Articolo
26 giu 2019

Bus Rapid Transit, approvato il progetto di potenziamento della linea 1

di Mobilita Catania

La linea veloce dell’Amt del BRT1 (Bus Rapid Transit) che connette il parcheggio Due Obelischi con il centro cittadino, sarà presto oggetto di incisivi lavori di ripristino e potenziamento, nell’ambito del programma di finanziamento PON città Metropolitane 2014-2020, per una spesa di 1,5 mln di euro. Contestualmente, l'amministrazione comunale sta elaborando un piano per altre quattro linee Brt. La giunta comunale presieduta dal sindaco Salvo Pogliese, su proposta dell’assessore ai lavori pubblici Pippo Arcidiacono, ha infatti approvato il progetto esecutivo, redatto in collaborazione, dall’ingegnere dell’Amt Antonio Condorelli e dai tecnici comunali diretti dal geometra Sebastiano Scaccianoce, che prevede adeguamenti alla linea di percorrenza originaria, oggetto negli anni scorsi di interventi di modifica, ma anche la sistemazione dei cordoli che verranno ripristinati e adeguati. «La linea BRT1, avviata nell’aprile 2013 -ha spiegato il sindaco Salvo Pogliese- deve ritornare ai livelli iniziali del progetto sia in termini di frequenza delle corse, che di velocità di percorrenza del percorso di attraversamento della città. Prioritario, per noi, è stata dapprima la scelta di accelerare l’inserimento della riqualificazione della linea BRT1 tra gli interventi da realizzare con fondi comunitari e ora l’approvazione del progetto esecutivo, così da bandire la gara d’appalto già nelle prossime settimane. Ovviamente non ci fermiamo qui, ma abbiamo pronto un piano per altre quattro linee Brt su cui i tecnici stanno già lavorando, per offrire un trasporto pubblico sempre migliore, utilizzando allo scopo i fondi comunitari brt». Per l’esecuzione del progetto approvato dalla giunta comunale si prevedono circa sette mesi di lavori. Il percorso del BRT1, dal parcheggio al centro città, verrà migliorato, in un tratto di via Passo Gravina da via Carrubella verso Nord, con l’inserimento di una corsia protetta centrale nella carreggiata. Sempre nello stesso tratto verranno riconfigurati i nodi con via Saverio Fiducia e con via Carrubella. Nella prima rotatoria verranno inserite, all’interno di essa, sia la fermata di andata che quella di ritorno; la seconda verrà rimodulata in maniera da permettere l’attraversamento della stessa al mezzo pubblico. Nel nodo Segantini verrà aumentata la sicurezza, mediante l’inserimento di paline semaforiche, in aggiunta alla esistenti e nuova goccia spartitraffico, pavimentata, sul lato Ovest della rotatoria. Con la demolizione del cavalcavia del Tondo Gioeni, negli anni scorsi, il percorso del BRT era stato necessariamente modificato, comportando una diminuzione significativa della velocità di percorrenza della linea. Tale variazione di percorso, infatti, ha causato, per ragioni di sicurezza, l’abbandono della corsia protetta in via Passo Gravina da via Zacco a via Petraro. Il nuovo progetto prevede il recupero di tale corsia sfruttando il nodo Petraro. Per poterlo utilizzare si è previsto di raccordare la corsia in uscita di via Petraro con via Passo Gravina, in modo da permettere all’autobus di effettuare l’uscita dalla corsia protetta, e ripristinare la fermata “Cittadella Est”, in sicurezza mediante semafori intelligenti comandati dall’avvicinarsi del mezzo pubblico. Nel nodo Lanza, verrà spostata la fermata sulla piazza, in modo da permettere ai passeggeri di scendere in sicurezza sulla piazza esistente. Verrà altresì spostata la fermata di viale Alexander Fleming in modo da renderla equidistante rispetto all’ospedale San Luigi e alla stazione metropolitana “Milo”, aperta nel 2017. Gli incroci verranno regolati mediante semafori cosiddetti “intelligenti”, i quali, percependo l’arrivo del Brt, azionano la fase semaforica, e saranno posti all’intersezione di via Passo Gravina con via Carrubella, con via Saverio Fiducia e con via Petraro. Tutti i semafori già esistenti, inoltre, saranno unificati al sistema operativo previsto per i nuovi. Anche in una visione metropolitana del trasporto pubblico locale la linea 1 del Brt è da considerarsi strategica, poiché il capolinea è collocato all’interno del grande parcheggio di scambio “Due Obelischi”, posizionato ai margini nord dei confini comunali, molto vicino ad altri importanti comuni contigui al capoluogo (Gravina di Catania, Sant'Agata li Battiati, San Giovanni la Punta, San Gregorio di Catania, Tremestieri Etneo). Nella volontà della Giunta Pogliese, il progetto di potenziamento della linea 1 del Brt è da considerarsi come primo elemento strategico da integrare con la realizzazione di una nuova rete di servizi di trasporto pubblico locale basata su altre linee Brt, con rinnovati punti di connessione e scambio intermodale nei parcheggi scambiatori: un piano di interventi che l’amministrazione comunale ha già inserito nel piano di aggiornamento dei finanziamenti del Pon Metro per un ammontare di circa 7,5 milioni di euro.

Leggi tutto    Commenti 1
Articolo
18 giu 2015

ESCLUSIVA | Un sistema di Bike Sharing elettrico nei paesi etnei sarà presto realtà

di Andrea Tartaglia

Vi sottoponiamo l'intervista in esclusiva per catania.mobilita.org, presto trasformatasi in una piacevole chiacchierata, avvenuta questa mattina con Marcello Nigro, presidente di Energia Pulita Sicilia (azienda che si occupa di energie rinnovabili), nonché di Conf. S.E.R., ovvero la branca di ConfCommercio per lo Sviluppo delle Energie Rinnovabili. - Il Bike Sharing, sempre più diffuso e comune in Italia e all’estero, dalle nostre parti rappresenta ancora una lacuna da essere colmata. Però progetti e iniziative non mancano: Lei, infatti, è artefice di un interessantissimo progetto di Bike Sharing elettrico che coinvolgerà i paesi etnei dell’hinterland di Catania e, successivamente, anche il capoluogo. Presidente, in cosa consiste il suo progetto? Parto da una premessa. La situazione in Sicilia non è così drammatica come si possa pensare, in Sicilia esistono già ben 1720 km di piste ciclabili (per lo più fuori dei centri urbani, ndr), ma sono però conosciute solo dagli appassionati e spesso in assenza di un quadro efficiente di gestione e manutenzione. Il mio progetto non è finalizzato alla soluzione di un progetto di mobilità articolato in tutta la Sicilia, ma in funzione delle esigenze specifiche di un territorio. Ad esempio, ho già studiato, nell'ambito del PAES (Piano di Azione per l'Energia Sostenibile) un progetto di Bike Sharing per Catania con 25 ciclostazioni. Adesso siamo pronti ad abbracciare la fascia pedemontana dell'Etna, progetto per il quale anche la Ferrovia Circumetnea è interessata. Le istituzioni, in generale, però, non conoscono bene l’argomento e perdono alcune importanti occasioni per farlo. Ad esempio, domani, proprio a Catania ci sarà una grande manifestazione nazionale sul tema della mobilità sostenibile, con la partecipazione di sindaci e altri rappresentanti di enti territoriali, ma non sono state invitate molte associazioni di categoria che potrebbero portare un grande contributo in termini di conoscenza sia teorica che pratica, con la grande esperienza accumulata. Ad esempio, per quest'occasione io non sono stato chiamato in causa. Poi, però, vengo richiesto in disparte per spiegare a chi già opera per il territorio come funzionano molti aspetti della mobilità: nei prossimi giorni sarò infatti, su richiesta, ad Acicastello, dove spiegherò alla giunta cos’è la mobilità. E poi a Catania, per fare altrettanto con la commissione che si occupa dello stesso tema.  In una situazione del genere, dove, mentre ci sono manifestazioni nazionali sul tema, le amministrazioni locali palesano la loro scarsa conoscenza pregressa in materia, cosa posso fare io come imprenditore e come presidente di una delle aziende più tecnologicamente avanzate del settore? In base al territorio devo capire come può funzionare lo sharing nell’area metropolitana. E la ricetta è questa: poiché i comuni non hanno le risorse economiche necessarie, coinvolgo il privato alla presenza del pubblico e propongo un sistema integrato di spostamento sul territorio. Il comune concede gli spazi gratuitamente, il privato che vuole scommettere su quest'opera viene da me formato (l’imprenditore deve capire bene come funziona il sistema) e in poco tempo si è in grado di far partire una rete. Ma alla base ci dev'essere un elevato livello di conoscenza, è imprescindibile. A Siracusa il Bike Sharing c’è ma non funziona, a Catania ci sono -o c'erano?- 250 biciclette distribuite presso gli istituti scolastici. Se il funzionamento non c'è è perché manca la conoscenza e, quindi, l'adeguata gestione e manutenzione. Ci vuole un sistema di controllo dall'alto che vigili sul territorio e sia sempre in grado di intervenire tempestivamente. Se ci saranno delle persone che baseranno il loro lavoro su questo sistema, allora l'ingranaggio funzionerà. Basta vedere il sistema del Bike Sharing del porto di Catania, che non è ancora partito nonostante gli impianti siano pronti da parecchi mesi, perché la gestione viene proposta all’Amt che non ha né le conoscenze né, soprattutto, l'interesse. Quello che io propongo e suggerisco, infatti, è di informare e formare professionalmente le risorse umane che dovranno gestire, come loro principale occupazione, questi sistemi, e lo faccio in prima persona come ConfCommercio con enorme successo, tant'è che presto ci allargheremo su scala regionale. Venendo al progetto, si tratta di un’azione di marketing territoriale. Aci Bonaccorsi, San Gregorio di Catania, Valverde e Viagrande sono i primi comuni ad essere interessati. Anzi, i loro sindaci sono proprio entusiasti: qui sorgeranno 7 ciclostazioni. Adesso si è aggiunto anche il comune di Acicastello, e quindi anche Aci Trezza, Cannizzaro e Ficarazzi. E già così le ciclostazioni aumentano di almeno altre 4 unità. Trattandosi di una zona a forte vocazione turistica, anche gli alberghi saranno coinvolti. Presso ogni ciclostazione si potranno prendere o parcheggiare le biciclette in dotazione della rete, ma anche i cittadini che posseggono già una loro bicicletta, elettrica o muscolare, avranno facoltà di usufruire del parcheggio e delle colonnine di ricarica per il loro mezzo. Si offre così un servizio aggiuntivo, che incentiva l'uso del mezzo ecofriendly a discapito delle automobili, che è lo scopo sociale ed ambientale di tutta l'iniziativa.  - Chi sosterrà i costi di realizzazione, manutenzione e gestione?  L’intervento è rivolto ai privati che se ne occuperanno interamente. I comuni non rischiano nulla. L’imprenditore privato può ottenere molto dalla gestione delle ciclostazioni. Il ritorno economico proviene dall’affitto delle bici. Inoltre le ciclostazioni saranno dotate di monitor gestiti dai privati, con possibilità di pubblicità vendute agli operatori economici. Consideriamo anche l'utenza costituita dai turisti, con la possibilità di organizzare anche itinerari e convenzioni con restauranti, etc. - Dunque, nel breve termine, i primi comuni interessati saranno Aci Bonaccorsi, Acicastello, San Gregorio di Catania, Valverde e Viagrande. Confrontarsi con più di un comune per un unico progetto integrato rappresenta un problema? Ritiene che un ente come la defunta Provincia o la futura Città Metropolitana, potenzialmente, sarebbe un interlocutore più adatto? L'operazione è molto semplice, non ci sono particolari problemi. Io indico ai comuni quali sono gli spazi interessati e i comuni li concedono gratuitamente. Basta questo. Presto anche altri comuni limitrofi, come Aci Sant'Antonio o San Giovanni la Punta, potrebbero essere coinvolti. - Non semplici biciclette, bensì biciclette elettriche. Come mai questa scelta?  Il sistema prevede biciclette elettriche, ma, come detto, non soltanto. Ecco perché ci vogliono manutentori e gestori: anche gli utenti che hanno già una bicicletta potranno usufruire delle ciclostazioni, potendosi rivolgere a tecnici competenti capaci, con piccoli adattamenti, di rendere compatibili biciclette di provenienza esterna ai sistemi di ricarica delle postazioni. Ma anche biciclette tradizionali, ovvero le “muscolari”. Chi abita al settimo piano di un palazzo potrà lasciare il proprio mezzo al sicuro nelle ciclostazioni, anziché dovere faticosamente portarselo su fino al proprio appartamento. Si potrà anche realizzare una  predisposizione per la ricarica delle auto elettriche. - Possiamo pensare, quindi, che il progetto ha buone probabilità di divenire realtà? E con quali tempi, in linea di massima? Dal momento in cui si individuano gli imprenditori interessati, i tempi sono brevi. Questo è il prossimo passo. Mentre i futuri gestori seguono il corso di formazione, intanto si installano gli impianti. Ora dobbiamo trovare gli imprenditori attraverso i canali opportuni. Ogni ciclostazione costa 25-30.000 euro se si attacca alla rete elettrica, i costi sono maggiori in caso di presenza di pannelli fotovoltaici o di strutture "stand alone" (autonome). Ma i tempi di ritorno sono brevi, circa due-tre anni.  - In alcune città italiane, dove sistemi analoghi sono già operativi, talvolta si sono verificati furti delle biciclette. Però a Salerno, ad esempio, una bicicletta che era stata rubata è stata ritrovata nel giro di appena due ore dalla polizia grazie a tecnologie antifurto. Anche nel vostro sistema sono previsti accorgimenti per scoraggiare episodi del genere?  Ogni struttura sarà attrezzata con sistemi di tracciabilità e controllo immediato collegato a società di livello nazionale in grado di intervenire immediatamente. Abbiamo già le convenzioni pronte da siglare con la polizia privata. Ogni bicicletta è assicurata, come d'altronde è obbligatorio, essendo conformi alle normative comunitarie. - La sua azienda lavora con le energie pulite. Per le stazioni di ricarica avete pensato di ricorrere a sistemi ecosostenibili come, ad esempio, pannelli fotovoltaici? È una possibilità. Ma se io oggi ho una pensilina di dimensioni 3 per 10 metri, ad esempio, posso ricavare circa 3kW che non soddisfanno interamente la richiesta di energia. Le batterie devono stare sempre su percentuali piuttosto alte di livello di carica. Ma non dimentichiamoci che già la bicicletta che sostituisce la macchina è un enorme vantaggio per l’ambiente e la salute. - Ritenete che l’assenza di piste ciclabili possa essere un ostacolo per il successo del servizio? O magari un ulteriore stimolo per realizzarne di nuove? Nessun ostacolo, anzi, puntiamo sul miglioramento delle condizioni esistenti. Nei primi cinque paesi interessati stiamo studiando come valorizzare le strutture di richiamo turistico presenti nel territorio, come il museo delle farfalle di Viagrande, ad esempio, dove già esiste una pista ciclabile. - È già possibile immaginare quali possano essere le condizioni e i costi del servizio per gli utenti? Saranno uguali per tutti i comuni interessati, immaginiamo. Sì, saranno uguali per tutti i comuni. Affittare le biciclette costerà 2 euro la prima ora e un euro per quelle successive. In alcune città il primo intervallo di tempo è gratis, ma ciò avviene laddove la gestione è pubblica. In questo caso è necessario garantire il ritorno economico agli investitori, naturalmente al giusto prezzo per l'utenza. - In un secondo momento, il progetto ambisce ad interessare anche la città più grande, Catania. Con quali modalità o tempi?  Dipende dal comune di Catania. Noi siamo già pronti con un grosso progetto, già inserito nel PAES, ma non ci sarebbe neanche bisogno dei finanziamenti pubblici perché ci sarebbero i privati. Catania è l'ente territoriale con cui è più difficile interloquire, ma per dimensioni ed importanza renderebbe tutto più semplice, essendo fortemente attrattiva. Grazie mille, Presidente, e buon lavoro!  

Leggi tutto    Commenti 0