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14 set 2015

FOTO | Nuove Pantere per la Polizia, saranno dotate del sistema Mercurio per l’accertamento automatico dei veicoli

di Mobilita Catania

Tre nuove Pantere della Polizia sono state presentate sabato 12 settembre  in piazza Duomo a Catania. Le nuove volanti si aggiungono al parco auto dell'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, permettendo il turnover dei mezzi per il controllo del territorio. Le Seat Leon consegnate oggi alla città di Catania fanno parte di un appalto congiunto tra Ministero dell'Interno e della Difesa; in questi mesi già 206 veicoli sono stati consegnati alla Polizia e ai Carabinieri di tutta Italia, nei prossimi tre anni diventeranno 2.400 i veicoli forniti. Per la prima volta le Pantere e le Gazzelle non sono italiane: l'appalto infatti è stato vinto dalla filiale italiana della Volkswagen, di cui fa parte Seat. La casa tedesca ha offerto a Polizia e Carabinieri le Seat Leon al prezzo di 43.897 euro a vettura contro i 43.980 di Fiat. Le Seat Leon hanno dovuto superare numerosi test di affidabilità e solidità per l'approvazione: il parabrezza delle vetture resiste agli spari di fucili d'assalto e le portiere sono anch'esse rinforzate. Le vetture saranno a breve dotate del nuovo e avanzatissimo sistema tecnologico Mercurio, presentato alcuni mesi fa presso la Scuola Superiore di Polizia a Roma: i dispositivi consentono di compiere direttamente accertamenti sulle persone fermate sulla strada, di leggere automaticamente le targhe e di riprendere e trasmettere alla Sala Operativa le immagini dello scenario in cui gli operatori sono impegnati; le informazioni di cui la centrale operativa può disporre per la gestione dell’intervento sono quindi più precise e dettagliate. Il progetto è stato finanziato anche da fondi europei del Programma Operativo Obiettivo Sicurezza 2007-2013.

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10 set 2015

CATANIA ALLAGATA | Oltre ai tombini c’è un’errata gestione del territorio

di Amedeo Paladino

Le foto e i video di via Etnea come un fiume in piena con i palazzi a fare da argine all'acqua che scende verso il mercato storico della Pescheria e gli Archi della Marina fanno ormai parte dell'attualità e della storia recente di Catania. Nel 2002 una ragazza morì trascinata dall'acqua in via Galermo, una tragedia che per fortuna non si è più ripetuta da quel nubifragio del novembre di 13 anni fa. Ma da quel giorno gli allagamenti in città si sono ripetuti più volte, quasi con regolarità. Le foto scattate dopo le piogge del marzo 2013 somigliano a quelle di ieri: 80 millimiteri di pioggia caduti in un'intervallo di tempo di meno di un'ora 2 anni fa, 60 questa volta.  Le opinioni su internet corrono veloci, nell'immediato i commenti provengono più dalla pancia che dalla testa, sospinti dall'indignazione per il pericolo occorso.   Così, senza la pretesa di completezza, proviamo ad individuare cause e responsabilità di questi eventi, diventati consuetudine. Innanzitutto occorre specificare che a Catania non c'è stata nessuna "bomba d'acqua", termine usato per suscitare allarme e sensazionalismo, ma un nubifragio, ovvero un evento atmosferico in cui gli accumuli di pioggia superano i 30 mm in un'ora. In questa breve analisi non faremo riferimento ai cambiamenti climatici, che meritano una trattazione scientifica: le cause e le responsabilità che possiamo individuare sono solo umane.   La scarsa manutenzione dei tombini e delle caditoie è stata individuata come la più immediata origine degli allagamenti; nei giorni scorsi gli operai sono intervenuti nei siti a rischio, mentre  nelle settimane precedenti i torrenti Forcile, Buttaceto e Aquicella sono stati oggetto di pulizia straordinaria: evidentemente non è bastato. I tombini e le caditoie sono circa 20 mila, la cui manutenzione richiederebbe una mole di lavoro non restringibile a giorni, settimane e nemmeno mesi; intervenire alla pulizia ordinaria è spesso impossibile, la maggior parte dei tombini è inaccessibile vista la presenza costante di automobili in sosta regolare e irregolare in tutte le strade, da quelle di scorrimento a quelle di quartiere. Una soluzione, semplice e a costo zero, sarebbe ripristinare la pulizia delle strade con divieto di sosta secondo un calendario di interventi settimanale o mensile. Ma la vulnerabilità del territorio di Catania è tale che i tombini ostruiti non possono essere individuati come causa principale di questi eventi, la pulizia rientra nella gestione dell'ordinario e non dello straordinario.   Infatti la portata degli allagamenti  è stata maggiore perché alle precipitazioni cadute in città si è aggiunta l'acqua proveniente dai paesi a nord e a ovest di Catania. Dove fino a pochi decenni fa si estendevano suoli agricoli e piccoli  insediamenti abitati ora sorgono delle città satellite: i movimenti centrifughi hanno ridotto di 100 mila unità gli abitanti di Catania, provocando degli squilibri di distribuzione della popolazione, oggi infatti più di un catanese su due non risiede in città. Questo processo di deurbanizzazione ha prodotto un territorio vasto e disordinato invaso da milioni di metri cubi di cemento, le aree che naturalmente raccoglievano le precipitazioni hanno perso questa capacità: "Asfalto e cemento rendono praticamente impermeabili i terreni, impedendo il naturale assorbimento che essi assicuravano, quando le acque piovane arrivano a terra evaporano o vengono utilizzate dalle piante, in parte scorrono in superficie o vengono assorbite dal terreno." [Mario Tozzi, Catastrofi] Questo equilibrio è stato forzatamente  modificato in questi decenni di urbanizzazione dei paesi pedemontani. Lo spostamento degli abitanti è avvenuto senza  strumenti urbanistici e adeguate infrastrutture: si parla da decenni del sistema di convogliamento delle acque, ma allo stato attuale il canale di gronda non è messo in rete con l'hinterland e con i paesi pedemontani, in particolare al canale di gronda ovest, tranne Sant'Agata Li Battiati non sono collegati Gravina, San Giovanni La Punta, San Gregorio e Tremestieri Etneo. Proprio nel mese di agosto il Governo ha ammesso ai finanziamenti per la prevenzione del rischio idrogeologico il completamento del canale .   Le strade si trasformano in fiumi in piena perché abbiamo asfaltato e cementificato, modificando l'equilibrio idrogeologico e le opere idrauliche per convogliare le acque, che non trovano più terreno per essere assorbite, non sono state terminate: la responsabilità non si può individuare in questo o quel sindaco, sono tutti ugualmente corresponsabili di una pianificazione errata del territorio. Il dato di fatto da cui bisogna partire è che Catania è un territorio vulnerabile; è necessario che dalla gestione dell'emergenza si passi alla gestione del rischio, approntando misure strutturali e non strutturali per prevenire altri eventi come quello di ieri.    

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Articolo
09 set 2015

FOTO | Gravina di Catania, si spacca l’asfalto tra Fasano e San Paolo

di Amedeo Paladino

Come preannunciato dal Dipartimento Regionale della Protezione Civileil peggioramento delle condizioni meteorologiche sta causando forti disagi nel territorio etneo, interessando anche Catania e l'hinterland. Il maltempo stamattina ha già provocato disagi al traffico ferroviario della linea Messina-Catania. Ecco una foto scattata dopo lo svincolo che collega Fasano con Gravina di Catania e San Paolo.      

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Segnalazione
08 set 2015

Librino, Viale Nitta: tubatura rotta e fornitura d’acqua ridotta

di Mobilita Catania

Raccogliamo la segnalazione di un lettore in merito a un disservizio nella fornitura d'acqua nel quartiere di Librino. In viale Nitta, probabilmente a causa degli scavi che sta effettuando la Telecom, una tubatura si è spaccata provocando il versamento dell'acqua in strada; la falla sta provocando disagi ai residenti a causa della riduzione della fornitura. I tecnici della Sidra hanno risposto alla segnalazione, ma l'intervento non ha ancora risolto la falla alla rete idrica. Le foto sono eloquenti:

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Articolo
07 set 2015

“L’Amministrazione torni sulla sua decisione”: la nota di #Salvaiciclisti Catania

di Amedeo Paladino

Pubblichiamo la nota del movimento #salvaiciclisti Catania in merito alla delibera del Comune in cui viene disposto lo storno delle residue somme di un mutuo per la costruzione di piste ciclabili a favore dell’abbellimento artistico della rotonda del Tondo Gioeni. Qualche giorno fa, abbiamo chiesto al Sindaco un chiarimento circa la scelta della sua Giunta di stornare somme consistenti (circa 900 mila euro) già destinate al finanziamento di una pista ciclabile che nei progetti doveva collegare la Stazione Centrale a Piazza Europa a favore di opere di abbellimento estetico delle aiuole della rotonda del Tondo Gioeni. Nella attesa di una risposta, che confidiamo non sia troppo lunga, riflettiamo su un dato. Ogni proposta, intervento o richiesta di cui il nostro movimento si è fatto promotore è stato appoggiato, sollecitato, sottoscritto da migliaia di cittadini, associazioni, comitati, movimenti. Addirittura una vera mobilitazione per la pista ciclabile del Lungomare, ma anche un bel numero per il progetto di pedonalizzazione di un tratto della via Dusmet- le associazioni che in questi giorni stanno sottoscrivendo sono pubblicate e consultabili nella pagina Facebook Porta Uzeda Liberata ed a breve verrà protocollata la petizione-. Per la pedonalizzazione di un piccolo tratto della piazza Federico di Svevia e la eliminazione degli stalli sostare che deturpano il prospetto del Castello Ursino si sono fatte promotrici tutte le associazioni che hanno organizzato il "Castello Ursino Liberato" e che si sono spese, non per organizzare una festa fine a sè stessa, ma per lanciare un modello di mobilità sostenibile; e il messaggio è stato raccolto così bene dai cittadini che in tanti hanno firmato la petizione per chiedere alla amministrazione, per l'appunto, la piccola pedonalizzazione. Tale partecipazione significa inequivocabilmente che c'è una richiesta di mobilità sostenibile da parte dei catanesi nonché un favore ed una propensione all'utilizzo della bicicletta in città come dimostra anche la impressionante partecipazione alle giornate del Lungomare Liberato. Ma mentre le aspettative dei cittadini al momento rimangono frustrate perché di quei progetti, pur promessi, non se ne scorge neanche l'ombra ci chiediamo se i catanesi siano davvero egualmente interessati ad avere una fontana al centro della rotonda del Tondo Gioeni e se sia davvero davvero sentita come urgente e prioritaria la spesa di 900 mila euro per abbellirne con piante e fiori le aiuole. Ecco questo è oggi il nostro dubbio non avendo avuto notizia di petizioni o istanze in tal senso da nessun cittadino o aggregazione sociale al contrario di quanto accade per il tema della ciclabilità e della sicurezza stradale. Chiediamo che quei fondi siano mantenuti allo scopo per cui erano stati erogati dalla Unione Europea, che non si bruci questa opportunità per Catania di accorciare le distanze con le altre città europee alle quali riconosciamo tutti una grande civiltà ed organizzazione in tema di mobilità urbana. Infatti dall'Europa, insieme al denaro, ci arriva il messaggio e l'esempio di come le piste ciclabili non siano un gioco ma un modo di decongestionare il traffico urbano, ridurre l'inquinamento acustico ed atmosferico. Se gli zampilli della fontana, i colori ed i profumi dei fiori potrebbero allietare, nelle intenzioni della Giunta Comunale, l'attesa in coda delle migliaia di auto quotidianamente intrappolate nel "nodo" del Tondo Gioeni, rimarrebbe peró il dramma della mancanza di risposte concrete al problema del traffico urbano di Catania. Risposte che, guarda caso, potrebbero venire proprio dall'uso coerente ( sia per la loro destinazione, sia in relazione ai bisogni reali della città) del finanziamenti. Ragionare finalmente in termini "europei", realizzando dunque una seria rete di piste ciclabili per offrire ad una parte di cittadini una opportunità di mobilità alternativa all'auto, è quello che le nostre associazioni da tempo auspicano. Ecco perché siamo speranzosi che si sia ancora in tempo perché la Giunta Comunale torni sulla sua decisione.

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