Il paradosso della mobilità urbana a Catania: tutti vogliono una città più vivibile, ma nessuno vuole rinunciare all’auto

In Italia il dibattito sulla mobilità urbana continua a muoversi dentro un paradosso evidente: cresce la domanda di città meno inquinate, più verdi e più sicure, ma allo stesso tempo persiste una forte resistenza a qualsiasi intervento che limiti l’uso dell’auto privata. È una contraddizione che attraversa molte realtà urbane, dalle metropoli del Nord alle città del Sud, e che si manifesta con particolare intensità a Catania.

Le classifiche di Ecosistema Urbano 2025 e del Sole 24 Ore indicano chiaramente la direzione: Trento, Mantova e Reggio Emilia guidano la transizione verso modelli più sostenibili grazie a investimenti consistenti in pedonalizzazioni, piste ciclabili e trasporto pubblico. Dove si riduce lo spazio per le auto, la qualità della vita migliora.

Nonostante i dati, ogni intervento che tocca la sosta o la viabilità genera reazioni immediate. A Catania il nuovo asse pedonale per collegare il Porto al cuore della città, nel quartiere della Civita, la pedonalizzazione di piazza Federico di Svevia, ad esempio, hanno scatenato proteste di residenti e comitati locali, preoccupati per la perdita di parcheggi e per un presunto peggioramento della mobilità.

Una parte consistente del traffico urbano — circa il 30% secondo diverse stime — è generata da automobilisti che girano in cerca di un posto libero. Un paradosso nel paradosso: meno parcheggi su strada potrebbero ridurre proprio quel traffico che oggi soffoca le città.

Anche il mondo del commercio vive una contraddizione. Molti negozianti temono che la riduzione dei parcheggi allontani i clienti, ma gli studi mostrano che le aree pedonali e ciclabili, nel medio periodo, attirano più persone e aumentano la vitalità economica.

A Catania la contraddizione tra desiderio di vivibilità e difesa dell’auto privata è particolarmente evidente. La città è stabilmente tra le peggiori in Italia per ore perse nel traffico — oltre 103 all’anno per automobilista — ma ogni tentativo di riformare la mobilità incontra una resistenza culturale radicata

Negli ultimi anni il tema delle piste ciclabili è diventato uno dei principali terreni di scontro politico e sociale.

  • Corso dei Martiri: i lavori avviati nel febbraio 2026 hanno suscitato critiche immediate per la riduzione dei parcheggi e l’impatto sulla viabilità.
  • La questione della sicurezza: alcuni esponenti politici contestano la messa a norma delle piste esistenti, spesso come argomento politico per chiederne la revisione o la rimozione.
  • I percorsi che funzionano: le ciclabili verso la Playa e Ognina sono molto utilizzate e apprezzate, ma restano episodi isolati in un sistema ancora dominato dalle auto.

A Catania il parcheggio “sotto casa” o “davanti al negozio” è percepito come un diritto. Da qui derivano reazioni forti a ogni intervento sulla sosta.

  • Aumenti tariffari: l’adeguamento delle strisce blu, in vigore da settembre 2025 (0,90 euro l’ora e 20 euro mensili per i residenti), è stato accolto come una tassa ingiusta più che come uno strumento di regolazione.
  • Nuove infrastrutture: il parcheggio Fleming, inaugurato nel gennaio 2026 come nodo di interscambio con metro e BRT, rappresenta un tentativo di razionalizzare la sosta. Ma l’abitudine al parcheggio selvaggio resta difficile da scardinare.

Catania vive una frattura evidente: da un lato cresce la consapevolezza che il traffico stia compromettendo la qualità della vita; dall’altro, ogni riduzione dello spazio dedicato alle auto viene percepita come una minaccia alla libertà personale. La transizione verso una città più sostenibile appare necessaria, ma continua a scontrarsi con resistenze profonde, culturali prima ancora che politiche.

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