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01 dic 2017

Regione Siciliana, 1,8 miliardi sbloccati per le infrastrutture: gli interventi finanziati

di Roberto Lentini

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del 22 novembre 2017 diventa operativa la delibera Cipe del 10 luglio scorso con la quale è stato approvato il Programma operativo complementare per la Regione Siciliana 2014-2020 per un importo di 1.882,30 milioni di euro, di cui 249,27 milioni di euro destinati al completamento dei progetti inseriti nella programmazione dei Fondi strutturali 2007/2013 e 334,62 milioni di euro destinati agli interventi per la depurazione delle acque reflue. Il valore complessivo del Programma, che viene allegato alla presente delibera e ne costituisce parte integrante, è pari, al netto dei completamenti, a 1.633,03 milioni di euro ed è articolato secondo gli assi prioritari elencati nella tabella sottostante: Ecco i principali interventi previsti: 240 milioni di euro per il rafforzamento del sistema produttivo siciliano. Questi fondi verranno utilizzati per la riqualificazione e reindustrializzazione del polo industriale di Termini Imerese e la realizzazione della zona Franca di legalità nella provincia di Caltanissetta e di alcuni comuni limitrofi delle province di Enna e Agrigento 199,06 milioni di euro che serviranno a conseguire un'apprezzabile riduzione del rischio idro-geomorfologico sul territorio siciliano. In particolare serviranno per interventi di messa in sicurezza e per l'aumento della resilienza dei territori più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera. potenziamento della dotazione strumentale dei servizi di protezione civile, nuove vie di fuga in caso di calamità naturali e interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico 334,62 milioni per il miglioramento del servizio idrico integrato. La regione si prefigge di allineare il servizio idrico integrato agli standard europei mediante il riefficientamento delle reti, la realizzazione di infrastrutture di captazione, adduzione e distribuzione, il ripristino della capacità degli invasi ad uso potabile e, soprattutto attraverso la realizzazione di quelle infrastrutture nel settore fognario/depurativo necessarie per garantire la protezione dell'ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi delle acque reflue. Le risorse del seguente programma saranno finalizzate alla realizzazione di interventi aggiuntivi a quelli già finanziati intervenendo sul territorio regionale interessato dalle procedure di infrazione comunitaria in materia di depurazione delle acque reflue; 15 milioni di euro per il miglioramento del servizio di gestione integrata dei rifiuti. La Regione sconta un ritardo significativo nel raggiungimento dei target previsti dalla Direttiva 2008/98 della Comunità Europea, pertanto si prefigge di allineare la performance della gestione dei rifiuti agli standard europei incrementando la quota di raccolta differenziata e diminuendo la quantità di rifiuti smaltiti in discarica mediante la prevenzione della produzione di rifiuti, il compostaggio, il miglioramento dei sistemi di raccolta e la gestione e la realizzazione di impianti di gestione dei rifiuti; 352,65 milioni di euro per il Rafforzamento delle connessioni con la rete globale delle aree interne. Queste risorse saranno destinate soprattutto per il settore dei trasporti e della mobilità. Rientrano in questo importo l'adeguamento della Catania-Ragusa e in particolar modo della SS 514 Chiaramonte e SS 194 Ragusana (svincolo con SS 115 e SS 114) e della SS 117 S. Stefano di Camastra-Gela (Lotto  B5 e B5 stralcio) 59,45 milioni di euro per il potenziamento delle infrastrutture portuali. Le risorse saranno destinate a garantire l'innalzamento del grado di competitività del sistema portuale siciliano promuovendo un significativo aumento dei flussi di traffico marittimo delle merci e favorire il riequilibrio modale nel trasporto delle merci con l'obiettivo di riducendo il traffico di merci di lunga percorrenza su strada, aumentare la sostenibilità ambientale. Il PAC Sicilia 2014-20 sostiene la specializzazione commerciale dei porti siciliani di interesse regionale mediante la realizzazione di opere di consolidamento, messa in sicurezza ed ampliamento delle banchine e dotazione di sistemi tecnologici e la realizzazione di strutture per l'intermodalità.

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17 lug 2017

Mare, le analisi Legambiente bocciano la Sicilia: Playa entro i limiti, Aci Trezza fortemente inquinato

di Mobilita Catania

Il deficit depurativo non è sicuramente una novità in Sicilia e la fotografia scattata da Goletta Verde ne mostra in pieno le criticità: lungo le coste siciliane i tecnici di Legambiente hanno monitorato venticinque punti e ben diciassette di questi presentavano cariche batteriche elevate. Nel mirino ci sono sempre canali, foci di fiumi e torrenti che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati. Una situazione non più tollerabile che rischia di compromettere una delle maggiori risorse di questa regione. È questo il bilancio del monitoraggio svolto lungo le coste siciliane dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente (realizzata anche grazie al sostegno del CONOU - Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati e dei partner tecnici Aquafil, Novamont, Nau) Il monitoraggio di Goletta Verde (eseguito dalla squadra di tecnici di Legambiente tra il 4 e l’8 luglio 2017) prende in considerazione il campionamento dei punti critici che vengono principalmente scelti in base a un “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni non solo dei circoli di Legambiente ma degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Per questo vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori. Nove i punti monitorati in provincia di Palermo e nessuno di questi ha superato l’esame.Per sette il giudizio è di fortemente inquinato: alla foce del fiume Eleuterio tra Bagheria e Ficazzi; alla spiaggia presso lo sbocco del canale in Corso Italia a Bagheria; alla foce dello scarico in via Messina Marina a Palermo; alla foce del torrente Canzalamone; alla foce del fiume Pinto a Trappeto; alla foce del torrente Nocella tra Terrasini e Trappeto, alla foce dello scarico presso corso Mattarella e alla foce del fiume Chiachea (presso lo sbocco del depuratore) a Carini. Giudicati inquinati, invece, i campionamenti alla spiaggia di fronte l’ex oleificio a Termini Imerese e quello alla spiaggia la Praiola a Terrasini. Tre i punti monitorati in provincia di Catania, due dei quali giudicati fortemente inquinati: allo sbocco dello scarico fognario all’inizio del Lungomare Galatea a Aci Trezza e alla foce del fiume Alcantara a Catalabiano. Nella norma il campionamento effettuato alla spiaggia libera a destra dell’Acquapark. Tre prelievi anche in provincia di Messina dove si registra una situazione critica alla foce del torrente Patrì. Giudicati fortemente inquinati anche due punti in provincia di Agrigento (alla foce del torrente Canzalamone a Sciacca e presso la spiaggia di fronte lo scarico depuratore a Licata); uno in provincia di Caltanissetta (alla foce del fiume Gattano a Gela); la foce Canale Grimaldi a Porto Grande a Siracusa; e uno in provincia di Trapani (alla foce del fiume Delia a Mazara del Vallo). Sempre in provincia di Trapani, c’è da segnalare il campionamento eseguito spiaggia presso scarico depuratore di Castelvetrano che dopo anni di giudizi negativi e di denunce di Goletta Verde per la prima risulta entro i limiti. Evidentemente le perdite della rete fognaria presenti in quel punto sono state riparate. Il punto in questione è comunque non balneabile per le autorità competenti per il potenziale rischio sanitario. Una situazione sulla quale bisogna continuare a vigilare ma che testimonia che l’efficientamento dei sistemi di depurazione e la loro manutenzione sono interventi fondamentali per prevenire l’inquinamento del mare. “La sfida della depurazione doveva rappresentare una priorità per il rilancio ambientale ed economico di questa terra, ma tutti i governi regionali che si sono succeduti hanno evidentemente fallito, visto che non si è stato in grado neanche di spendere i soldi che erano disponibili – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia -. Le segnalazioni che continuano ad arrivarci dai cittadini, molte delle quali non siamo riusciti a verificare direttamente ma abbiamo subito inoltrato alle autorità preposte, dimostrano che la situazione in tante aree dell'isola è diventata insostenibile, con scarichi che finiscono in mare e rischiano di compromettere ulteriormente la già difficile situazione in cui versa la nostra economia. Sulla sostenibilità ambientale, sulla qualità del mare e delle coste, si gioca una scommessa che la Sicilia deve assolutamente vincere se si vuole garantire un reale futuro ai nostri territori”.

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