'appalto per la tratta della metropolitana di Catania tra Stesicoro e l'aeroporto di Fontanarossa Passante Ferroviario di Catania, il nuovo percorso approvato dal Comune

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01 ott 2019

DOSSIER | I nodi della “cura del ferro” nell’area metropolitana di Catania tra criticità e opportunità

di Amedeo Paladino

Potrebbe essere un momento irripetibile per il territorio catanese: il governo regionale siciliano ha recentemente presentato gli investimenti in campo per lo sviluppo infrastrutturale. Centinaia di milioni erogati o in arrivo per l’area metropolitana catanese che riguardano principalmente i lavori di Rete Ferroviaria Italiana e Ferrovia Circumetnea. Piani di investimento cospicui che necessitano di un'attenta pianificazione che deve essere su scala metropolitana. Nel dossier a firma di Giuseppe Gullotta che abbiamo il piacere di pubblicare su Mobilita.org poniamo all'attenzione sulle criticità e sulle opportunità di questa congiuntura storica che potrebbe ridisegnare l'intero territorio metropolitano: un'area tra le più popolate d'Italia e per questo motivo problematica dal punto di vista della mobilità. È evidente che la nostra città non possa più sopportare l'enorme mole di veicoli che penetrano quotidianamente attraverso gli assi stradali, causando inquinamento atmosferico e acustico, depauperamento degli spazi pubblici e conseguentemente peggiorando la qualità della vita dei cittadini. La cosiddetta “cura del ferro”, tema centrale dell'analisi del dossier consultabile nel link sottostante, da sola non basta se non accompagnata da misure complementari e integrate per modificare le abitudini di spostamento dei cittadini di Catania e dell’hinterland. Per consultare il dossier ti basta cliccare sul link sottostante e leggerlo quando vuoi. I nodi della cura del ferro nell'area metropolitana di Catania

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02 lug 2019

Clamoroso: rimosse le occlusioni ai varchi pedonali del porto realizzate una settimana fa

di Mobilita Catania

Sicuramente è una situazione in divenire. Certo, però, è clamoroso: oggi sono state rimosse tutte le opere murarie che erano state realizzate la settimana scorsa lungo la cinta muraria nord del porto di Catania, intervento che aveva alimentato discussioni e polemiche per via degli evidenti svantaggi per la mobilità pedonale e la fruibilità del porto da parte di cittadini e turisti, tant'è che lo stesso primo cittadino, Salvo Pogliese, aveva chiesto chiarimenti all'autorità portuale. Nelle foto di Roberto Nicotra, ecco come appare oggi la cinta muraria del porto lungo gli Archi della Marina:   Probabilmente non sarà neanche questo l'assetto definitivo dell'area (dev'essere quantomeno impedito l'accesso a moto e scooter), si vedrà nei prossimi giorni come si evolverà la situazione. Ti potrebbe interessare: Apertura del porto alla città, qualcosa è cambiato: chiusi quasi tutti i varchi aperti nel 2016  

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27 giu 2019

Apertura del porto alla città, qualcosa è cambiato: chiusi quasi tutti i varchi aperti nel 2016

di Mobilita Catania

Un atto soprattutto simbolico, ma con risvolti pratici importanti per catanesi, turisti e crocieristi, quello che nel 2016 aveva visto eliminare l'alta ringhiera che delimitava buona parte del lato nord della cinta portuale, tra gli Archi della Marina e il piazzale della Capitaneria di Porto di Catania, con l'apertura di frequenti varchi che per la prima volta rendevano permeabile alla vista, ma anche alle gambe, il porto della città. Accessi, da allora, utilizzatissimi da cittadini e turisti, in grado di far risparmiare diversi minuti di camminata, soprattutto provenendo dalla zona del Duomo, e di poter vedere e "sentire" il mare senza dover passare da un cancello. Un processo di apertura che era cominciato e che sarebbe dovuto continuare ma che, oggi, registra un deciso passo indietro: tutti questi accessi, infatti, in queste ore stanno venendo murati. Tutti, eccetto uno, che viene comunque ristretto nel passaggio.   Un atto simbolico... al contrario? Segnale che la volontà politica dominante sul rapporto tra mare e città, oggi, è cambiato? Di certo, psicologicamente, l'effetto è che da oggi si vede nuovamente un muro ininterrotto tra il porto e il centro storico e che, inevitabilmente, l'accesso allo scalo è un po' meno semplice di prima. Guardando gli atti pubblicati dall'Autorità di Sistema Portuale, l'intervento potrebbe ricondursi alla delibera numero 113/18 del 13 novembre 2018, dove si approva la nuova perizia tecnica redatta dall’Area Grandi Infrastrutture relativa ai lavori di manutenzione della pavimentazione del sedime portuale di Catania mediante fornitura e collocazione di asfalto, ripristino di un tratto del muro di cinta e fornitura e collocazione di chiusini e griglie per lo scolo delle acque. Tuttavia, il muro di cinta, in premessa, era citato come "tratto di muro perimetrale incidentato", il che farebbe pensare a un altro tratto di muro in altra zona del porto. Negli atti successivi, e precisamente verbale di seduta del 25 marzo 2019 e successiva delibera numero 45/19 del 13 maggio di quest'anno, il muro di cinta, inoltre, non viene più citato. A distanza di circa tre anni dall'inizio del processo di apertura del porto, un inizio, lo ricordiamo, soprattutto simbolico ma anche, evidentemente, pratico, sarebbe stato bello poter scrivere di ulteriori passi avanti piuttosto che registrare questa clamorosa marcia indietro.  AGGIORNAMENTO ore 19:15 Il Sindaco di Catania, Salvo Pogliese, ha richiesto chiarimenti al presidente dell’Autorità portuale, Andrea Annunziata, in merito alla questione di cui l'amministrazione comunale era all'oscuro. Il Presidente Annunziata ha specificato che l'intervento è stato mosso da “imprescindibili ragioni di sicurezza e dal sollecito dalla Capitaneria”, motivate dalla necessità di inibire l'accesso a motociclette e scooter. Va detto, però, che i varchi erano già dotati di dissuasori tali da consentire il passaggio ai pedoni e non ai mezzi a due ruote, come testimoniato da abituali frequentatori del porto. La spiegazione, dunque, appare poco convincente, ma se anche l'intento fosse quello di impedire ogni possibile accesso a due ruote attraverso questi varchi, resta il fatto che in questo modo si è inibito anche ai pedoni. Sarebbe stato probabilmente più semplice e più economico riposizionare in modo più efficiente i dissuasori o dotare i varchi di tornelli girevoli, su modello di quelli presenti lungo il marciapiede attorno al Palazzo di Giustizia della città, tali da permettere il passaggio ai pedoni ma non ad ogni altro mezzo. Il sindaco, in ogni caso, avrebbe chiesto e ottenuto l’apertura, in futuro, di varchi pedonali in aggiunta a quelli (ben pochi, adesso) esistenti lungo il muro di cinta portuale.

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11 giu 2019

Il veliero Amerigo Vespucci nel porto di Catania dal 13 al 16 giugno: sarà possibile visitarlo

di Mobilita Catania

La gloriosa nave scuola Amerigo Vespucci, orgoglio della Marina Militare italiana con i suoi 88 anni di storia, farà tappa nel porto di Catania, dopo diversi anni di assenza, da giovedì 13 a domenica 16 giugno 2019, quando ripartirà alla volta della Sardegna. Per l'occasione sarà aperta al pubblico per visite a bordo che si atterranno ai seguenti orari: Giovedì 13 Giugno: dalle ore 15.30 alle ore 20.30; Venerdì 14 Giugno: dalle ore 15.30 alle ore 20.30; Sabato 15 Giugno: dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 20.30 L’Amerigo Vespucci è un veliero, progettato nella seconda meta degli anni ’20 del secolo scorso, che funge da nave scuola per gli allievi della Marina Militare che devono imparare l’arte della navigazione. Si tratta di una nave a vela con motore e tre alberi verticali, lunga 101 metri e pesante 4.146 tonnellate a pieno carico, con una velocità massima di 10 nodi a motore e 16 a vela. Le sue 24 vele quadre in tela olona, una fibra naturale, hanno un’estensione di 2.635 metri quadri, e il totale delle cime, le corde utilizzate a bordo, è pari a 36 chilometri di lunghezza.  «Non chi comincia ma quel che persevera»: questo il motto dell'Amerigo Vespucci, una massima che gli allievi dell'Accademia Navale di Livorno conoscono bene. Ogni anno, infatti, i cadetti della rigorosa scuola militare italiana, al termine del primo, faticoso anno, partono a bordo dell'Amerigo Vespucci per la tradizionale (e durissima) campagna d'istruzione per i mari del mondo.

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11 apr 2019

FOTO | Il nuovo rapporto tra la città e il mare: le immagini dei progetti vincitori del concorso internazionale di idee

di Andrea Tartaglia

C'è tanto verde e "tanta Catania" nei progetti che hanno visto aggiudicarsi i primi tre posti del concorso internazionale di idee per la riqualificazione del lungomare cittadino, nel tratto compreso tra il Faro Biscari e piazza Europa, ossia la zona più centrale della città, dove insiste il porto e dove è presente la linea ferrata statale, che in tutti i progetti scompare alla vista ma rimane a servire la città sottoterra, liberando preziose aree in superficie. C'è tanta Catania perché in tutti i raggruppamenti di professionisti vincitori ci sono architetti e ingegneri nati o che lavorano sotto l'Etna. Al primo posto, infatti, assieme a Park Associati Srl di Milano (capogruppo), c'è il Consorzio stabile di ingegneria R1 s.c.a.r.l. che ha sede alle porte di Catania, precisamente a San Giovanni la Punta, insieme con la COPRAT di Mantova. Al secondo posto troviamo Calì Architetti, con sede ad AciCastello, e ACA Amore Campione Architettura degli ingegneri catanesi Sebastiano Amore e Angela Campione, con studio a Giarre, affiancati dallo studio catalano Arriola & Fiol arquitectes di Barcellona. Al terzo posto un'altra commistione di successo: la Società di Architettura TernulloMelo Architects, fondata dalla catanese Chiara Ternullo e da Pedro Teixeira de Melo nel 2006, a Lisbona. La presenza dei tanti siciliani, oltre ad aver senz'altro animato la partecipazione a un concorso che, se la politica locale si rivelerà capace, potrà rappresentare molto per il futuro di Catania, si nota particolarmente nella comprensione dei luoghi e nelle proposte che, pur innovative com'è giusto che sia, rispettano e si adeguano alla fisionomia della città, da sempre esempio di dinamismo nel sud Italia. Scopriamo i tre progetti attraverso le immagini dei rispettivi masterplan e dei render più interessanti: 1) Park Associati Srl, Milano; Consorzio stabile di ingegneria R1 s.c.a.r.l., San Giovanni la Punta; COPRAT, Mantova Design team PARK Associati Srl, Milano (MI) Team Filippo Pagliani, Michele Rossi Elisa Taddei (Project Leader) Ciro Capasso, Marinella Ferrari, Andrea Manfredini, Simone Marzorati, Luna Pavanello, Michele Versaci Consulenti RTP Progettazione edilizia, urbanistica, infrastrutture/trasporti, economia/estimo, sismica R1 - Consorzio stabile di ingegneria R1 Scarl, San Giovanni la Punta (CT) Sostenibilità ambientale ed energetica, impiantistica e reti COPRAT – Società di ingegneria, Mantova (MN) Consulenti esterni Landscape Projet Base Sarl, Parigi Infrastrutture e trasporti MIC – Mobility in chain Srl, Milano (MI) Economia / Estimo Smart Land Srl, Mestre (VE) Marketing territoriale Luca Ruggiero, Catania (CT) Gianni Petino, Catania (CT) Teresa Graziano (CT) 2)  Calì Architetti, ACA Amore Campione Architettura, Arriola & Fiol arquitectes La proposta progettuale prevede la riorganizzazione dell’intero sistema costiero – da Piazza Europa al Faro Biscari - a partire dalle peculiarità dei diversi contesti che lo costituiscono, incrociando la lettura longitudinale del margine urbano rappresentato dalla linea di costa con una lettura trasversale degli innesti delle diverse parti di città che lo toccano. Il progetto definisce relazioni urbane, territoriali e paesaggistiche tra il sistema urbano, portuale e territoriale ma anche l'assetto funzionale e della mobilità veicolare, ciclabile e pedonale, il ripensamento e la valorizzazione degli spazi pubblici in generale. L’obiettivo è disegnare un sistema urbano unitario che dia la preminenza alla presenza ed alla fruizione del mare ma che rispecchi al contempo le differenti caratteristiche storiche, morfologiche e funzionali dell’area: una fascia di verde attrezzato estesa lungo gli ambiti interessati dal progetto sulla quale si collocano gli interventi di riqualificazione come emergenze in grado di dare riconoscibilità alle diverse parti di città. La realizzazione del Masterplan proposto si basa su un programma articolato in stralci funzionali che ha come obiettivo l’armonizzazione degli interventi, anche se dipendenti da amministrazioni diverse, attraverso una realizzazione flessibile per fasi di attuazione. Gli stralci funzionali relativi ai diversi sotto-ambiti faranno riferimento ad altrettanti programmi di finanziamento che potranno coinvolgere operatori pubblici e privati attraverso formule differenziate quali project financing, finanziamenti europei, programmi ministeriali etc. Il progetto prevede quindi sia la riconversione e riqualificazione di vecchi edifici ormai in disuso, come la riprogettazione e introduzione di nuovi elementi connettori del tessuto. In Piazza Candido Cannavò (già Piazzale Oceania) e in Piazza Papa Giovanni XXIII, fulcri urbani strategici in cui la ferrovia rappresenta un limite invalicabile per il cittadino, si ricorre a strategie che ne prevedono lo scavalcamento attraverso spazi pubblici quali piazze o parchi, avendo così un vantaggio temporale in termini di tempistiche realizzative sull’idea di interramento della ferrovia. La scelta di costruire in maniera densa ma assolutamente concentrata, come per la torre svettante sulla piazza della stazione, trasmette la volontà forte di lasciare permeabilità tra la città e il mare, rendendo economicamente fattibile la realizzazione di un articolatissimo spazio pubblico fronte mare. GRUPPO DI PROGETTAZIONE Calì architetti Arriola e Fiol arquitectes ACA Amore Campione Architettura Collaboratori: Marialaura Calogero Grazia Corsaro Leonardo Pennisi Gabriele Russo Graziano Testa Consulenti: Sebastiano Impallomeni David Soler 3) TernulloMelo Architects La proposta siculo-lusitana è caratterizzata da una visione della città che ragiona a 360° avvalendosi delle linee guida tipiche delle smart cities, proponendo un miglioramento della viabilità sul lungomare e una città più inclusiva e più creativa come principio per gli spazi pubblici, attraverso la redazione di un Manuale dello Spazio Pubblico, un concetto e un marchio per la città, con una visione non esclusivamente focalizzata sull’attrazione turistica, ma più in generale sul miglioramento della qualità della vita. Architettura: TERNULLOMELO ARCHITECTS  www.ternullomelo.com Chiara Ternullo, Pedro Teixeira de Melo, Federica Russo, Paolo Valastro, Giulia D'Addario Paesaggio: BALDIOS arquitectos paisagistas http://www.baldios.pt Marketing Territoriale: Miguel Fernandes Urbanistica: Ana Escoval Sostenibilità ambientale ed energetica: Fanor Serrano Pedroza Infrastrutture e trasporti: André Remédio http://www.engimind.com Impianti e reti:  Pedro Reis http://www.engimind.com Economia ed estimo: Enza Messina Immagini 3D: TERNULLOMELO e Gianluca Zito Nello studio lusitano ci sono due collaboratori catanesi, Federica Russo e Paolo Valastro, e alla produzione dei render ha partecipato anche il siciliano Gianluca Zito. 

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10 apr 2019

Nuovo lungomare di Catania, dal porto a piazza Europa: scelti i progetti vincitori

di Andrea Tartaglia

Ci sono anche architetti e ingegneri catanesi sul podio dei vincitori del Concorso internazionale di idee per la riqualificazione del waterfront cittadino, dal Faro Biscari a piazza Europa. La competizione, avviata dalla precedente amministrazione comunale e i cui termini erano stati riaperti dall'attuale nei mesi scorsi, si è conclusa premiando al primo posto Park Associati Srl di Milano (capogruppo), insieme con il Consorzio stabile di ingegneria R1 s.c.a.r.l. di San Giovanni la Punta (CT) e la COPRAT di Mantova (mandante); al secondo posto (ad appena un punto di distacco dal primo) un raggruppamento di professionisti in gran parte catanese: Calì architetti, Arriola & Fiol arquitectes (Barcellona) e ACA Amore Campione Architettura e, al terzo, la Società di Architettura “Ternullo / Melo Architects” di Lisbona. La commissione del seggio di gara ha completato i suoi lavori procedendo all’aggiudicazione del concorso internazionale di idee per la rigenerazione urbanistica dell’area lungo il fronte mare cittadino che si estende da Piazza Europa  sino alla zona del faro Biscari, all'altezza della zona meridionale del porto. Complessivamente le aziende dei progetti vincitori si sono aggiudicati la somma di 160 mila euro finanziariamente impegnata dal Comune di Catania nel 2017, da suddividere secondo le modalità previste dal bando. «L’oggetto  "Idee per un Masterplan – Riqualificazione del Waterfront e delle zone di interazione della Città con il Porto e la Ferrovia" della procedura ad evidenza pubblica -ha commentato il sindaco Salvo Pogliese-  rende al meglio la finalità di un bando che abbiamo riaperto per consentire la massima partecipazione di progettisti, anche di rango internazionale, a uno dei piani di sviluppo fondamentali per la nostra Catania. Vale a dire definire con soluzioni progettuali innovative la revisione dello strumento urbanistico, ancora fermo al 1969, di cui il riordino della zona costiera è elemento essenziale per riqualificare per riunire la città e il mare e mettere a sistema un insieme di aree tra loro, oggi, molto diverse tra loro.  Ringrazio tutti i tecnici e i rappresentanti degli ordini professionali che hanno collaborato per l’obiettivo e in particolare il Direttore dell’Urbanistica Biagio Bisignani per avere proceduto all’aggiudicazione in tempi brevissimi, così da armonizzare il lavoro di redazione del nascente Prg a queste straordinarie idee progettuali al massimo livello internazionale, che disegnano la nuova Catania aperta al mare e che ricuce il suo rapporto con il Mediterraneo».   Nell’ampia fascia urbana costiera oggetto del concorso di idee, infatti, ricadono i principali nodi e punti di contatto fra la rete ferroviaria esistente, il porto e la città, aree che oggi rappresentano alcune delle criticità più importanti in ordine al sistema della viabilità, dei luoghi centrali e della residenza abitativa e dello sviluppo ordinato del rapporto città-mare. «Grazie a questi straordinari contributi di idee e progetti al massimo livello internazionale -ha concluso il primo cittadino- proseguiremo con i criteri innovativi di una disciplina pianificatoria complessiva, per giungere alla sintesi migliore e disegnare efficacemente il nuovo rapporto tra il mare e la città del futuro, nell’ambito del nuovo Prg che arriva dopo cinquanta anni di rinvii».   Spetterà ora alla politica locale, nei prossimi anni, tradurre il più possibile in realtà quanto progettato, che per ora si inserisce prepotentemente nel "libro dei sogni" della città di Catania. Molte soluzioni progettuali, oltretutto, sono pensate con elementi architettonici in grado di rendere economicamente sostenibili gli interventi, con un mix di spazi pubblici ed edifici privati in grado di generare profitto. All'amministrazione etnea la sfida di fare davvero diventare Catania una moderna città europea. Qui le immagini dei progetti vincitori: il nuovo rapporto tra la città di Catania e il suo mare.

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