20 dic 2018

Passante ferroviario, domani apre la nuova fermata di Picanello. Ma così servirà a poco…


Domani sarà una giornata senza dubbio importante per la città di Catania, visto che vedrà crescere la propria dotazione infrastrutturale nell’ambito del fondamentale settore del trasporto pubblico locale: aprirà al pubblico, infatti, dopo non pochi anni di attesa, una nuova fermata urbana del passante ferroviario cittadino: Catania Picanello, vale a dire l’ultimo tassello mancante alla conclusione dei lavori del nuovo raddoppio della tratta urbana Ognina – Piazza Europa. Oggi l’inaugurazione alla presenza dell’Assessore Regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone.

Se da un lato la notizia è certamente positiva, dall’altro basta poco per rendersi conto che l’infrastruttura, se non supportata da un valido servizio, serve a poco.
Catania è attanagliata dal traffico e il veicolo privato rimane la prima scelta per muoversi nell’area metropolitana da parte dei cittadini tanto del capoluogo come del suo hinterland, soprattutto per la mancanza di valide alternative attraverso mezzi pubblici. Se sulla dorsale centro-periferia nordoccidentale, da quasi due anni, esiste l’ottimo servizio della metropolitana, che non a caso registra una crescita costante di utenza, lo stesso non può dirsi per le altre direttrici di accesso, attraversamento e uscita dalla città. Adesso, però, sulla carta esiste una seconda linea ferrata che può offrire un servizio di tipo metropolitano lungo tutta la fascia orientale della città grazie alla recente riapertura della stazione di Cannizzaro (tre anni fa) e all’apertura delle nuove fermate di Catania Ognina e Catania Europa (l’anno scorso), a cui domani si aggiungerà, per l’appunto, Catania Picanello.

Questo significa che Catania, adesso, dispone di una linea ferroviaria costiera così strutturata, nell’area compresa tra Acireale e Lentini:

  • Acireale
  • Cannizzaro
  • CT Ognina
  • CT Picanello
  • CT Europa
  • CT Centrale
  • CT Acquicella
  • Bicocca (Zona Industriale)
  • Lentini

È evidente, quindi, l’enorme potenzialità di questa linea che, con le sue diverse fermate in ambito urbano, può offrire un servizio anche di tipo metropolitano oltre che per il trasporto regionale, come già avviene in altre grandi città italiane come Palermo, Napoli e Roma, ad esempio.

Qui casca l’asino: il servizio metropolitano, infatti, a Catania non c’è. I treni che fermano presso tutte le fermate sopra riportate sono unicamente treni regionali in servizio lungo la tratta Messina-Siracusa, che non offrono certamente né frequenze né tariffe adatte al trasporto metropolitano. Non solo: la stazione di Catania Acquicella, a servizio di un intero popoloso rione cittadino ma anche del grande cimitero monumentale di Catania, è e rimane inopinatamente chiusa. Non è stata aperta nemmeno in occasione dell’ultima giornata di commemorazione dei defunti, nonostante negli anni passati avesse ottenuto un ottimo riscontro da parte della cittadinanza, nelle analoghe circostanze in cui era stata aperta. Mentre la stazione di Bicocca, potenzialmente una delle più importanti perché a servizio della zona industriale e quindi di migliaia di lavoratori, a cui oltretutto sarebbe opportuno affiancare un servizio navetta per i vari stabilimenti industriali (su modello del riuscitissimo Metro Shuttle Milo-Santa Sofia), non solo è servita da pochi treni al giorno, ma addirittura sono solo due gli orari disponibili per chi, da o per Bicocca, volesse scendere in una stazione diversa da Catania Centrale. Ad esempio, un lavoratore di Picanello che volesse andare al lavoro alla zona industriale in treno, potrebbe farlo esclusivamente alle 5:55 e alle 07:06 del mattino, per poter effettuare lo stesso tragitto di ritorno solamente alle 07:24 e alle 17:35. Ogni altra soluzione (comunque numericamente limitatissima) comporterebbe un cambio a Catania Centrale e tempi di percorrenza dell’intero tragitto variabili tra circa mezz’ora a oltre un’ora, a fronte del poco più di un quarto d’ora che è sufficiente con un collegamento diretto.

Va meglio, ma sempre con grossi limiti, sulla tratta Catania Centrale – Catania Ognina: qui i treni che fermano in tutte le stazioni sono 18 al giorno, ma se vi sembrano molti pensate che la metropolitana, dalle 06:40 alle 21:10, offre circa 150 corse.  Dopo le 07:30, ad esempio, chi volesse andare da Catania Centrale a Picanello dovrebbe attendere ben un’ora e mezza, mentre la sera non troverebbe più treni dopo le 19:38.

Un’altra stranezza consiste nel fatto che non tutti i treni da/per Cannizzaro effettuano le fermate di Catania Europa e Catania Picanello.

I costi? La singola corsa nel solo ambito urbano costa 1,70 euro. Andata e ritorno, quindi, 3,40 euro (mentre il biglietto giornaliero della metro costa appena due euro) e al momento non esiste alcuna integrazione tariffaria né con Amt (linee bus urbane), né con Fce (metropolitana e bus extra urbani) né con Ast (bus extra urbani).

In conclusione, attraverso una similitudine automobilistica, è come se avessimo comprato una macchina (non bella, visto la qualità architettonica piuttosto bassa delle nuove stazioni) ma le mettessimo benzina con il contagocce, impedendoci di usarla quanto e come vorremmo.

C’è ancora molta strada da fare, insomma: spetta alla Regione Siciliana intervenire affinché venga approntato un servizio idoneo all’area metropolitana di Catania mentre il Comune e la Città Metropolitana di Catania, peraltro retti dallo stesso soggetto, nel frattempo, hanno il dovere di spingere in questa direzione e di divenire i naturali mediatori tra Regione e le aziende di trasporto pubblico. Sognando, perché no, un servizio metropolitano lungo la linea delle Ferrovie dello Stato che non necessariamente, in futuro, dovrà essere gestito unicamente da Trenitalia: la Ferrovia Circumetnea potrebbe essere un ottimo fornitore del servizio, chiudendo del tutto l’anello ferroviario attorno al vulcano.


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Un commento per “Passante ferroviario, domani apre la nuova fermata di Picanello. Ma così servirà a poco…
  • Orazio 29
    26 dic 2018 alle 13:19

    Facendo qualche conto rapido il passante di Catania avrebbe avuto grande impulso se si fosse seguito il progetto originario di raddoppio tra la Centrale ed Aquicella, considerato che quella soluzione prevedeva l’attraversamento di aree a forte densità abitativa. Invece si è scelta una variante di percorso che evita l’abbattimento di un palazzo (manco fosse un’opera d’arte) ma condanna un quarto di Catania all’isolamento e rende meno utile un’intera infrastruttura che per carenza di traffico probabilmente verrà gestita così come è gestita adesso: un treno ogni quando capita.


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