Articolo
02 lug 2015

“Andiamo a scuola in BiciBus e PediBus”: l’esempio di Reggio Emilia da applicare a Catania

di Annamaria Pace

Il progetto “Pedibus” è stato illustrato, durante la 1° Conferenza sulla Mobilità Sostenibile, da Andrea Marconi, Mobility Manager I.C. “Ligabue” del Comune di Reggio Emilia, il quale ci ha rilasciato anche un'intervista. Vediamo quali sono i punti di forza e le modalità per far partire, anche a Catania, questo importante strumento. A Reggio Emilia il progetto “andiamo a scuola in BiciBus e PediBus" è nato nel 2003 nell’ambito del progetto "A scuola da soli in sicurezza" coordinato dal Comune di Reggio Emilia, Servizio Politiche per la Mobilità e Ufficio Mobilità ciclabile, in collaborazione con l'Associazione "Tuttinbici–FIAB",  producendo numerosi risultati positivi. ll BiciBus è formato da gruppo di scolari che va e torna da scuola accompagnato in bicicletta da genitori volontari lungo percorsi prestabiliti, messi in sicurezza, segnalati da scritte a terra facilmente individuabili da bambini e automobilisti. Il PediBus è una carovana di bambini, accompagnata da genitori volontari, che va a scuola insieme camminando lungo un percorso prestabilito. Entrambi i progetti raggiungono importanti obiettivi: i bambini socializzano e si muovono, si riduce l’inquinamento, si ottiene un risparmio energetico e si acquisisce una maggiore consapevolezza dei pericoli stradali oltre ad insegnare a i bambini a orientarsi nel quartiere di appartenenza. A Catania invece lo stesso nome è stato dato al riduttivo servizio, svolto da pensionati retribuiti dal Comune, che consiste nella vigilanza dei punti di attraversamento stradale in prossimità delle scuole finanziato dal Ministero Dell’Ambiente con una somma di 135.000 Euro . La variante catanese del Pedibus non riprende minimamente il progetto esistente in Italia ed in Europa, ma oltretutto non migliora la sicurezza dei pedoni e non salvaguarda la salute dei bambini; nel frattempo i nostri bambini respirano smog e camminano nel caos e tra le auto.   Basterebbe coordinare i dirigenti scolastici gli  insegnanti e i genitori e l'inferno davanti le nostre scuole scomparirebbe insieme alle auto in terza e quarta fila davanti al naso dei bambini.  

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Articolo
20 mag 2015

Inquinamento dell’aria, i bambini i più colpiti. Ma il progetto Pedibus non funziona

di Annamaria Pace

Chi vive in città è regolarmente esposto ad alti livelli di inquinamento dannosi per la salute e i soggetti più esposti sono soprattutto i bambini; la nostra città, come rilevano le centraline per il monitoraggio dell'aria, supera i limiti consentiti dalla legge e dalle direttive europee, sottoponendo la salute dei cittadini a gravi rischi. Le polveri sottili sospese nell’aria, nello specifico il particolato PM10 (insieme di particelle di diametro inferiore a 10 millesimi di millimetro) sono composte da metalli, silice, inquinati solidi e fibre, e possono depositarsi nelle vie aeree superiori (naso e gola), lungo la trachea ed i bronchi o arrivare fino agli alveoli, le piccole sacche dove avviene lo scambio di ossigeno e anidride carbonica. I bambini sono i più esposti perché i loro polmoni, il loro sistema cardiovascolare e tutto il sistema immunitario sono in crescita: i più giovani respirano più aria degli adulti perché in proporzione hanno superfici polmonari più estese in rapporto al loro peso. Inoltre i bambini respirano più spesso dalla bocca ed essendo piccoli di altezza sono più vicini alla fascia di emissioni degli scarichi dei veicoli e alle particelle emesse dall’usura di freni e pneumatici. Questa giornaliera esposizione all’aria inquinata può causare irritazione al naso, gola e occhi causando, secondo alcuni recenti studi, frequenti attacchi d’asma e secondo i ricercatori del progetto Escape (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects), in particolare nei bambini al di sotto dei due anni può causare un maggior rischio di polmonite. Gli effetti degli alti livelli di inquinamento causano una maggiore assunzione di farmaci, un aumento di visite pediatriche e ricoveri ospedalieri. A Catania ogni giorno i bambini entrano ed escono da scuola in aree con livelli di inquinamento altissimo causato soprattutto dai veicoli di proprietà dei genitori che paradossalmente sono i primi interessati alla salute dei propri figli. Le macchine in doppia fila e i motoveicoli posteggiati fin sopra i marciapiedi sono una costante nei momenti di entrata ed uscita dalla scuola e sono la causa non solo di inquinamento ma anche di una ridotta sicurezza stradale . In tutta Italia esiste il progetto Pedibus che si pone l’obiettivo di accompagnare i bambini in sicurezza a scuola tramite l’organizzazione di piccoli gruppi di bambini che arrivano a scuola e ritornano a casa accompagnati da volontari e da personale incaricato dal Comune. A Catania invece lo stesso nome è stato dato al riduttivo servizio, svolto da pensionati retribuiti dal Comune, che consiste nella vigilanza dei punti di attraversamento stradale in prossimità delle scuole. Proprio in questi giorni scade il bando per l’assunzione di altri venti pensionati addetti a “vigilare” sull’incolumità e la sicurezza all’uscita e all’entrata della scuola. Il bando rientra nell’ambito del progetto Pedibus finanziato dal Ministero Dell’Ambiente con una somma di 135.000 Euro . Sarebbe utile mostrare all’Amministrazione Comunale come questo servizio non raggiunge minimamente gli obiettivi preposti, infatti i pensionati addetti al servizio sono totalmente inefficaci poiché non possono sanzionare gli automobilisti indisciplinati non avendo i requisiti. Quindi non solo “La variante Pedibus” , tutta catanese, non riprende minimamente il progetto esistente in Italia ed in Europa, ma oltretutto non migliora la sicurezza dei pedoni e non salvaguarda la salute dei bambini. Affiancare ai pensionati “vigilanti” un Ausiliario dipendente del Comune (dipendenti di Sostare S.r.l), potrebbe migliorare la situazione attuale. Infatti il dipendente di Sostare potrebbe sanzionare, anche fuori delle strisce blu, gli automobilisti indisciplinati: questo sarebbe possibile secondo quanto stabilito dalla sentenza di Cassazione civile, sez. II, sentenza 27.10.2009 n°22676 secondo la quale determinate funzioni pubbliche possono essere svolte in via eccezionale anche da soggetti privati che abbiano una particolare investitura. Se proprio a Catania non si riesce a creare un Pedibus congruente al progetto originario, questa sarebbe forse una soluzione per tutelare la salute e la sicurezza stradale non solo nei confronti dei nostri bambini ma nell’interesse di tutti i cittadini che desiderano una Catania più pulita ed ordinata.

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Proposta
02 mag 2015

Strade scolastiche “Car free”: perché non anche a Catania?

di Annamaria Pace

Quanto segue è un ottimo esempio di buona amministrazione italiana nel campo della mobiltà sostenibile applicata al mondo della scuola. “Strade scolastiche” è un progetto, nato un decennio fa a Bolzano su iniziativa della Polizia Municipale, in particolare da un’idea dei vigili di quartiere. L’iniziativa si proponeva di porre un freno ai numerosi incidenti che si verificavano davanti alle scuole locali, a causa dell’elevato traffico automobilistico coincidente con gli orari di ingresso e uscita dei bambini. L’obiettivo era creare le basi per lo sviluppo di una mobilità alternativa ed ecosostenibile che coinvolgesse prima di tutto i bambini, gli adulti di domani. L’idea, subito sposata con entusiasmo dal Comune, prevedeva la chiusura al traffico per un quarto d’ora in alcune vie dove si trovavano delle scuole elementari della città (otto strade scolastiche su sedici plessi), in coincidenza con l’ingresso/uscita dei bambini. In quei quindici minuti nessun veicolo poteva circolare ad eccezione di quelli dei residenti in uscita. Com’era prevedibile all’inizio il progetto suscitò non poche lamentele, prime fra tutte quelle di molti insegnanti infastiditi dall’impossibilità di poter raggiungere in auto le loro scuole e preoccupati dall’idea di dover percorrere, ogni giorno, qualche centinaio di metri a piedi per recarsi sul posto di lavoro. Le proteste sono state così forti che in alcuni casi si arrivò anche a minacciare la denuncia nei confronti di Comune e Polizia per limitazione della libertà personale. Poi, fortunatamente, anche alla luce dei buoni risultati ottenuti dal progetto, apprezzato sempre più da famiglie e scolari, la situazione lentamente si tranquillizzò e diventò normale convivere con strade senza auto e con gruppi di bambini vocianti che andavano a scuola da soli o organizzati in gruppi. Fu previsto anche un accompagnamento dai cosiddetti “nonni vigili”, coinvolgendo una cooperativa di anziani, che giornalmente fu incaricata di “scortare” comitive di bambini aiutandoli ad attraversare le strade. Tutto questo, com'è facilmente immaginabile, non è stato ottenuto in un giorno, ma in anni di paziente e sapiente lavoro ed impegno della Amministrazione Comunale che con l’ausilio dei Vigili Urbani è entrata nelle scuole per educare i bambini ad un corretto uso della strada, facendo crescere negli stessi la consapevolezza di una mobilità alternativa, che privilegia gli spostamenti a piedi, in bici e con i mezzi pubblici non solo è possibile, ma apporta notevoli benefici alla nostra salute e all’ambiente. Questa storia mette in luce importanti risultati: dal 2005 al 2009, a Bolzano, gli incidenti che hanno visto coinvolti bambini all’uscita da scuola si sono dimezzati passando da 18 a 9 (e quasi tutti bambini erano trasportati su mezzi a motore), segno che una minore congestione da traffico e la chiusura di alcune strade limitrofe alle scuole ha avuto i suoi effetti positivi. Non si devono dimenticare anche gli effetti a lungo termine, come il miglioramento della qualità dell’aria e lo sviluppo di una coscienza ambientalista nei bambini, effetti attualmente difficilmente quantificabili ma di sicuro impatto sulla qualità della vita soprattutto delle future generazioni. Questo a dimostrazione che quando la politica sa far bene il suo mestiere a guadagnarci è il benessere della collettività. Vi ho raccontato questa storia per sottolineare, se ancora fosse necessario, come a Catania siamo indietro rispetto a politiche efficaci sulla mobilità sostenibile da parte dell’Amministrazione Comunale. Ma dato che l’importante è cominciare e sensibilizzare l’opinione pubblica, sarebbe di buon auspicio che, oltre alla promessa di realizzazione di “una prima pista ciclabile vera” si faccia qualcosa di più, ad esempio utilizzare il già finanziato progetto “pedibus” nell’organizzazione di “strade scolastiche” con la super visione dei “nonni vigili”, già assunti dall’Amministrazione Comunale per un progetto “Pedibus Catanese” che di sostenibile ha ben poco. Tutto ciò si potrebbe realizzare ad un costo pari allo zero. Ci chiediamo cui prodest? a chi giova che la città di Catania rimanga in un totale immobilismo rispetto ad ogni progetto sostenibile rivolto alle scuola, luogo in cui crescono le generazioni future di una Catania desiderosa di cambiamenti.  

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