Circumetnea, addio a storica tratta Catania-Paternò

Quella del 15 giugno 2024 è una data che rimarrà nella storia della mobilità etnea, nel bene e nel male.
Per l’ultima volta, infatti, i treni della gloriosa Ferrovia Circumetnea percorreranno il tragitto da Catania a Paternò e viceversa. Questo perché l’esercizio di questa tratta è incompatibile con i lavori della metropolitana nella tratta Misterbianco-Paternò, già avviati nelle scorse settimane da Consorzio Stabile Sis: metropolitana che, in buona parte, si sovrapporrà al percorso in superficie, da cui la necessità di chiudere al traffico ferroviario questo lungo segmento di circa 11,5 km, a cui si somma la decina di chilometri rimanenti da Misterbianco a Catania Borgo.

I treni della Ferrovia Circumetnea continueranno a svolgere il loro servizio (in verità negli ultimi anni già ridotto, in termini di offerta) lungo il percorso Paternò-Randazzo-Riposto, che è anche quello più interessante dal punto di vista paesaggistico. Ma resta il fatto che verrà meno la possibilità di partire dal centro di Catania, percorso dalle “littorine” sin dalla fine del XIX secolo: la Circumetnea, infatti, fu inaugurata Il 2 febbraio 1895 proprio nel tratto Catania-Adernò (la futura Adrano).

È vero che la tratta di cui stiamo parlando sarà, in futuro, servita da un servizio più rapido e frequente, quello della metropolitana: ma quando? Dal centro di Catania, oggi, con la metro in direzione fascia pedemontana, si raggiunge al massimo il quartiere di Nesima e, a breve, Monte Po: siamo ancora dentro i confini municipali del capoluogo. E se, volendo essere ottimisti, nel 2026 saranno ultimati i lavori della metro Misterbianco-Paternò (con finanziamento del PNRR), attualmente non c’è alcuna certezza per quanto riguarda la tempistica della cruciale tratta intermedia, quella Monte Po-Misterbianco i cui lavori non sono mai partiti né si sa quando partiranno, per problematiche di adeguamenti economici che vedono contrapposte Fce e la ditta aggiudicataria, che è il Consorzio Medil (la stessa impresa che dovrà realizzare la tratta verso sud, ossia Stesicoro-Aeroporto, anch’essa senza data certa di inizio lavori).

Si rischia, dunque, di non avere trasporto su ferro tra Paternò e Catania per diversi anni, con l’inevitabile maggior ricorso al servizio gommato che di certo non è amico né dell’ambiente, né del traffico, né dei tempi di percorrenza.

Riflessioni certamente tardive, che constatano da una parte una progettualità che ha sempre previsto la sostituzione integrale del servizio in superficie con quello della metropolitana (che sarà interamente interrata da Catania fino a Piano Tavola), forse a discapito di una fruizione anche turistica della Circumetnea, decantata nei decenni da tanti viaggiatori illustri, prima, e giornalisti di tutto il mondo, poi; dall’altra parte, i costanti problemi (che siano tecnici, burocratici, economici o giudiziari) che hanno caratterizzato e purtroppo caratterizzano ancora i cantieri della metro etnea. Ad esempio, se oggi i lavori della Monte Po-Misterbianco fossero stati in avanzato stato di realizzazione, come sarebbe dovuto essere, probabilmente oggi ci sarebbero minori preoccupazioni.

Ai turisti -ma, ripetiamo, non è possibile sapere quando- per poter godere degli incantevoli e unici panorami dell’Etna dai binari della Circum, non resta che doversi prima recare a Paternò. Peccato che, al pari di chi il territorio lo vive quotidianamente, ciò potrà farsi solo su mezzi gommati per qualche anno.

Alla fine di tutto ciò, ne sarà valsa la pena? Speriamo vivamente di sì. Intanto, il traffico a Catania continua a impazzare e la lentezza del progresso (di cui certo non si vuole negare la necessità) non aiuta di certo la mobilità sostenibile. Ci si è domandato e c’è chi si domanda ancora se, poi, fosse davvero necessario sostituire la tratta Misterbianco-Paternò con una metropolitana piuttosto che potenziare il servizio già esistente in superficie. Ma, anche stavolta, la riflessione è tardiva. Che la metropolitana, comunque, possa garantire un servizio più capillare, frequente e veloce, però, è innegabile: ma ciò, ovviamente, dipenderà dalla qualità del servizio offerto che, a questo punto, si dovrà davvero pretendere di adeguato livello.

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6 Thoughts to “Circumetnea, addio a storica tratta Catania-Paternò”

  1. Antonino

    Follia lucida o palese stupidità? Chiudere una linea ferrata storica, apprezzata e nota in tutto il mondo in cambio di autobus sulla disastratissima direttrice di Paternò: SS 121, senza percorsi alternativi, a due sole corsie senza emergenza, intasatissima ad ogni ora, spessissimo bloccata da incidenti. Tutto questo perché si costruisca PRIMA la metropolitana Misterbianco-Paternò (annunciata —chi ci crede— pronta nel 2026 ma inutilizzabile perché la Metro Monte Po – Misterbianco NON SI SA quando inizia? Siamo matti? E questo è corretta amministrazione?

  2. Salvatore M.

    Come è chiaro da anni FCE e la sua governance ad oggi non riescono a garantire un servizio di qualità, ci sono problemi strutturali anche riguardanti l’organizzazione stessa, per quanto in passato ci sembravano esserci dei miglioramenti, pensiamo al servizio shuttle notturno o al prolungamento delle fasce orarie, siamo fin troppo abituati ai cambio di rotta poco sensati, a discapito della mobilità catanese. Catania si merita ottime aziende di trasporti coordinate da amministrazioni comunali lungimiranti, purtroppo constatiamo che tutto ciò resta una nostra fantasia…

  3. Antonino

    Torno a ripetermi: perché iniziare l’impianto dei siti dei cantieri (servono solo due punti di attacco per gli scavi) interrompendo il servizio ferroviario? Non è affatto tutto sul tracciato della Metro anzi è proprio il contrario. Intanto si butta tutto il traffico sulla strada SS 121 con solo sei corse al giorno di Bus sostitutive dei treni. Alla faccia della transizione ecologica. Ci preoccupiamo delle “vecchie” littorine e poi scarichiamo centinaia di automobili “sostitutive” sulla stessa strada.

    Ed è una vergogna che non si venga a capo di un contenzioso per le tratte importantissime Monte Pò -Misterbianco e Stesicoro-Fontanarossa che rendono INUTILE avere pronto il Misterbianco-Paternò “entro il 2026”. Quanti cambi dovrebbe fare un ipotetico viaggiatore masochista che da Paternò volesse andare “in Metro” all’aeroporto?

  4. DANIELA

    HAI RAGIONE, ANTONINO, UNA FOLLIA ED UNA VERGOGNA!!!

  5. Antonino

    Dico solo una cosa. La Turchia ha costruito in tempi brevissimi altri tre ponti sul Bosforo e una Galleria sottomarina. Quì invece siamo ancora come i “polli di Renzo” a litigare se il Ponte è di Salvini o di Berlusconi e che si potrebbe fare altro…invece del ponte
    Parlate di trasporto aereo e navale; ma lo capite che i costi sono lievitati spaventosamente e che l’unico, possibile, ancora, per l’immediato futuro è il trasporto ferroviario?
    Perché parlate sempre di “turisti” e viaggiatori? Il ponte e le ferrovie servono principalmente al trasporto merci veloce collegando il sud e i suoi porti all’Europa.
    Credete veramente che con la messa al bando tra sei anni di benzina, gasolio e gas, cosa che vuole il trattato europeo, potranno più circolare tanti TIR, auto e Bus su strada? E gli aerei volare ancora?
    Tutto il mondo costruisce ferrovie e ponti per prepararsi all’impatto e qui facciamo ancora questi discorsi?
    Lo sapete quanti miliardi stiamo impiegando per armi (e inquinanti dei territori in guerra)?
    E facciamo i conti in tasca a un’opera che al peggio darà lavoro a migliaia di aziende italiane e non? E che lascerà a Messina e Reggio una metropolitana dello Stretto con 15 stazioni? Per favore, rifletteteci

  6. Catanese

    Ribadisco quanto già richiamato su altri commenti: l’aria condizionata sui convogli deve rimanere in funzione con buona pace di chi soffre di reumatismi; terza vettura da inserire sui convogli ormai pieni all’inverosimile ed una scuola guida per l macchinisti che dia loro la possibilità di capire come utilizzare al meglio i freni quando si arriva nelle stazioni: stanno trasportando persone e non animali.

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