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22 ott 2015

CATANIA ALLAGATA | Fermare la cementificazione per prevenire il rischio

di Mobilita Catania

Sempre più spesso a Catania e nei paesi dell’hinterland si verificano allagamenti derivanti da precipitazioni a carattere di nubifragio. Le cause sono da ricercarsi principalmente nella mancata manutenzione delle opere di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche, dal mancato collegamento delle fognature dei paesi pedemontani, ma soprattutto dalla mancanza di aree permeabili: gli edifici scaricano infatti le acque meteoriche dei tetti direttamente sulle strade, visto che non sono state previste zone permeabili, trasformandosi in torrenti. Il processo di urbanizzazione, rapido e spesso senza pianificazione, dell’hinterland di Catania e dei paesi pedemontani non è stato accompagnato da una gestione oculata del territorio: il terreno cementificato non è più in grado di assorbire la quantità di acqua anche in assenza di eventi atmosferici eccezionali. Ecco perché gli allagamenti sono divenuti sempre più frequenti. Dopo la morte di una ragazza travolta da un muro d’acqua in via Galermo nel 2002, il progetto del canale di gronda che avrebbe dovuto evitare gli allagamenti, dopo anni di stallo riprese il suo iter di costruzione. Il collettore “C”, che intercetta le acque a nord-est di Catania e che, dopo decenni è stato completato con lo scarico a mare. Tuttavia finora solo il comune di Sant'Agata Li Battiati si è allacciato, attraverso un proprio collettore dal centro dell'abitato sino al Parco Gioeni. Successivamente fu previsto un secondo canale, denominato Collettore B, per la raccolta delle acque meteoriche del quartiere di Misterbianco e Trappeto nord e attraverso via Galermo. Ad Agosto il governo nazionale ha stanziato circa 58 milioni di euro, di cui 48 per il comune di Catania, per le opere previste nel progetto di completamento del Collettore B; nel mese di settembre si è tenuto a Catania un vertice convocato dal sindaco Enzo Bianco con i primi cittadini di Gravina, San Giovanni La Punta, San Gregorio e Tremestieri Etneo, presente anche  il direttore della Sidra, Osvaldo De Gregoriis. In attesa del completamento dell’intera opera del canale di gronda, comprendente tutti gli allacciamenti ai paesi occorre osservare le politiche di prevenzione e gestione del rischio portate avanti da altri città europee: la chiave di questi interventi è fermare la cementificazione, anzi laddove possibile restituire al territorio la sua capacità di permeabilità. Copenaghen sta trasformando il quartiere di San Kjelds in una vera e propria fortezza anti nubifragio con la creazione di piazze e di strade verdi eliminando di fatto l’asfalto. Il disegno di percorsi nel verde dello studio Tredje Natur caratterizzerà il quartiere San Kjelds favorendone il gioco, il contatto con la natura, la socializzazione e la nascita di piccoli servizi di ristoro all’aperto. Oltre a curare l’aspetto ambientale legato al cambiamento climatico il progetto migliorerà anche le condizioni di vita dei cittadini, dotandoli di uno spazio attivo da vivere ogni giorno all’interno del quartiere operaio altrimenti abbastanza anonimo e deprimente; i lavori si dovrebbero concludere nel 2016.

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10 set 2015

CATANIA ALLAGATA | Oltre ai tombini c’è un’errata gestione del territorio

di Amedeo Paladino

Le foto e i video di via Etnea come un fiume in piena con i palazzi a fare da argine all'acqua che scende verso il mercato storico della Pescheria e gli Archi della Marina fanno ormai parte dell'attualità e della storia recente di Catania. Nel 2002 una ragazza morì trascinata dall'acqua in via Galermo, una tragedia che per fortuna non si è più ripetuta da quel nubifragio del novembre di 13 anni fa. Ma da quel giorno gli allagamenti in città si sono ripetuti più volte, quasi con regolarità. Le foto scattate dopo le piogge del marzo 2013 somigliano a quelle di ieri: 80 millimiteri di pioggia caduti in un'intervallo di tempo di meno di un'ora 2 anni fa, 60 questa volta.  Le opinioni su internet corrono veloci, nell'immediato i commenti provengono più dalla pancia che dalla testa, sospinti dall'indignazione per il pericolo occorso.   Così, senza la pretesa di completezza, proviamo ad individuare cause e responsabilità di questi eventi, diventati consuetudine. Innanzitutto occorre specificare che a Catania non c'è stata nessuna "bomba d'acqua", termine usato per suscitare allarme e sensazionalismo, ma un nubifragio, ovvero un evento atmosferico in cui gli accumuli di pioggia superano i 30 mm in un'ora. In questa breve analisi non faremo riferimento ai cambiamenti climatici, che meritano una trattazione scientifica: le cause e le responsabilità che possiamo individuare sono solo umane.   La scarsa manutenzione dei tombini e delle caditoie è stata individuata come la più immediata origine degli allagamenti; nei giorni scorsi gli operai sono intervenuti nei siti a rischio, mentre  nelle settimane precedenti i torrenti Forcile, Buttaceto e Aquicella sono stati oggetto di pulizia straordinaria: evidentemente non è bastato. I tombini e le caditoie sono circa 20 mila, la cui manutenzione richiederebbe una mole di lavoro non restringibile a giorni, settimane e nemmeno mesi; intervenire alla pulizia ordinaria è spesso impossibile, la maggior parte dei tombini è inaccessibile vista la presenza costante di automobili in sosta regolare e irregolare in tutte le strade, da quelle di scorrimento a quelle di quartiere. Una soluzione, semplice e a costo zero, sarebbe ripristinare la pulizia delle strade con divieto di sosta secondo un calendario di interventi settimanale o mensile. Ma la vulnerabilità del territorio di Catania è tale che i tombini ostruiti non possono essere individuati come causa principale di questi eventi, la pulizia rientra nella gestione dell'ordinario e non dello straordinario.   Infatti la portata degli allagamenti  è stata maggiore perché alle precipitazioni cadute in città si è aggiunta l'acqua proveniente dai paesi a nord e a ovest di Catania. Dove fino a pochi decenni fa si estendevano suoli agricoli e piccoli  insediamenti abitati ora sorgono delle città satellite: i movimenti centrifughi hanno ridotto di 100 mila unità gli abitanti di Catania, provocando degli squilibri di distribuzione della popolazione, oggi infatti più di un catanese su due non risiede in città. Questo processo di deurbanizzazione ha prodotto un territorio vasto e disordinato invaso da milioni di metri cubi di cemento, le aree che naturalmente raccoglievano le precipitazioni hanno perso questa capacità: "Asfalto e cemento rendono praticamente impermeabili i terreni, impedendo il naturale assorbimento che essi assicuravano, quando le acque piovane arrivano a terra evaporano o vengono utilizzate dalle piante, in parte scorrono in superficie o vengono assorbite dal terreno." [Mario Tozzi, Catastrofi] Questo equilibrio è stato forzatamente  modificato in questi decenni di urbanizzazione dei paesi pedemontani. Lo spostamento degli abitanti è avvenuto senza  strumenti urbanistici e adeguate infrastrutture: si parla da decenni del sistema di convogliamento delle acque, ma allo stato attuale il canale di gronda non è messo in rete con l'hinterland e con i paesi pedemontani, in particolare al canale di gronda ovest, tranne Sant'Agata Li Battiati non sono collegati Gravina, San Giovanni La Punta, San Gregorio e Tremestieri Etneo. Proprio nel mese di agosto il Governo ha ammesso ai finanziamenti per la prevenzione del rischio idrogeologico il completamento del canale .   Le strade si trasformano in fiumi in piena perché abbiamo asfaltato e cementificato, modificando l'equilibrio idrogeologico e le opere idrauliche per convogliare le acque, che non trovano più terreno per essere assorbite, non sono state terminate: la responsabilità non si può individuare in questo o quel sindaco, sono tutti ugualmente corresponsabili di una pianificazione errata del territorio. Il dato di fatto da cui bisogna partire è che Catania è un territorio vulnerabile; è necessario che dalla gestione dell'emergenza si passi alla gestione del rischio, approntando misure strutturali e non strutturali per prevenire altri eventi come quello di ieri.    

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07 set 2015

Degrado e incuria non solo in piazza Palestro, il triste declino degli spazi pubblici di Catania

di Alessio Marchetti

Luoghi fondamentali per la vita di un quartiere, luoghi di socializzazione per i cittadini e vetrine che incorniciano i monumenti di Catania per i turisti: molte piazze della nostra città hanno perso il loro ruolo a favore del degrado e dell'incuria. L'esempio plateale è piazza Palestro che versa in tremende condizioni: aiuole rimaste prive di verde, alberi  secchi e mai più sostituiti, vasi sotto la Porta Garibaldi ridotti a cestini per rifiuti, la fontana prosciugata, i getti d'acqua che dovrebbero uscire dalla pavimentazione mai più attivati, la porta Ferdinandea ridotta a latrina, i bagni pubblici inagibili trasformati in discarica, la fontanella pubbliche disattivate. Questo spazio pubblico, riqualificato dall'Amministrazione Scapagnini attraverso ingenti risorse, è lasciato al degrado derivante dalla manutenzione anche ordinaria assente e dall'incuria di molti concittadini. Una piazza dimenticata che incornicia uno dei monumenti più belli della nostra città, la Porta Garibaldi anch'essa sfregiata da scritte e spray. Rimanendo in centro storico anche Piazza Federico di Svevia è un caotico parcheggio gestito da abusivi, nonostante molte associazioni, comitati e cittadini abbiamo sostenuto  una  petizione con più di 500 firme per pedonalizzare una piccola area tra il prospetto del Castello Ursino e la chiesa San Sebastiano; dopo aver accolto la petizione l'iter per la creazione di un'area interdetta al transito e alla sosta sembra procedere faraginosamente. Piazza Manganelli, uno spazio pubblico tra via Etnea e via Sangiuliano racchiuso da palazzi storici che nonostante il lavoro del Comitato Centrocontemporaneo per strapparlo alle auto è stata lasciata nuovamente in mano agli abusivi. Piazza Maiorana- ex Vittorio Emauele, per i catanesi piazza Umberto-  è un luogo dove tra le auto in sosta, il marciapiede e le poche panchine sono insufficienti a soddisfare la richiesta di tantissime persone. La lista delle piazza da riqualificare a Catania è infinita; è necessario si attivi un processo di riqualificazione di questi spazi pubblici, magari contando sulla volontà dei privati.

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05 set 2015

Via Etnea si apre al transito dei veicoli elettrici, ma è la strada giusta?

di Mobilita Catania

Da alcune settimane la segnaletica verticale della ZTL di Via Etnea è stata aggiornata: sono stati apposti gli adesivi che indicano il transito consentito ai veicoli elettrici e ibridi (benzina/metano) con motore elettrico. Il provvedimento è scattato il 1° luglio per contrastare lo sforamento dei limiti d'inquinamento di cui abbiamo parlato spesso in precedenza; inoltre per incentivare l'acquisto di automobili elettriche anche la sosta negli stalli blu della SoStare è gratuita per questa tipologia di veicoli. Per poter usufruire degli incentivi i possessori di questo tipo di veicoli dovranno munirsi di un pass autorizzativo per l’accesso alla ZTL, rilasciato dal Comando di Polizia Municipale, da esporre sul parabrezza. I pass vengono rilasciati dall’Ufficio Autorizzazioni di piazza Spedini 5, aperto al pubblico lunedì e mercoledì dalle ore 9 alle 12 e il martedì e il giovedì dalle ore 16 alle 18. Per la sosta gratuita negli stalli blu di Sostare occorre munirsi di un ulteriore contrassegno, da esporre anch’esso in maniera visibile sul parabrezza, da richiedere alla  S.r.l. Sostare presso gli uffici di via Aldebaran 11. Gli uffici sono aperti al pubblico il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 8.10 alle 13 e dalle 14.00 alle 16.20 e il martedì e giovedì dalle 8.10 alle 14.10. La determina dirigenziale si inserisce in un piano per la mobilità sostenibile, tuttavia non possiamo esimerci dall'esprimere alcuni dubbi sull'effettiva utilità di questi provvedimenti: il numero di veicoli ibridi ed elettrici in tutto il territorio catanese è davvero ridottissimo, qualche decina i veicoli di questa tipologia immatricolati. Inoltre la superficie complessiva di zone interdette al transito dei mezzi privati si limita a parte di via Etnea e a piazza Bellini, aree che ancora oggi non possiedono un sistema di controllo efficiente, quindi puntualmente varcate da molti veicoli non autorizzati.   Per rendere risolutivi gli incentivi ai mezzi elettrici Catania dovrebbe intraprendere il percorso di Milano e dell'area C: implementare un'area ampia e controllata interdetta al transito dei mezzi privati che renderebbe conveniente l'acquisto di veicoli a basse emissioni. Solo a scopo di proposta abbiamo pensato ad alcune aree che progressivamente potrebbe diventare ZTL - alcune delle quali già individuate nel Piano Generale del Traffico Urbano di Catania del 2012-: - Via Garibaldi dal Duomo a Piazza Mazzini; - Via Auteri, via della Lettera e piazza Francesco d'Assisi (firma la petizione); - Via Vittorio Emanuele da piazza Duomo fino a Via Croficeri - Piazza Stesicoro - Via Umberto da Piazza Vittorio Emanuele a Via Etnea - Piazza Federico di Svevia - Piazza Manganelli con tutta l'area di Centro Contemporaneo (firma la petizione) -Via Etnea da Via Umberto a Viale Regina Margherita - Via Dusmet tra la rotatoria e porta Uzeda. (firma la petizione) - Viale Ruggero di Lauria dopo il completamento di Viale Alcide de Gasperi.  

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04 set 2015

Moovit anche a Catania, il servizio per il trasporto pubblico intelligente

di Amedeo Paladino

Il settore della mobilità è sempre più dipendente dalla tecnologia; sono finiti i tempi in cui la materia si confondeva con la viabilità stradale e le scelte  che incidono sugli spostamenti di persone e merci erano di competenze di qualche assessore al traffico, supportato dal funzionario con Codice della Strada e Regolamento Viario alla mano. Oggi sempre più figure professionali sono coinvolte nel settore, la mobilità infatti è uno dei principali fattori di ricchezza di un centro urbano - secondo il PGTU (Piano Generale Traffico Urbano) di Catania la mobilità incide per 40 milioni sulle Casse del Comune-: la competitività di una città dipende dalla qualità degli spostamenti, prescindendo sempre più dall'utilizzo del mezzo privato. Con il termine smart city intendiamo quel sistema di tecnologie applicate alle comunicazioni, alla mobilità, all'efficienza energetica e all'ambiente che nel complesso migliorano la qualità della vita degli abitanti - diffidate da  coloro che spacciano le aree wifi di qualche piazza cittadina come un grande passo avanti verso la città intelligente-; la tecnologia deve essere in primo luogo utile, è questo l'assunto di partenza di Moovit, un servizio per smartphone che fa muovere i cittadini- utenti del trasporto pubblico in modo intelligente. Tre ragazzi israeliani, dal lancio dell'app nel 2012 a oggi, hanno reso più smart 600 città nel mondo, di cui 27 in Italia; gli utilizzatori sono più di 20 milioni, e il nostro Paese è il primo in Europa e quarto nel Mondo per numero di utenti. Moovit coniuga i dati forniti dalle aziende di trasporto pubblico locale con le informazioni degli stessi utenti, la somma di questi permettono di trovare la soluzione migliore negli spostamenti quotidiani. L'app, disponibile gratuitamente per iOS, Android e Windows Phone, pianifica il percorso più vantaggioso da effettuare per arrivare a destinazione, geo-localizza la propria posizione per conoscere le fermate più vicine, fornisce gli orari di partenza dei mezzi pubblici; mentre l'interazione degli utenti permette di conoscere in tempo reale l'orario di arrivo previsto ed eventuali disservizi.Quindi laddove la puntualità dei mezzi pubblici lascia a desiderare più cittadini utilizzano il servizio più l'orario dell'effettivo passaggio sarà veritiero, poiché gli utenti fungono da gps umani protetti dall'anonimato. Moovit è arrivato a Catania quest'anno grazie all'accordo con AMT (Azienda Metropolitana Trasporti) ed FCE (Ferrovia Circumetnea), raccoglie tutti i dati delle due aziende di trasporto pubblico locale: attraverso l'utilizzo dello smartphone  in qualunque momento siamo in grado di conoscere tute le alternative per raggiungere la nostra destinazione. Dal primo momento in cui utilizziamo l'app ci rendiamo conto di come questo strumento possa incidere positivamente sulla mobilità, migliorando la qualità del trasporto pubblico: ecco un passo concreto verso una città intelligente. Ad accorgersi dell'impatto di questo servizio sono state molte società di investimento, e tra le aziende spicca BMW, a dimostrazione che la mobilità dei centri urbani moderni debba prescindere dall'utilizzo esclusivo dell'auto privata.  

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27 ago 2015

La pista ciclabile e la fontana del Tondo Gioeni

di Amedeo Paladino

In questi giorni il dibattito politico catanese è stato catalizzato dall'affaire piste ciclabili. Mai come ora la mobilità ciclistica è stata al centro delle discussioni in Consiglio Comunale, ma la questione non ha toccato il merito o meno di considerare la ciclabilità degna di attenzione per migliorare la mobilità della nostra città, infatti il fulcro delle dichiarazioni di diversi consiglieri alla stampa, delle interrogazioni in Consiglio e delle note dell'Amministrazione è stato la gestione di alcune risorse destinate alla costruzione di infrastrutture ciclabili stornate a favore dell'abbellimento artistico della rotonda del Tondo Gioeni. Andiamo per ordine: il 13 agosto la Giunta Comunale delibera il cambiamento di destinazione del residuo disponibile sul mutuo Cassa DD.PR pos. 436361200 a conclusione dei "Lavori di realizzazione di due tratti di piste ciclabili tra la piazza Stesicoro e la piazza Giovanni XXIII e tra la piazza Giovanni XXIII e la piazza Europa". La residua somma ammonta a € 794.800,00 da destinare a un intervento di sistemazione a verde e sistemazione artistico-architettonica della rotatoria del Tondo Gioeni, ma saranno necessari altri 200 mila euro per realizzare l'intervento; si tratta cioè della creazione di una grande fontana semicircolare ricca di pietra lava e di pietra bianca. I lavori saranno quindi solo estetici, gli interventi sulla viabilità e sull'accessibilità pedonale sono rimandati a nuovi progetti e nuovi finanziamenti, nonostante il nodo Gioeni sia ancora un'opera incompleta. L'indirizzo politico della delibera comunale appare quindi chiaro: la rilevante somma residua del mutuo per la realizzazioni di infrastrutture ciclabili viene stornato a favore dell'abbellimento artistico di una rotatoria, l'Amministrazione preferisce destinare ad altri interventi il residuo del mutuo della Cassa Depositi e Prestiti anzichè procedere a un nuovo bando d'appalto. Dei due tratti di pista ciclabile oggetto dei finanziamenti, ora stornati, solamente il primo è stato portato a termine nel novembre 2011, dopo 5 anni dalla consegna dei lavori alla ditta aggiudicataria, mentre i lavori per la realizzazione del secondo tratto non sono mai iniziati a causa della volontà dell'impresa appaltatrice di rescindere il contratto e alla rinuncia definitiva dell'Amministrazione del mese di Dicembre 2012. In base al provvedimento dirigenziale del gennaio di quest'anno della Direzione Lavori Pubblici e Protezione Civile si evince che la contabilità finale di cantiere ammonta a € 2.561.719,87: un chilometro e centro metri di ciclabile costato 2 milioni e mezzo, cifra che doveva invece includere anche il secondo tratto di un chilometro e trecento metri. Ci troviamo di fronte a uno dei più classici casi di cattiva gestione delle risorse pubbliche, comunque da non imputare all'attuale Amministrazione. A sorprenderci è invece il preciso indirizzo politico che emerge da questa situazione. In questi mesi l'Amministrazione, nella figura dello stesso Sindaco, in più occasioni ha ribadito l'importanza di mettere al centro "la sostenibilità ambientale nella mobilità urbana" - discorso del Sindaco Enzo Bianco, in qualità di Presidente del Consiglio Nazionale dell'Anci in occasione del summit internazionale organizzato in Vaticano dal Papa sul tema Moderne schiavitù e cambiamenti climatici, l'impegno delle città -; impegni ribaditi anche durante la I Conferenza Nazionale sulla mobilità sostenibile tenutasi a Catania nel mese di giugno, in cui sono intervenuti i Ministri dell'Ambiente e delle Infrastrutte e Trasporti. In una nota l'Amministrazione ha confermato il suo impegno a favore della mobilità ciclistica, rimandando gli interventi ai finanziamenti del Programma Pon-Metro. Ci chiediamo perché attendere nuovi finanziamenti derivanti dal Pon Metro, che presumibilmente non saranno immediatamente disponibili, e non utilizzare la consistente somma del residuo mutuo attraverso un nuovo bando? Tenendo conto dell'urgenza della situazione della mobilità catanese perché distogliere una somma rilevante a favore di un intervento non funzionale? Vista la situazione emergenziale dimostrata dal superamento dei livelli di inquinamento imposti dalla legge non sarebbe più giusto destinare la somma in questione per interventi sulla mobilità ciclistica? Comprendiamo che sia dovere di un Amministratore compiere delle scelte politiche, ma non comprendiamo il motivo per cui queste scelte sembrino andare contro lo stesso indirizzo politico che l'Amministrazione ha dettato nei mesi scorsi.

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26 ago 2015

Tra auto e smog il centro storico è un luogo vivibile?

di Amedeo Paladino

Sarà capitato anche a voi di "scendere" in centro per trascorrere una serata nella rinomata movida catanese ed esservi ritrovati a dover far lo slalom tra file di automobilisti alla ricerca di uno stallo per la sosta, possibilmente non gestito da un parcheggiatore abusivo. Il centro storico di Catania a nostro parere dovrebbe diventare progressivamente una grande zona a traffico limitato, ma da parte dell'Amministrazione pare non ci sia l'intenzione di precludere il transito dei mezzi privati a un'area sempre più vasta,  percorso che stanno intraprendendo molte città italiane tra cui i nostri cugini palermitani; anzi l'attuale ZTL non è nemmeno vigilata dalle telecamere. La sera le strade del centro storico sono congestionate da file interminabili di auto. Via Garibaldi, via Vittorio Emanuele, via Sangiuliano si congestionano come neanche la circonvallazione il primo giorno di scuola; la chiusura di alcune strade in occasione dei caffè concerto libera parzialmente solo delle piccole aree del centro. E i risultati sono insostenibili per chi si reca in centro per godere della propria città in serenità: tantissime persone affollano la strada, una fila di auto si sussegue tra le persone che in alcuni casi devono anche necessariamente camminare sulla carreggiata, muovendosi tra paraurti e scooter; qui il rischio di venire investiti è elevato, come anche il caos, il rumore e la puzza di smog. Nella piccola via Montesano, vicino piazza Manganelli, un bellissimo spazio pubblico trasformato in parcheggio, auto e persone a piedi condividono lo spazio sulla carreggiata. La situazione è veramente insostenibile. Un piccolo segnale da parte dell'Amministrazione è stata l'istituzione del servizio gratuito Movidabus, ma non temiamo di essere contraddetti se affermiamo che non basta per restituire un po' di vivibilità al centro storico.

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