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08 gen 2016

Ciclabile Lungomare e Playa – Porto: aggiudicati i lavori

di Roberto Lentini

Il 2016 si apre con una buona notizia. È stata infatti aggiudicata la gara di appalto  per la realizzazione di due importanti piste ciclabili: quella del lungomare e la porto-playa, con ingresso dal porto di Catania. Ci sarà, quindi, una ricucitura tra la pista ciclabile già esistente in viale Presidente Kennedy e il porto, lato faro Biscari. Anche all'interno del porto, con l'entrata in servizio della nuova darsena, verrà realizzata una nuova pista ciclabile che servirà da raccordo tra la pista ciclabile della playa con il centro città, in attesa di un futuro congiungimento attraverso il passiatore, piazza Papa Giovanni XXIII e viale Africa affinché tutta la costa centrale di Catania possa essere percorribile in bicicletta in tutta sicurezza. La pista, nel tratto del lungomare, sarà lunga 2 km e unirà le piazze Europa e Mancini Battaglia. Sarà realizzata lungo la banchina lato mare, con due corsie per senso di marcia protette da un cordolo, ciascuna larga 1,25 m. Il bando è stato vinto dalla Betel Costruzioni Srl di Belpasso per un importo contrattuale di 168.650 euro. «Se tutto fila liscio – ha affermato l’assessore d’Agata- entro l'estate la pista potrebbe essere cosa fatta, anche perché i lavori non sono particolarmente complessi». L’intoppo potrebbe essere causato da un contenzioso, promosso da una ditta esclusa, che potrebbe far allungare i tempi dell’inizio del cantiere. A questo punto sarebbe estremamente utile che diventasse operativo il Bike Sharing, promosso dall'Autorità Portuale e di cui esistono già le postazioni tutt'attorno lo scalo marittimo, inutilizzate da oltre un anno.  

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28 ott 2015

Catania non è Barcellona, un’analisi sulla mobilità

di Amedeo Paladino

Da alcune ore gli utenti Facebook residenti a Catania per un errore del social network sono catalogati come cittadini catalani nelle informazioni del proprio profilo. Ma Catania non è Barcellona. Questo è palese, forse il calore della città della Catalogna ci avvicina a Barcellona, ma le somiglianze si fermano lì. Approfittiamo del curioso errore per dimostrare questa ovvietà, quest'analisi riguarda solo le tematiche inerenti alla mobilità urbana. Se Catania fosse davvero come Barcellona ci sarebbe un piano per migliorare la mobilità urbana già dal 2006 (Plan de Movilidad Urbana), ci sarebbero chilometri di ciclabili diffuse e ben connesse, ci sarebbe un bike sharing con centinaia di stazioni e migliaia di bici, invece nella nostra città il servizio non è mai stato attivato.   Se Catania fosse Barcellona ci sarebbe la volontà di ridurre l'inquinamento attraverso un piano che si concentra su alcune zone più inquinate della città, le cosiddette “zone di protezione speciale” (ZPE), dove s’intende agire per ridurre al 2010 fino al 30% degli inquinanti più nocivi (NO2 e il PM10). Se Catania fosse Barcellona le politiche sulla mobilità punterebbero  sull’uso più razionale delle automobili, a partire dall’aumento del tasso di occupanti per veicolo; si investirebbero risorse nel trasporto pubblico e campagne di promozione del suo utilizzo. Se Catania fosse Barcellona le nostre strade non sarebbero ingolfate di auto, ma somiglierebbero alla Rambla, un percorso interamente pedonale e ciclabile. Se Catania fosse Barcellona non sarebbe relegata in fondo alla classifica sulla vivibilità.Ieri i catanesi hanno percorso le strade della propria città e sono rimasti bloccati per ore, i cittadini di Barcellona probabilmente no.     Bibliografia: Osservatorio Città Sostenibili, Dipartimento Interateneo Territorio Politecnico e Università di Torino  Ti potrebbe interessare:  VIVIBILITÀ CATANIA | Un disastro su tutti i fronti: il rapporto Ecosistema Urbano  

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18 giu 2015

ESCLUSIVA | Un sistema di Bike Sharing elettrico nei paesi etnei sarà presto realtà

di Andrea Tartaglia

Vi sottoponiamo l'intervista in esclusiva per catania.mobilita.org, presto trasformatasi in una piacevole chiacchierata, avvenuta questa mattina con Marcello Nigro, presidente di Energia Pulita Sicilia (azienda che si occupa di energie rinnovabili), nonché di Conf. S.E.R., ovvero la branca di ConfCommercio per lo Sviluppo delle Energie Rinnovabili. - Il Bike Sharing, sempre più diffuso e comune in Italia e all’estero, dalle nostre parti rappresenta ancora una lacuna da essere colmata. Però progetti e iniziative non mancano: Lei, infatti, è artefice di un interessantissimo progetto di Bike Sharing elettrico che coinvolgerà i paesi etnei dell’hinterland di Catania e, successivamente, anche il capoluogo. Presidente, in cosa consiste il suo progetto? Parto da una premessa. La situazione in Sicilia non è così drammatica come si possa pensare, in Sicilia esistono già ben 1720 km di piste ciclabili (per lo più fuori dei centri urbani, ndr), ma sono però conosciute solo dagli appassionati e spesso in assenza di un quadro efficiente di gestione e manutenzione. Il mio progetto non è finalizzato alla soluzione di un progetto di mobilità articolato in tutta la Sicilia, ma in funzione delle esigenze specifiche di un territorio. Ad esempio, ho già studiato, nell'ambito del PAES (Piano di Azione per l'Energia Sostenibile) un progetto di Bike Sharing per Catania con 25 ciclostazioni. Adesso siamo pronti ad abbracciare la fascia pedemontana dell'Etna, progetto per il quale anche la Ferrovia Circumetnea è interessata. Le istituzioni, in generale, però, non conoscono bene l’argomento e perdono alcune importanti occasioni per farlo. Ad esempio, domani, proprio a Catania ci sarà una grande manifestazione nazionale sul tema della mobilità sostenibile, con la partecipazione di sindaci e altri rappresentanti di enti territoriali, ma non sono state invitate molte associazioni di categoria che potrebbero portare un grande contributo in termini di conoscenza sia teorica che pratica, con la grande esperienza accumulata. Ad esempio, per quest'occasione io non sono stato chiamato in causa. Poi, però, vengo richiesto in disparte per spiegare a chi già opera per il territorio come funzionano molti aspetti della mobilità: nei prossimi giorni sarò infatti, su richiesta, ad Acicastello, dove spiegherò alla giunta cos’è la mobilità. E poi a Catania, per fare altrettanto con la commissione che si occupa dello stesso tema.  In una situazione del genere, dove, mentre ci sono manifestazioni nazionali sul tema, le amministrazioni locali palesano la loro scarsa conoscenza pregressa in materia, cosa posso fare io come imprenditore e come presidente di una delle aziende più tecnologicamente avanzate del settore? In base al territorio devo capire come può funzionare lo sharing nell’area metropolitana. E la ricetta è questa: poiché i comuni non hanno le risorse economiche necessarie, coinvolgo il privato alla presenza del pubblico e propongo un sistema integrato di spostamento sul territorio. Il comune concede gli spazi gratuitamente, il privato che vuole scommettere su quest'opera viene da me formato (l’imprenditore deve capire bene come funziona il sistema) e in poco tempo si è in grado di far partire una rete. Ma alla base ci dev'essere un elevato livello di conoscenza, è imprescindibile. A Siracusa il Bike Sharing c’è ma non funziona, a Catania ci sono -o c'erano?- 250 biciclette distribuite presso gli istituti scolastici. Se il funzionamento non c'è è perché manca la conoscenza e, quindi, l'adeguata gestione e manutenzione. Ci vuole un sistema di controllo dall'alto che vigili sul territorio e sia sempre in grado di intervenire tempestivamente. Se ci saranno delle persone che baseranno il loro lavoro su questo sistema, allora l'ingranaggio funzionerà. Basta vedere il sistema del Bike Sharing del porto di Catania, che non è ancora partito nonostante gli impianti siano pronti da parecchi mesi, perché la gestione viene proposta all’Amt che non ha né le conoscenze né, soprattutto, l'interesse. Quello che io propongo e suggerisco, infatti, è di informare e formare professionalmente le risorse umane che dovranno gestire, come loro principale occupazione, questi sistemi, e lo faccio in prima persona come ConfCommercio con enorme successo, tant'è che presto ci allargheremo su scala regionale. Venendo al progetto, si tratta di un’azione di marketing territoriale. Aci Bonaccorsi, San Gregorio di Catania, Valverde e Viagrande sono i primi comuni ad essere interessati. Anzi, i loro sindaci sono proprio entusiasti: qui sorgeranno 7 ciclostazioni. Adesso si è aggiunto anche il comune di Acicastello, e quindi anche Aci Trezza, Cannizzaro e Ficarazzi. E già così le ciclostazioni aumentano di almeno altre 4 unità. Trattandosi di una zona a forte vocazione turistica, anche gli alberghi saranno coinvolti. Presso ogni ciclostazione si potranno prendere o parcheggiare le biciclette in dotazione della rete, ma anche i cittadini che posseggono già una loro bicicletta, elettrica o muscolare, avranno facoltà di usufruire del parcheggio e delle colonnine di ricarica per il loro mezzo. Si offre così un servizio aggiuntivo, che incentiva l'uso del mezzo ecofriendly a discapito delle automobili, che è lo scopo sociale ed ambientale di tutta l'iniziativa.  - Chi sosterrà i costi di realizzazione, manutenzione e gestione?  L’intervento è rivolto ai privati che se ne occuperanno interamente. I comuni non rischiano nulla. L’imprenditore privato può ottenere molto dalla gestione delle ciclostazioni. Il ritorno economico proviene dall’affitto delle bici. Inoltre le ciclostazioni saranno dotate di monitor gestiti dai privati, con possibilità di pubblicità vendute agli operatori economici. Consideriamo anche l'utenza costituita dai turisti, con la possibilità di organizzare anche itinerari e convenzioni con restauranti, etc. - Dunque, nel breve termine, i primi comuni interessati saranno Aci Bonaccorsi, Acicastello, San Gregorio di Catania, Valverde e Viagrande. Confrontarsi con più di un comune per un unico progetto integrato rappresenta un problema? Ritiene che un ente come la defunta Provincia o la futura Città Metropolitana, potenzialmente, sarebbe un interlocutore più adatto? L'operazione è molto semplice, non ci sono particolari problemi. Io indico ai comuni quali sono gli spazi interessati e i comuni li concedono gratuitamente. Basta questo. Presto anche altri comuni limitrofi, come Aci Sant'Antonio o San Giovanni la Punta, potrebbero essere coinvolti. - Non semplici biciclette, bensì biciclette elettriche. Come mai questa scelta?  Il sistema prevede biciclette elettriche, ma, come detto, non soltanto. Ecco perché ci vogliono manutentori e gestori: anche gli utenti che hanno già una bicicletta potranno usufruire delle ciclostazioni, potendosi rivolgere a tecnici competenti capaci, con piccoli adattamenti, di rendere compatibili biciclette di provenienza esterna ai sistemi di ricarica delle postazioni. Ma anche biciclette tradizionali, ovvero le “muscolari”. Chi abita al settimo piano di un palazzo potrà lasciare il proprio mezzo al sicuro nelle ciclostazioni, anziché dovere faticosamente portarselo su fino al proprio appartamento. Si potrà anche realizzare una  predisposizione per la ricarica delle auto elettriche. - Possiamo pensare, quindi, che il progetto ha buone probabilità di divenire realtà? E con quali tempi, in linea di massima? Dal momento in cui si individuano gli imprenditori interessati, i tempi sono brevi. Questo è il prossimo passo. Mentre i futuri gestori seguono il corso di formazione, intanto si installano gli impianti. Ora dobbiamo trovare gli imprenditori attraverso i canali opportuni. Ogni ciclostazione costa 25-30.000 euro se si attacca alla rete elettrica, i costi sono maggiori in caso di presenza di pannelli fotovoltaici o di strutture "stand alone" (autonome). Ma i tempi di ritorno sono brevi, circa due-tre anni.  - In alcune città italiane, dove sistemi analoghi sono già operativi, talvolta si sono verificati furti delle biciclette. Però a Salerno, ad esempio, una bicicletta che era stata rubata è stata ritrovata nel giro di appena due ore dalla polizia grazie a tecnologie antifurto. Anche nel vostro sistema sono previsti accorgimenti per scoraggiare episodi del genere?  Ogni struttura sarà attrezzata con sistemi di tracciabilità e controllo immediato collegato a società di livello nazionale in grado di intervenire immediatamente. Abbiamo già le convenzioni pronte da siglare con la polizia privata. Ogni bicicletta è assicurata, come d'altronde è obbligatorio, essendo conformi alle normative comunitarie. - La sua azienda lavora con le energie pulite. Per le stazioni di ricarica avete pensato di ricorrere a sistemi ecosostenibili come, ad esempio, pannelli fotovoltaici? È una possibilità. Ma se io oggi ho una pensilina di dimensioni 3 per 10 metri, ad esempio, posso ricavare circa 3kW che non soddisfanno interamente la richiesta di energia. Le batterie devono stare sempre su percentuali piuttosto alte di livello di carica. Ma non dimentichiamoci che già la bicicletta che sostituisce la macchina è un enorme vantaggio per l’ambiente e la salute. - Ritenete che l’assenza di piste ciclabili possa essere un ostacolo per il successo del servizio? O magari un ulteriore stimolo per realizzarne di nuove? Nessun ostacolo, anzi, puntiamo sul miglioramento delle condizioni esistenti. Nei primi cinque paesi interessati stiamo studiando come valorizzare le strutture di richiamo turistico presenti nel territorio, come il museo delle farfalle di Viagrande, ad esempio, dove già esiste una pista ciclabile. - È già possibile immaginare quali possano essere le condizioni e i costi del servizio per gli utenti? Saranno uguali per tutti i comuni interessati, immaginiamo. Sì, saranno uguali per tutti i comuni. Affittare le biciclette costerà 2 euro la prima ora e un euro per quelle successive. In alcune città il primo intervallo di tempo è gratis, ma ciò avviene laddove la gestione è pubblica. In questo caso è necessario garantire il ritorno economico agli investitori, naturalmente al giusto prezzo per l'utenza. - In un secondo momento, il progetto ambisce ad interessare anche la città più grande, Catania. Con quali modalità o tempi?  Dipende dal comune di Catania. Noi siamo già pronti con un grosso progetto, già inserito nel PAES, ma non ci sarebbe neanche bisogno dei finanziamenti pubblici perché ci sarebbero i privati. Catania è l'ente territoriale con cui è più difficile interloquire, ma per dimensioni ed importanza renderebbe tutto più semplice, essendo fortemente attrattiva. Grazie mille, Presidente, e buon lavoro!  

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10 giu 2015

I parcheggi scambiatori di Catania: tra sprechi e potenzialità inespresse

di Roberto Lentini

Il piano parcheggi redatto dall’Amministrazione comunale nel 2004 prevedeva la realizzazione di alcuni parcheggi scambiatori auto – metropolitana, auto - ferrovia, auto - tranvie e/o autobus lungo i flussi di maggiore penetrazione e precisamente: - a Nord: il parcheggio Mediterraneo (1.560 auto e 20 bus) lungo il raccordo autostradale proveniente dal casello di San Gregorio sulla A18; il parcheggio Due Obelischi (1.850 auto e 40 bus) al confine territoriale con Sant’Agata Li Battiati; il parcheggio Misericordia (230 auto e 4 bus) sulla direttrice Mascalucia – San Giovanni Galermo; - ad Est: il parcheggio di Acicastello (600 auto e 20 bus) sulla SS114 in provenienza Acireale – Acicastello; - a Sud: i parcheggi di Fontanarossa (2.600 auto e 60 bus) e di Zia Lisa (1.000 auto e 20 bus) che, oltre a garantire lo scambio modale per i flussi in accesso da sud e dalla tangenziale ovest, costituiscono un importante incremento dell’offerta di sosta a servizio di due grossi poli di attrazione, ovvero, rispettivamente, l’aeroporto ed il cimitero; - ad Ovest: il parcheggio Monte Po (850 auto e 30 bus) lungo gli assi Paternò – Misterbianco (SS121) e Tangenziale – Circonvallazione nord, ed il parcheggio Nesima (1.020 auto e 20 bus) a servizio delle penetrazioni da Camporotondo – San Pietro Clarenza. Di questi parcheggi solo cinque sono stati realizzati, quello di San Giovanni Galermo (Misericordia), quello di Nesima, quello di Fontanarossa, quello di Zia Lisa e quello dei due Obelischi. Il parcheggio scambiatore “Misericordia” a San Giovanni Galermo fu inaugurato il 10 marzo 2007 dall’allora sindaco Scapagnini, potendo ospitare 230 autovetture e 4 autobus. Non è stato mai utilizzato come parcheggio scambiatore e oggi versa in grave stato di abbandono. Il parcheggio scambiatore di Nesima ha circa 400 posti auto garantiti all’interno delle tre sezioni parcheggio: da qui è possibile lasciare l’auto e prendere o un mezzo dell’Amt o la littorina della Fce. Ma risulta poco pubblicizzato e sia i mezzi AMT che la littorina della FCE hanno frequenze troppo basse. Il parcheggio scambiatore Fontanarossa al momento risulta ancora chiuso e dovrebbe essere inaugurato prossimamente. Il parcheggio Due Obelischi, con 1850 posti auto, è attivo e scambia con il BRT1, il bus a transito rapido per piazza Stesicoro. Attualmente è l'unico funzionante ma le sue potenzialità sono maggiori: probabilmente, se fosse capolinea anche di altre linee e fosse maggiormente pubblicizzato, si riuscirebbe a riempire il parcheggio che non arriva mai ad essere del tutto occupato. I parcheggi scambiatori aiuterebbero a snellire il traffico, con diminuzione del numero di automobili e la riduzione dei livelli dell’inquinamento acustico e atmosferico; inoltre verrebbe meno il problema del posteggio tra le vie cittadine. Occorre quindi una maggiore pubblicità e incentivare l’uso di questi parcheggi scambiatori collegandoli al centro e alle zone di maggior interesse con mezzi pubblici frequenti, creando inoltre l’intermodalità con car sharing, bike sharing e bus extraurbani e nel contempo, disincentivare l’entrata delle auto per chi non è residente nella città, creando cioè delle ZTL e strisce blu più onerose per chi viene da fuori o con tariffe via via più alte man mano che si avvicina al centro città. Così si riuscirebbe a ridurre il grave problema del traffico di penetrazione, migliorando di conseguenza la viabilità cittadina e riducendo l’inquinamento.

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25 mag 2015

Bike Sharing Porto-Playa, già sei mesi di ritardo sull’apertura prevista

di Teresa Alessandra Mirabella

A inizio dicembre dello scorso anno il commissario dell'Ente Portuale Cosimo Indaco annunciava: "Vorremmo fare un regalo ai catanesi: le biciclette elettriche entro Natale". Ed effettivamente fecero la loro comparsa le stazioni di ricarica (qui l'articolo di MeridioNews datato 9 dicembre 2014). Nonostante l'iniziativa in sé senza dubbio felice, le perplessità emerse furono tante: in primis quella di mettere in opera un servizio di bike sharing in un asse viario privo di piste o corsie ciclabili e in cui l'unico percorso sicuro che esiste, ovvero all'interno del Porto, è privo di continuità con la Playa e il resto della città. Solo immaginare un turista o un semplice cittadino che, dopo aver preso una bici in Piazza Paolo Borsellino (ex Alcalà), si avventurava per via Domenico Tempio, raggiungeva la zona del Faro e lì arrivava alla pista ciclabile della Playa con tutti i rischi per la propria incolumità che questo comporta, metteva semplicemente i brividi. L'azienda che si è occupata dell'installazione delle colonnine di ricarica, Ecospazio di Trento, ha completato i lavori, ma di bici neanche l'ombra. Oggi, dopo quasi 6 mesi dall'annuncio, è cambiato qualcosa? Lasciamo parlare le immagini.       Se i motivi del mancato inizio del servizio sono da ricercare nell'intento di approntare, contestualmente, percorsi o servizi appannaggio della sicurezza dei ciclisti, il ritardo potrebbe anche essere accetto. Tuttavia mancano informazioni al riguardo e alla data inizialmente prevista, quella del Natale del 2014, certamente le criticità sarebbero state non poche. In attesa di scoprire le ragioni del ritardo, le perplessità aumentano se si ricordano gli altri progetti di mobilità sostenibile abbandonati o snaturati, come le biciclette nelle scuole o, più recentemente, il progetto Pedibus.  

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07 mag 2015

Quanto tempo perdono gli automobilisti catanesi: ce lo dice il Tom Tom Traffic Index.

di Amedeo Paladino

La società olandese ha pubblicato il suo annuale rapporto che monitora la congestione stradale in quasi 200 città in tutto il mondo; attraverso complesse misurazioni si è in grado di analizzare quanto il traffico incide nei tempi di percorrenza in città. Il Tom Tom Traffic Index presentato alcune settimane fa si basa sulle rilevazioni del 2014;  sono state divise le città per numero di abitanti: le metropoli con più di 800 mila abitanti e le città più piccole. Ecco allora i risultati: Istanbul risulta la città più congestionata al mondo, seguita da Città del Messico e Rio de Janeiro; la prima città italiana è invece Roma dove ogni anno gli automobilisti perdono 93 ore fermi negli ingorghi. Nella classifica italiana seguono poi Milano, Napoli e Torino; nella classifica delle città con meno di 800 mila abitanti a livello mondiale spicca invece Palermo in cui nell'ora di punta un automobilista rimane 37 minuti in coda per ogni ora di percorrenza. Tra le città monitorate Catania non è tra le più virtuose, si colloca infatti al 72° posto nel mondo, al 5° posto in Italia e al 2° considerando solo le città con meno di 800 mila abitanti nel territorio italiano. Aldilà della classifica occorre analizzare i dati riguardanti i flussi giornalieri di veicoli: il livello di congestione durante tutta la giornata è il 27%, più approfonditamente durante le ore di punta della mattina e della sera un automobilista catanese rimane fermo negli ingorghi per un tempo che si aggira tra i 22 e i 26 minuti per ogni ora di percorrenza. Il traffico catanese secondo il Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU), redatto nel 2012 e approvato nel 2013 dal Consiglio Comunale, grava sulle casse della città per una cifra di circa 60 milioni di euro ogni anno in termini di congestione e incidentalità stradale, spesa sanitaria, inquinamento e manutenzione stradale. L'indirizzo che l'Amministrazione catanese dovrebbe intraprendere per migliorare la mobilità catanese deve porre tra le priorità il miglioramento del trasporto pubblico, un piano di ZTL, pedonalizzazioni e zone 30, un piano sulla mobilità ciclistica, bike sharing e car sharing, di pari passo a disincentivi all'utilizzo dell'auto, partendo da una revisione della tariffazione della sosta, già da alcuni mesi annunciata dall'Assessorato competente.

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