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01 ott 2019

DOSSIER | I nodi della “cura del ferro” nell’area metropolitana di Catania tra criticità e opportunità

di Amedeo Paladino

Potrebbe essere un momento irripetibile per il territorio catanese: il governo regionale siciliano ha recentemente presentato gli investimenti in campo per lo sviluppo infrastrutturale. Centinaia di milioni erogati o in arrivo per l’area metropolitana catanese che riguardano principalmente i lavori di Rete Ferroviaria Italiana e Ferrovia Circumetnea. Piani di investimento cospicui che necessitano di un'attenta pianificazione che deve essere su scala metropolitana. Nel dossier a firma di Giuseppe Gullotta che abbiamo il piacere di pubblicare su Mobilita.org poniamo all'attenzione sulle criticità e sulle opportunità di questa congiuntura storica che potrebbe ridisegnare l'intero territorio metropolitano: un'area tra le più popolate d'Italia e per questo motivo problematica dal punto di vista della mobilità. È evidente che la nostra città non possa più sopportare l'enorme mole di veicoli che penetrano quotidianamente attraverso gli assi stradali, causando inquinamento atmosferico e acustico, depauperamento degli spazi pubblici e conseguentemente peggiorando la qualità della vita dei cittadini. La cosiddetta “cura del ferro”, tema centrale dell'analisi del dossier consultabile nel link sottostante, da sola non basta se non accompagnata da misure complementari e integrate per modificare le abitudini di spostamento dei cittadini di Catania e dell’hinterland. Per consultare il dossier ti basta cliccare sul link sottostante e leggerlo quando vuoi. I nodi della cura del ferro nell'area metropolitana di Catania

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03 mag 2016

La superstrada Catania-Etna soppianta i sistemi di trasporto pubblico: è davvero necessaria?

di Roberto Lentini

Nel "Patto per lo sviluppo della città di Catania" firmato dal sindaco Bianco con il premier Renzi si è parlato, tra le opere che potrebbero essere finanziate, della nuova Strada dell'Etna, considerata da molti indispensabile via di fuga per i paesi del versante sud dell'Etna La strada venne progettata una decina di anni fa, durante la presidenza alla Provincia Regionale di Raffaele Lombardo, con l’apporto dell’allora Sindaco di San Pietro Clarenza, Enzo Santonocito e attraversava i comuni di Nicolosi, Belpasso, San Pietro Clarenza e Misterbianco per poi allacciarsi alla Tangenziale di Catania, nei pressi degli uffici Anas. Il primo lotto funzionale ha già ricevuto i vari pareri favorevoli da parte degli enti interessati, ed è stato approvato nella Conferenza Speciale di Servizi tenutasi nel luglio del 2015; alcuni Comuni  hanno già avviato le pratiche per l'esproprio dei terreni. La stima complessiva dei lavori è di circa 60 milioni di euro di cui 48 milioni sono stati promessi da Renzi. Questa strada fu pensata circa 20 anni fa quando la visione della mobilità era completamente diversa da quella attuale e dove il mezzo privato era considerato l'unico mezzo di spostamento valido. La strada fu successivamente finanziata dalla Protezione Civile perché ritenuta fondamentale come via di fuga e spesso usata come arma elettorale da molte Amministrazioni come opera essenziale per la viabilità dell'area pedemontana. I buoni propositi firmati con la "Carta di Catania" durante la 1° Conferenza Nazionale sulla mobilità sostenibile tenutasi a Catania lo scorso giugno e la "cura del Ferro" proclamata dal Ministro Delrio, in questo frangente pare siano stati accantonati.   Nuove strade di penetrazione generano traffico e conseguentemente inquinamento. Si tratta quindi della strada giusta? Occorrerebbe invece puntare a infrastrutture di trasporto pubblico: pensiamo alla metropolitana pedemontana: un progetto elaborato dalla Ferrovia Circumetnea e fatto proprio dall’allora Provincia Regionale di Catania lungo l'asse Gravina-Mascalucia-Nicolosi, che renderebbe inutile la realizzazione della nuova arteria.I vantaggi, oltre a evitare la cementificazione di altro suolo, sarebbero molteplici: diminuzione di smog, di rumore, ingorghi e riduzione dei costi del viaggio. Un sistema di trasporto pubblico altrettanto efficiente sarebbe anche la monorotaia dei paesi Etnei, denominata Etnarail, su cui Mobilita Catania ha pubblicato alcuni approfondimenti in esclusiva: l’infrastruttura si pone l’obiettivo di contribuire in maniera determinante al miglioramento della mobilità nell’area metropolitana di Catania, offrendo un servizio veloce ed efficiente in grado di costituire una seria alternativa al mezzo privato per la penetrazione al centro città dalla cintura nord dell’hinterland, potendo anche avvalersi di capilinea da realizzarsi in corrispondenza di stazioni della metropolitana pesante già esistenti. Il progetto preliminare di EtnaRail nel mese di settembre 2015 è stato approvato dalla Città Metropolitana di Catania; il benestare è arrivato anche dai Sindaci dei Comuni coinvolti, dalla Soprintendenza, dal Genio Civile e, in tempi più recenti, anche dall’Anas Ecco cosa aveva affermato il ministro Delrio parlando alla platea di Amministratori e addetti ai lavori intervenuti nell'ultima giornata della Prima conferenza nazionale sulla mobilità sostenibile “La Carta di Catania che verrà fuori da questa due giorni rappresenta il segno di un nuovo inizio nella collaborazione tra governo ed enti locali sul tema della mobilità sostenibile. Sta cambiando la cultura nel Paese, per questo nel collegato Infrastrutture ho voluto mettere le metropolitane nei grandi centri urbani, proprio per dare un segnale di questo cambiamento; perché è nelle città che ci sono le maggiori potenzialità per il settore e la maggiore richiesta di mobilità”.   Probabilmente i nostri Amministratori non sono ancora pronti per mettere in opera delle vere politiche di mobilità sostenibile Ti potrebbero interessare:  VIDEO | Intervista al Ministro Delrio: «La mobilità sostenibile strumento straordinario di crescita» Prima Conferenza sulla Mobilità Sostenibile. La Carta di Catania Patto per Catania: le risorse per infrastrutture e opere Monorotaia di Catania “EtnaRail” | Scheda dell'opera

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17 feb 2016

Il collegamento ferroviario Catania-Fontanarossa rientra nei finanziamenti della “cura del ferro”

di Roberto Lentini

Importanti novità sono emerse nell'incontro tra il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, l’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane Renato Mazzoncini e l’Amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile per il collegamento di Catania con l'aeroporto Fontanarossa.  [foto in evidenza: doppio binario nei pressi di Fontanarossa, fonte Brick84] E' stata presentata, presso la sede del Ministero, la nuova strategia di investimenti sulla rete, la “cura del ferro”  per circa 5,2 miliardi, di cui oltre 4,4 per completare gli interventi in corso e per avviare i nuovi lotti costruttivi delle grandi opere sulle linee ferroviarie inserite nei Corridoi TEN-T che attraversano l’Italia. Le opere funzionali  consentiranno di liberare progressivamente capacità di traffico sulle linee convenzionali. La separazione dei flussi di traffico, grazie alla specializzazione delle linee, lo sviluppo dell’offerta di trasporto regionale e metropolitano in linea con la domanda di mobilità sempre più crescente permetterà di dare risposte concrete alle esigenze dei pendolari. Verranno inoltre potenziate  le linee convenzionali che rientrano nei Corridoi europei TEN-T: Venezia - Trieste, asse orizzontale Torino - Padova, Bologna – Padova, Direttissima Firenze - Roma e Napoli - Salerno - Battipaglia - Reggio Calabria. I finanziamenti pianificati per circa 500 milioni riguardano anche i collegamenti con gli aeroporti Milano Malpensa, Roma Fiumicino, Venezia Marco Polo, Bergamo Orio al Serio, Genova e Catania Fontanarossa. Al momento non conosciamo l'importo esatto destinato alla tratta Catania-Fontanarossa: probabilmente parte dei fondi serviranno per il  raddoppio tra Catania Centrale e Acquicella  (con la creazione di una galleria che passa nell'area del porto di Catania) o per l'abbassamento dei binari  vicino all'aeroporto, propedeutici per l'allungamento della pista. Il costo dell'intera operazione è di 626 milioni di euro di cui al momento ne risultano finanziati solo 17.

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