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29 nov 2018

Piazza Lupo, perché un parcheggio interrato può accontentare tutti

di Andrea Tartaglia

Piazza Pietro Lupo, grande spazio urbano nel cuore della città di Catania, a pochi metri da via Teatro Massimo, è tornata ad essere oggetto di attenzione da parte dell'Amministrazione Comunale e di alcune associazioni civiche. Ciò da quando, nell'ottobre scorso, il Comune di Catania ha annunciato il suo piano di parcheggi scambiatori, il quale ricomprendeva anche il Parcheggio Lupo. Parcheggio che in quel piano, destinato alla realizzazione di aree di sosta in corrispondenza di nodi di scambio con mezzi pubblici (metro e/o bus), effettivamente stonava non poco, innanzitutto per la evidente mancanza della prerogativa necessaria: sebbene così denominato, infatti, non poteva essere considerato un parcheggio di interscambio, poiché non avrebbe scambiato con alcun mezzo pubblico. I parcheggi scambiatori, infatti, sono normalmente di elevata capacità e siti in aree decentrate in corrispondenza di stazioni ferroviarie, metro o capilinea bus, in modo da agevolare l'intermodalità e incentivare la mobilità sostenibile, anche attraverso tariffazioni convenienti in modo da scoraggiare l'uso del mezzo privato per raggiungere il centro. Tutti aspetti che sarebbero venuti a mancare nel caso del parcheggio Lupo, peraltro a raso, quindi con la prospettiva di una distesa di auto in sosta in superficie in pieno centro. Da qui le varie proteste di diverse associazioni civiche, come CittàInsieme o Legambiente Catania, pronte a dare battaglia affinché si scongiurasse la realizzazione di un grande parcheggio a raso nella piazza. Piazza nella quale insiste un edificio pericolante nonché esteticamente discutibile, che peraltro spezza la piazza in due, noto come "palestra Lupo" poiché in passato fu sede anche di attività sportive (sebbene sorto per altri scopi), successivamente abbandonato e quindi preda del degrado. L'edificio, negli ultimi anni, è stato preso in uso da alcuni volontari che ne hanno fatto la sede per diverse attività civiche lodevoli di supporto al quartiere e alla città, volontari pure allarmati perché il parcheggio a raso avrebbe comportato la demolizione dell'edificio. Negli ultimi giorni si sono susseguite diverse novità importanti: la prima è stata che l'Amministrazione Comunale, convintasi dell'inopportunità del parcheggio a raso, ha deciso di non procedere alla sua realizzazione, avviando contestualmente un'interlocuzione con il gruppo occupante la palestra allo scopo di dargli ufficialmente in gestione la struttura, comunque destinata in futuro a essere demolita in caso di reperimento delle risorse economiche ai fini della totale riqualificazione della piazza. Un'ottima prospettiva, considerando anche che per le attività oggi svolte nell'ex palestra si è manifestata l'intenzione di trovare, nel caso, una nuova sede. Ma eccoci alla seconda novità, che annulla la precedente: proprio in questi giorni l'Amministrazione Comunale ha appurato di non disporre del bene in questione in quanto l'ex palestra, prima di proprietà della Regione, è stata già da anni venduta a privati. Qualcosa che avrebbe dovuto essere già noto e invece si è rivelato essere una scoperta. Per mantenere il proposito di demolirla e riqualificare la piazza, quindi, l'amministrazione comunale dovrebbe trovare ulteriori risorse economiche per l'esproprio e far fronte a eventuali opposizioni. Uno scenario evidentemente inverosimile, soprattutto per l'aggravamento delle esigenze economiche, e quindi nefasto, con la realistica possibilità di vedere piazza Pietro Lupo nel medesimo stato attuale ancora per diversi anni, cioè con un edificio pericolante (e... brutto, si passi il termine poco elegante) attorniato da un disordinato parcheggio a raso (com'è noto, infatti, la superficie della piazza è già utilizzata per questo scopo e la demolizione dell'edificio avrebbe permesso di ricavare alcune decine di stalli in più). Alla luce di questa situazione ingarbugliata, una possibile soluzione è quella -tutta da verificare- già occorsa all'Amministrazione Comunale, per parola dell'Assessore alla Mobilità Arcidiacono. E cioè il ritorno a un progetto che risale ai tempi dell'Amministrazione Scapagnini, ovviamente da ridefinire, vale a dire la realizzazione di un parcheggio interrato in project financing, che potrebbe essere realizzato o dagli stessi attuali proprietari della palestra Lupo, o da nuovi soggetti privati in grado di accollarsi le spese, mediante un nuovo bando. Il project financing, lo ricordiamo, consiste sinteticamente nel permettere a privati, con risorse interamente o in buona parte private, di realizzare un'opera pubblica, avendone poi la gestione per un prestabilito numero di anni, tale da compensare la spesa iniziale e garantire un ritorno economico (senza il quale, com'è ovvio, nessuna opera potrebbe essere realizzata da soggetti privati). Si potrebbe dire: ma se così si facesse, non rimarrebbe sempre il "problema" di avere un parcheggio in centro? E qui occorre compiere un ragionamento utile a fare emergere le enormi differenze tra la prima ipotesi di un parcheggio a raso e quella nuova di un parcheggio interrato in project financing, apparentemente così simili. Partiamo, però, da un dato evidente, poc'anzi accennato, che già da solo potrebbe giustificare la prospettiva di realizzare un parcheggio interrato, e cioè: alla luce di quanto sopra, se non si procede a un bando per un parcheggio interrato in piazza Lupo, quest'ultima -con ogni probabilità- rimarrà così com'è ancora per parecchi anni. E cioè una piazza imbruttita dalla presenza di un immobile degradato circondato da una distesa di auto in sosta in superficie. Un parcheggio interrato, invece, consentirebbe, attraverso un bando ben studiato, di ottenere: la demolizione dell'ex palestra Lupo (previa, ovviamente, ricollocazione in altra sede delle attività che vi si svolgono attualmente); l'eliminazione di tutta la sosta veicolare in superficie: non solo da piazza Pietro Lupo, ma anche, volendo, da piazza Angelo Majorana, via Spadaccini e nel tratto di via Monsignor Ventimiglia compreso tra via Antonino di Sangiuliano e piazza Mario Cutelli; la totale riqualificazione in superficie di tutte le aree interessate dalla rimozione della sosta a raso, con nuovo verde pubblico e tutte le attrezzature che si volessero eventualmente fornire; restituire alla piazza la sua vera funzione di spazio pubblico urbano aperto, attrezzato e godibile, piacevole luogo di incontro e per attività all'aria aperta in piena città. Si potrebbe quindi ottenere una riqualificazione in superficie di una vasta area che funge da ingresso al centro storico, il cui cuore si raggiunge, infatti, attraverso le vicine via Di Sangiuliano, piazza Cutelli e via Vittorio Emanuele II, estendendo notevolmente l'area pedonale dall'imbocco di via Teatro Massimo a tutta la piazza Lupo, via Spadaccini e via Monsignor Ventimiglia (nel tratto sopracitato), eccezion fatta, naturalmente, per le opportunamente dimensionate corsie di attraversamento carrabile, da limitare all'effettivo ingombro di mezzi in transito, in modo da impedire -anche fisicamente- fenomeni di "sosta selvaggia". Sì, ma come la mettiamo con la presenza del parcheggio in centro? Innanzitutto va considerato che, nell'ipotesi appena formulata, verrebbero meno molti posti auto in superficie. Posti auto che così, semplicemente, si trasferirebbero sottoterra, dando la legittima possibilità a residenti ed esercenti dell'area di poter comunque disporre, all'occorrenza, dell'accessibilità al mezzo privato, che non può totalmente eliminarsi. Il parcheggio, inoltre, sarebbe pertinenziale, non scambiatore (si è già spiegato perché non può essere scambiatore), cioè con una capacità limitata, di pertinenza, o a servizio, solo dell'area interessata. Per intenderci, avrebbe, o supererebbe di poco, la capacità di tutti gli stalli che sarebbero eliminati dalla superficie ma non diventerebbe polo di attrazione di nuovo traffico urbano. Solo a residenti ed esercenti di attività nell'immediata prossimità della piazza il parcheggio offrirebbe tariffe agevolate. Per tutto il resto dell'utenza, la tariffazione sarebbe maggiorata, in modo da scoraggiare il ricorso all'auto privata e incentivando l'uso del mezzo pubblico, pur permettendo comunque facoltà di scelta, fermo restando che l'utenza, in base a orari, circostanze, capacità motorie, trasporto di materiale, etc. può avere effettivamente bisogno di utilizzare un mezzo privato per recarsi sul posto. Va ricordato che, in fin dei conti, non si tratta di una piazza storico-monumentale come invece sono, tra le altre, piazza Università, piazza Duomo o piazza Vincenzo Bellini, già al centro di aree pedonali o zone a traffico limitato. Si tratta, bensì, di una piazza che rimarrebbe comunque attraversata dal traffico veicolare di via Monsignor Ventimiglia, importante arteria di collegamento per raggiungere il porto, via Cardinale Dusmet, la Civita. In definitiva, il bando in project financing permetterebbe di risolvere molte criticità (economiche in primis), eviterebbe il perpetuarsi dell'attuale situazione della piazza, già degradata e che rischia di rimanere in questo stato per molti anni, non avrebbe impatto negativo sul traffico e permetterebbe una radicale riqualificazione delle aree in superficie, tale da dare un nuovo volto e nuovo valore all'intera area. Tutto ottenibile attraverso un bando ad hoc, che dev'essere capace allo stesso tempo di rendere economicamente appetibile l'operazione pur scongiurando eventuali deviazioni dallo scopo dell'intervento: riqualificare un pezzo di città, il che sottintende, ormai, non ostacolare ma anzi essere di supporto alla mobilità sostenibile. Ti potrebbero interessare: Catania, presentato il nuovo piano di parcheggi scambiatori Parcheggio Lupo, Legambiente: «scelta dannosa trasformare la piazza in parcheggio»  

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03 nov 2018

Piano parcheggi, Legambiente: «una scelta dannosa trasformare piazza Lupo in un parcheggio»

di Mobilita Catania

Nel mese di ottobre la giunta comunale ha deliberato la partecipazione al bando della Regione Siciliana per realizzare cinque parcheggi scambiatori più uno pertinenziale, utilizzando il finanziamento di 23,335 milioni di euro destinati al territorio comunale di Catania. Pubblichiamo a questo proposito la nota di Legambiente Catania. «A distanza di alcune settimane dalla presentazione da parte dell’amministrazione comunale del piano parcheggi è doveroso da parte nostra intervenire sulla questione che sta accendendo gli animi dell’opinione pubblica data l’importanza del tema e la consistente somma di risorse del piano finanziato dalla Regione Siciliana. Lo facciamo a mente fredda e secondo metodi che contraddistinguono Legambiente sia a livello nazionale che locale, cioè l’ambientalismo scientifico, attingendo da documentazioni e studi urbanistici consolidati. Nel mese di agosto di quest’anno è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando di finanziamento del “Programma regionale di investimenti per la realizzazione di parcheggi di interscambio” nelle città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina. La Giunta Comunale di Catania ha deliberato la partecipazione al bando della Regione Siciliana per realizzare quattro parcheggi scambiatori più uno pertinenziale, utilizzando il finanziamento di 23,335 milioni di euro destinati al territorio comunale di Catania. Gli obiettivi esplicitati nel bando sono la riduzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico, da perseguire attraverso la realizzazione di “parcheggi urbani di interscambio a raso, in elevazione o sotterranei con primaria ubicazione al di fuori dei centri storici […] per intercettare il flusso veicolare e incentivare l’uso dei mezzi pubblici, favorendo il decongestionamento dei centri urbani”. L’amministrazione comunale ha deliberato la partecipazione al Programma regionale, avanzando nello specifico, come progetti i parcheggi Sanzio, nell’area adiacente l’omonimo viale, Fleming, nei pressi della stazione Milo della metropolitana, Narciso, adiacente la stazione Borgo, insieme a quelli di via Aci Castello e di piazza Pietro Lupo a pochi metri da piazza Cutelli e piazza Bellini; rimane escluso dal piano San Nullo, che non farà parte dei progetti finanziati dalla Regione. In una visione complessiva e integrata dell’area metropolitana di Catania una corretta gestione della sosta è una delle politiche più efficienti per migliorare le condizioni della mobilità, con l’obiettivo primario di decongestionare il centro urbano. A questo proposito le finalità del Bando di Finanziamento regionale rispondono a pieno ai bisogni di Catania, che convive da decenni con gli effetti negativi di un’urbanizzazione rapida e caotica verso l’hinterland nord della città, perdendo, in 40 anni, oltre il 25% degli abitanti (ben centomila). Tali problemi sono stati acuiti da scelte di politica urbana e dei trasporti tese alla “fluidificazione del traffico” per lo più automobilistico, che ormai non rispondono più alle esigenze di una città che vuole essere moderna, efficiente, accessibile e sostenibile. Il piano parcheggi diventa, quindi, un’opportunità preziosa per la nostra città sia per la consistenza delle risorse economiche a disposizione, che per lo sviluppo infrastrutturale in atto a Catania grazie all'allungamento della linea metropolitana e alla messa in servizio di nuove fermate del passante ferroviario. La fotografia scattata da Ecosistema Urbano, l’annuale rapporto di Legambiente che colloca la nostra città all'ultimo posto tra i 104 comuni italiani, conferma l’urgenza di non perder più tempo e di non commettere più errori. Sul tema della mobilità, che ha il peso più rilevante nel rapporto, si fatica ad implementare politiche efficaci di riduzione della dipendenza dall’uso dell’auto con gravi danni che si riverberano direttamente sull'economia della città creando sacche di disoccupazione, degrado, povertà, disgregazione sociale. La scelta di inserire un’area di sosta a raso, in piazza Pietro Lupo, per 180 posti auto, con un costo presuntivo di circa 2 milioni di euro, persegue le politiche urbane fallimentari portate avanti fino ad adesso e tese, consapevolmente e inconsapevolmente, più all'incentivazione dell’uso dell’auto che alla sua riduzione. Senza dire che il bisogno di parcheggi sentito ed auspicato sempre meno in verità se non da sparute parti sociali cozza con un dato della realtà: i parcheggi già esistenti al centro storico sono vuoti. Un esempio per tutti il “parcheggio del Pino” gestito dalla Sostare a 200 metri da piazza Pietro Lupo. Catania deve, dunque, invertire urgentemente la rotta sulle politiche di mobilità: la riduzione progressiva dell’offerta di sosta e l’implementazione di un sistema di tariffazione della sosta differenziata sono gli strumenti di contenimento più efficaci del numero di auto che entrano nel centro della città. Contestualmente si deve procedere, con decisione e senza passi indietro, all'ampliamento delle zone a traffico limitato e delle isole pedonali e alla messa in opera di infrastrutture ciclabili come strategie di mobilità sostenibile.  Seguendo anche la linea già tracciata da città metropolitane come Bologna, Milano e Firenze per citare solo alcune delle città italiane che, dati alla mano, hanno saputo ben utilizzare fondi e risorse per la mobilità urbana. Restituire gli spazi pubblici a funzioni diverse dal transito e alla sosta delle auto, luoghi dove la gente vive, lavora, gira per negozi e passeggia è l’unico modo per rendere più vivibile la nostra città, favorendo le attività commerciali e contestualmente contribuendo al miglioramento dell'attrattività turistica. Ci auguriamo quindi che una presa di coscienza ed approfondimento di studi specifici, avvalendosi anche delle competenze dell’amministrazione, scongiuri la scelta dannosa di degradare ulteriormente un prezioso spazio pubblico, collocando centinaia di auto in sosta a raso a pochi passi dal Teatro Massimo Bellini».  

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