03 mag 2016

La superstrada Catania-Etna soppianta i sistemi di trasporto pubblico: è davvero necessaria?


Nel “Patto per lo sviluppo della città di Catania” firmato dal sindaco Bianco con il premier Renzi si è parlato, tra le opere che potrebbero essere finanziate, della nuova Strada dell’Etna, considerata da molti indispensabile via di fuga per i paesi del versante sud dell’Etna


La strada venne progettata una decina di anni fa, durante la presidenza alla Provincia Regionale di Raffaele Lombardo, con l’apporto dell’allora Sindaco di San Pietro Clarenza, Enzo Santonocito e attraversava i comuni di Nicolosi, Belpasso, San Pietro Clarenza e Misterbianco per poi allacciarsi alla Tangenziale di Catania, nei pressi degli uffici Anas.
Il primo lotto funzionale ha già ricevuto i vari pareri favorevoli da parte degli enti interessati, ed è stato approvato nella Conferenza Speciale di Servizi tenutasi nel luglio del 2015; alcuni Comuni  hanno già avviato le pratiche per l’esproprio dei terreni. La stima complessiva dei lavori è di circa 60 milioni di euro di cui 48 milioni sono stati promessi da Renzi.
Questa strada fu pensata circa 20 anni fa quando la visione della mobilità era completamente diversa da quella attuale e dove il mezzo privato era considerato l’unico mezzo di spostamento valido.
La strada fu successivamente finanziata dalla Protezione Civile perché ritenuta fondamentale come via di fuga e spesso usata come arma elettorale da molte Amministrazioni come opera essenziale per la viabilità dell’area pedemontana.

I buoni propositi firmati con la Carta di Catania durante la 1° Conferenza Nazionale sulla mobilità sostenibile tenutasi a Catania lo scorso giugno e la cura del Ferro proclamata dal Ministro Delrio, in questo frangente pare siano stati accantonati.
 
Nuove strade di penetrazione generano traffico e conseguentemente inquinamento. Si tratta quindi della strada giusta?
pedemontana

Tracciato del progetto di metropolitana pedemontana

Occorrerebbe invece puntare a infrastrutture di trasporto pubblico: pensiamo alla metropolitana pedemontana: un progetto elaborato dalla Ferrovia Circumetnea e fatto proprio dall’allora Provincia Regionale di Catania lungo l’asse Gravina-Mascalucia-Nicolosi, che renderebbe inutile la realizzazione della nuova arteria.I vantaggi, oltre a evitare la cementificazione di altro suolo, sarebbero molteplici: diminuzione di smog, di rumore, ingorghi e riduzione dei costi del viaggio.

etnarail-copertina
Un sistema di trasporto pubblico altrettanto efficiente sarebbe anche la monorotaia dei paesi Etnei, denominata Etnarail, su cui Mobilita Catania ha pubblicato alcuni approfondimenti in esclusiva: l’infrastruttura si pone l’obiettivo di contribuire in maniera determinante al miglioramento della mobilità nell’area metropolitana di Catania, offrendo un servizio veloce ed efficiente in grado di costituire una seria alternativa al mezzo privato per la penetrazione al centro città dalla cintura nord dell’hinterland, potendo anche avvalersi di capilinea da realizzarsi in corrispondenza di stazioni della metropolitana pesante già esistenti.

Il progetto preliminare di EtnaRail nel mese di settembre 2015 è stato approvato dalla Città Metropolitana di Catania; il benestare è arrivato anche dai Sindaci dei Comuni coinvolti, dalla Soprintendenza, dal Genio Civile e, in tempi più recenti, anche dall’Anas

Ecco cosa aveva affermato il ministro Delrio parlando alla platea di Amministratori e addetti ai lavori intervenuti nell’ultima giornata della Prima conferenza nazionale sulla mobilità sostenibile
La Carta di Catania che verrà fuori da questa due giorni rappresenta il segno di un nuovo inizio nella collaborazione tra governo ed enti locali sul tema della mobilità sostenibile. Sta cambiando la cultura nel Paese, per questo nel collegato Infrastrutture ho voluto mettere le metropolitane nei grandi centri urbani, proprio per dare un segnale di questo cambiamento; perché è nelle città che ci sono le maggiori potenzialità per il settore e la maggiore richiesta di mobilità”.  

Probabilmente i nostri Amministratori non sono ancora pronti per mettere in opera delle vere politiche di mobilità sostenibile


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