Nell’anno del 900° anniversario del ritorno a Catania delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli, la città si appresta a celebrare la Festa col consueto, enorme, afflusso di persone. Ciò, come sempre, avrà enormi impatti sulla mobilità e sulla viabilità, e neppure quest’anno Catania offrirà le migliori condizioni a coloro i quali vorranno avvalersi del trasporto pubblico locale.
Per chi proviene dall’Hinterland settentrionale e nord-orientale, c’è poco da fare: mezzo privato scelta quasi obbligata, sperando che il 2026 porti buoni nuove nell’iter avviato dalla Città Metropolitana per una nuova infrastruttura di trasporto rapido di massa, sull’evoluzione di quella che fu l’idea EtnaRail di qualche anno fa (futura CiTyLine). Ma è presto per parlarne.
Per chi proviene dall’hinterland nord-occidentale, la dismissione della Ferrovia Circumetnea nel tratto tra Paternò e Catania ha tolto la possibilità di usufruire del trasporto su ferro per raggiungere il centro città e tutto è dirottato sulle più lente linee gommate, che condividono il percorso col traffico privato e, quindi, la relativa congestione. Per poter arrivare a Catania in metropolitana da queste zone, occorreranno ancora anni.
Per chi volesse utilizzare il passante ferroviario, muovendosi quindi lungo la costa (da Taormina in giù) o dalla piana (da Lentini in su), neanche per quest’anno è attivo il servizio ferroviario metropolitano, né tantomeno è stata riaperta la stazione di Catania Acquicella. Quella che è una potenziale seconda linea metro, insomma, rimane una infrastruttura pronta ma senza servizio, che dipende dagli accordi tra Regione Siciliana e Trenitalia, con buona pace dell’utenza dell’area metropolitana etnea. In sostanza, non si usano tutte le fermate disponibili e non esistono né frequenza, né tariffazione né integrazione con gli altri attori di trasporto locale. In tal senso, la Regione Siciliana sembra avere attenzione solo per il capoluogo regionale.
Quanto alle linee gommate di AMTS, il servizio sarà invece normalmente ridotto non essendo percorribili buona parte delle arterie del centro cittadino per via degli eventi e delle processioni né sono ancora stati messi in servizio i nuovi autobus autosnodati che qualche miglioramento, in termini di capacità e comfort all’utenza, darebbero.
Resta, infine, la metropolitana: il servizio sarà sì potenziato negli orari (con ultima corsa posticipata alle 2 del mattino nei giorni 3, 4 e 5 febbraio) e godrà di un miglioramento delle frequenze, ma… nessun anticipo nelle corse mattutine (lasciando scoperta, ad esempio, la messa dell’aurora), nessun approntamento di convogli a quattro casse -una potenzialità della nostra metropolitana mai messa in atto, che aumenterebbe la capacità di trasporto- e pochi margini di miglioramento, anche perché ben tre treni (dei dieci, nuovi totali) sono inutilizzabili in quanto (incautamente?) lasciati al deposito Porto nei giorni del ciclone Harry, dove hanno subito danni e da dove, al momento, non possono neanche ricollegarsi all’infrastruttura principale in quanto la sede del binario è stata distrutta dalla mareggiata per una importante porzione.
Insomma: Cittadini, viva Sant’Agata! Ma andate a piedi o armatevi di… santa pazienza.
Il paradosso è tutto lì: il tempo passa, l’esperienza si consolida ma i progressi tardano ad arrivare.
