27 giu 2017

Catania: un time-lapse lungo 32 anni, com’è cambiato il territorio dal 1984 al 2016


Per capire Catania bisogna guardarla dall’alto: attraverso la funzione Timelapse di Google Earth Engine sviluppata insieme alla Carnegie Mellon University, che analizza e processa le fotografie satellitari del globo è possibile avere contezza del processo di urbanizzazione del territorio e la doverosa qualificazione di metropoli.


Il territorio catanese si è fortemente antropizzato in un arco temporale individuabile negli ultimi 40 anni: la città, infatti, sin dagli anni ’70, si è estesa principalmente verso nord nei comuni etnei dell’hinterland, perdendo, in 40 anni, oltre il 25% degli abitanti (ben centomila).

Catania in senso stretto è la più popolosa città italiana non capoluogo di regione con i suoi 313 mila abitanti; tuttavia racchiudere la città entro questo dato statistico è piuttosto limitativo: infatti se consideriamo i comuni dell’hinterland che si sviluppano senza soluzione di discontinuità si arriva a 550 mila. Ma se si aggiungono le città satellite di Acireale, Belpasso, Paternò la conurbazione di Catania raggiunge 650 mila abitanti.

La crescita del numero degli abitanti di Gravina di Catania, Mascalucia, Misterbianco, San Giovanni La Punta, Sant’Agata Li Battiati, San Gregorio di Catania e Tremestieri Etneo è stata vertiginosa.

Ecco com’è cambiato il territorio catanese negli ultimi 32 anni:

La città metropolitana di Catania comprende i 58 comuni dell’ex provincia e conta più di un milione di abitanti, dei quali appunto più di 600 mila tra Catania e il suo hinterland, rendendo il territorio etneo una “piccola metropoli” (ma non poi così piccola) con pochi onori e molti oneri connessi a questa qualificazione di fatto.

Un territorio vasto in cui il comune di Catania rappresenta il centro gravitazionale grazie alle “funzioni” che qui si svolgono e ai tanti servizi presenti.

Per approfondire questo argomento vi consigliamo il seguente l’articolo:

Catania “provincia”, errore Capitale! La nostra città una “piccola metropoli”


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2 commenti per “Catania: un time-lapse lungo 32 anni, com’è cambiato il territorio dal 1984 al 2016
  • ct64 74
    01 lug 2017 alle 13:13

    Il dato della popolazione del comune ha una sua importanza come dato “ufficiale”, ma non meno importante è la popolazione residente entro una distanza fissa perchè ovviamente chi si trova in un comune limitrofo o vicino potrà facilmente recarsi nel capoluogo anche più volte al giorno per motivi di lavoro, svago, etc. Per questo motivo la localizzazione di molti servizi (ad esempio negozi, ospedali, scuole) segue piuttosto il criterio che si definisce del bacino d’utenza piuttosto che la popolazione residente nel comune. Si parla anche di sistemi locali del lavoro per definire un’area che copre vari comuni ma con legami così stretti e distanze talmente ridotte da essere assimilabile ad un’unica città. Nel caso di Catania queste condizioni ricorrono effettivamente ed abbondamente tanto che nella stima della popolazione entro un raggio fissato di 20 km si trova in settima posizione: Milano 3100k, Roma 2800k, Napoli 2700k, Torino 1630k, Palermo 914k, Firenze 850k, Catania 736k, Bologna 660k, Genova 637k, Bari 622k (fonte dati ISTAT 2012, da rivedere in base al riallineamento effettuato nel 2013). Ovviamente le stime danno solo un’idea ma si può affermare tranquillamente che per dimensione demografica Catania è allineata con molti dei più importanti capoluoghi di regione italiani.

  • Orazio 13
    01 lug 2017 alle 18:27

    Certo che da una parte l’hinterland è come se fosse Catania, anche considerato che vi abitano prevalentemente catanesi, dall’altro si tratta sempre di luoghi assolutamente scollegati con la città in senso stretto. Stradoni e stradelle percorse da auto ad elevata velocità, senza marciapiedi, senza infrastrutture, senza trasporti pubblici. A partire da quell’hinterland effettivamente considerato Catania perché effettivamente e fisicamente inglobato a Catania, come Canalicchio, Cannizzaro, San Paolo, Belsito etc etc.

    E’ su questo versante che occorre lavorare. Sulla effettiva coesione di tutte le aree dell’hinterland. Fino ad allora a parlare di città di 600.000 ab. si sfiora il ridicolo.


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