Articolo
28 ago 2015

Pedala. Ora puoi farlo in sicurezza

di Amedeo Paladino

Ieri mattina i ciclisti catanesi hanno trovato ad attenderli una piacevole sorpresa. Chi si muove in bici tra le strade della nostra città deve ritagliarsi il proprio spazio tra gli altri veicoli: un continuo esercizio per evitare pericoli, zigzagare tra auto in doppia fila, scooter che come frecce arrivano da ogni parte, sorpassi azzardati di molti automobilisti. Ma i catanesi inforcano la bici con la speranza, speriamo non sia un'illusione, arriverà il giorno in cui verranno finalmente presi in considerazione nelle scelte dell'Amministrazione sulla mobilità. Ieri le ruote sembravano scorrere più facilmente. Finalmente dopo tante richieste, segnalazioni, istanze e rimostranze, la segnaletica indicante il pittogramma delle bici sulle corsie preferenziali è stato finalmente rifatto. Il movimento #salvaiciclisti da più di un anno in tutte le sedi richiede il rifacimento dei pittogrammi bici, ormai cancellati dagli agenti atmosferici e dal transito dei veicoli; una situazione che comprometteva la sicurezza dei ciclisti che transitano dalle corsie preferenziali. Mobilita Catania ha raccolto la segnalazione: in due occasioni abbiamo affrontato l'argomento, chiedendoci perché la manutenzione della segnaletica non avesse interessato i pittogrammi bici. Il 18 agosto il Presidente della Multiservizi Michele Giorgianni- società partecipata al 100% dal Comune di Catania che si occupa dei servizi di manutenzione della segnaletica orizzontale- risponde alle nostre richieste; ne nasce un proficuo colloquio che ha portato alla manutenzione della segnaletica, che sta avvenendo in questi giorni. L’itinerario composto dalle preferenziali di via Etnea, via Umberto, viale Libertà, corso Italia e viale XX Settembre e via Vittorio Emanuele dal 2012 come deliberato dal Comune è stato reso aperto al transito di chi si muove in bici, provvedimento previsto dal Codice della Strada e adottato da alcune città italiane, che ha reso più facile la vita dei ciclisti urbani catanesi. Già ieri transitando dalla corsia preferenziale di Corso Italia il colore acceso del pittogramma bici ha reso il percorso più sicuro: scooter e moto durante il nostro passaggio non hanno varcato la linea di demarcazione della corsia preferenziale. Casualità o efficacia della segnaletica? I ciclisti a Catania ci sono. I pittogrammi sul selciato sono molto di più che semplici scritte, ma un simbolo che dice: "Ci sono anch'io, datemi strada".

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Proposta
30 lug 2015

Via Sei Aprile, una corsia protetta per velocizzare il trasporto pubblico

di Andrea Tartaglia

Via Sei Aprile è una breve ma fondamentale arteria di collegamento all'interno del centro di Catania, composta da due ampie carreggiate per senso di marcia: unisce piazza Papa Giovanni XXIII, dov'è sita la Stazione Centrale delle Ferrovie dello Stato, a piazza dei Martiri, una delle porte del centro storico di Catania nonché accesso, da nord, a via Cardinale Dusmet e quindi al porto. Non a caso, anche per la mancanza di valide alternative, è una strada particolarmente trafficata, per la quale passano quasi tutte le linee di mezzi pubblici urbani su gomma dirette verso il centro storico, l'aeroporto (con l'AliBus) e la periferia sud di Catania (con, ultima in ordine di arrivo, la linea Librino Express), nonché le numerose linee extraurbane dirette verso il siracusano e il ragusano. Purtroppo, la carreggiata ovest, ovvero quella che ospita il traffico in direzione sud, verso il porto, è sovente congestionata e il traffico veicolare appare spesso paralizzato, bloccando per parecchi minuti anche i grandi bus dell'AMT (compresi quelli, sulla carta, veloci, come l'AliBus e, prossimamente, il Librino Express) e le corriere delle compagnie pubbliche (AST e FCE) e private. Da queste evidenti e facilmente verificabili considerazioni nasce la proposta, assolutamente semplice, di realizzare una corsia preferenziale protetta dedicata ai bus sul lato destro della carreggiata in direzione sud, eliminando una delle due linee di sosta presenti e trasferendo i posti riservati sul lato opposto. Gli stalli che si perderebbero sarebbero appena una ventina (non va considerato, infatti, lo spazio in corrispondenza della fermata bus, ai sensi del codice stradale), mentre il guadagno sarebbe notevolissimo, potendo i mezzi pubblici contare su una corsia dedicata, esattamente come avviene con successo nella carreggiata nord di Corso Sicilia: ne guadagnerebbero notevolmente in tempi di percorrenza e quindi efficienza, fornendo anche un incentivo all'utenza del mezzo pubblico. La corsia protetta prospettata, inoltre, potrebbe anche avere un'appendice nella vicina piazza dei Martiri, giusto per condurre alla corsia preferenziale di via Vittorio Emanuele II. Le dimensioni della carreggiata sono tali da permettere, da destra verso sinistra, la linea preferenziale protetta, due corsie per il traffico privato e una linea di sosta (più capiente di quella che si perderebbe, non essendoci fermate di mezzi pubblici sul lato sinistro della carreggiata). Auspichiamo che l'amministrazione comunale di Catania, che si dichiara particolarmente attenta al tema della mobilità, consideri questa proposta, peraltro estendibile ad altre arterie della città (ad esempio al viale Vittorio Veneto, nel tratto compreso tra via Gabriele D'Annunzio e piazza Michelangelo Buonarroti, dove la corsia preferenziale esiste già ma, non essendo protetta, è perennemente invasa da auto in sosta illecita; o al Viale Mario Rapisardi). Certo, in una città come Catania ogni proposta ha sempre avuto, ha ed avrà dei detrattori: ma bisogna essere coraggiosi e sapere guardare all'interesse più ampio e condiviso di cui beneficerebbe la stragrande maggioranza della collettività, rispetto a quello di pochi.

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Segnalazione
22 lug 2015

FOTO | Vigili del Fuoco in emergenza bloccati dalle auto in sosta vietata

di Mobilita Catania

Via Caltanissetta, ore 11.10 del 22 luglio 2015: un camion dei pompieri in emergenza non riesce a entrare nella via dove si era sviluppato un incendio a causa di alcune automobili in sosta irregolare all’angolo con via Umberto: l’articolo 158 del Codice della Strada dispone  il divieto di sosta e di fermata sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 m dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione. Questa norma è puntualmente disattesa dagli automobilisti catanesi e non sanzionata dalla Polizia Municipale, nonostante metta in grave pericolo i cittadini in casi d’emergenza come questo. Come segnalatoci da un nostro lettore i pompieri, non riuscendo a transitare con il camion, sono dovuti intervenire con gli estintori portatili per bloccare le fiamme sviluppatesi dal quadro elettrico di uno stabile di via Caltanissetta

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Articolo
30 giu 2015

“Continuare a morire di traffico o costruire le condizioni per una città vivibile”: la ricetta del professore Giuseppe Inturri

di Viola Sorbello

Avevamo raccolto le opinioni del professore Giuseppe Inturri, docente di trasporti e mobilità presso il dipartimento di Ingegneria e Architettura Università di Catania nonché delegato dal Rettore dell’Università di Catania per la mobilità sostenibile, all'indomani della decisione dell'Amministrazione di vietare la circolazione alle auto più inquinanti, provvedimento che sarà operativo da domani. Ecco le altre domande che abbiamo posto al Professore in merito agli interventi programmatici che l'Amministrazione dovrebbe mettere in atto. I dati raccolti sull'inquinamento dell'aria confermano l’urgenza che la città metropolitana si doti di nuove strutture di pianificazione, controllo e gestione dei trasporti di livello sovracomunale. Il trasporto pubblico va ovviamente potenziato. Una grossa responsabilità è della Regione Siciliana. Il contributo all’esercizio 20 anni fa era calcolato su 15 milioni di km percorsi dall’AMT, oggi solo su 10 milioni. Il servizio è quindi stato ridotto di oltre un terzo rispetto agli anni ’90. Nel frattempo il numero di automobili è cresciuto ed il numero di passeggeri del trasporto pubblico è diminuito. Tuttavia, aumentare il numero di mezzi in circolazione e percorrere più chilometri nelle attuali condizioni di promiscuità e congestione contribuisce poco alla soluzione del problema. Servono linee con sede protetta e sistemi di priorità alle intersezioni, in grado di fornire servizi con elevata frequenza e regolarità, come il BRT ha dimostrato. Non pensa che l'azienda Amt dovrebbe avviare una campagna di sensibilizzazione anche attraverso agevolazioni per chi acquisti servizi in abbonamento per lunghi periodi?  Sì, anche una nuova politica tariffaria di AMT potrebbe aiutare, So che sono allo studio tariffe di abbonamento annuale per studenti particolarmente vantaggiose, ma potrebbero pensarsi anche altre forme di titoli di viaggio come i carnet di biglietti o le tessere ricaricabili.  E le bici sugli autobus?  Il trasporto delle biciclette a bordo trasmetterebbe un bel segnale nei confronti della mobilità ciclistica e sostenibile in genere. Tuttavia la riduzione della congestione sarebbe favorita in misura enormemente maggiore da un deciso aumento delle tariffe della sosta. La conseguente riduzione del numero di automobili renderebbe automaticamente più efficiente e regolare il servizio di trasporto pubblico, a risorse invariate, che ulteriormente sposterebbe utenti dall’auto al bus. Sarebbe molto interessante dal punto di vista economico vincolare i ricavi della sosta al potenziamento del trasporto pubblico, anche sotto forma di contributo all’acquisto di abbonamenti del trasporto pubblico. Chi usa l’auto finanzierebbe chi usa il trasporto pubblico.  Insomma chi inquina paga e chi invece assume condotte “sostenibili” viene premiato?  Sì, ma lo stesso discorso vale anche per le biciclette e per la mobilità pedonale. È appena il caso di sottolineare che l’efficacia di queste misure dipende in modo imprescindibile dalla capacità di controllo/repressione delle violazioni e dalla realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione che aumentino la consapevolezza di tutti i cittadini sui rischi e sulle opportunità che abbiamo di fronte: continuare a morire di traffico o costruire le condizioni di una città vivibile e attrattiva, che recuperi efficienza economica, equità sociale e benessere dei suoi cittadini.    (*) Prof. Giuseppe Inturri, docente di trasporti e mobilità presso dipartimento di Ingegneria e Architettura Università di Catania  nonché delegato dal Rettore dell’Università di Catania per la mobilita sostenibile.  

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Articolo
26 giu 2015

VIDEO | Via Dusmet, i pericoli sono una costante: “autostrada urbana” separa la città dal porto di Catania

di Amedeo Paladino

Via Cardinale Dusmet è per Catania una strada fondamentale in quanto è percorsa dal traffico veicolare in ingresso e in uscita dal centro urbano in direzione sud, verso la Playa, la zona industriale e l'asse dei servizi. Questa strada, posizionata tra l’area portuale e il centro storico, è attraversata giornalmente dai molti turisti che approdano al porto di Catania e da molti cittadini, vista la presenza della stazione Porto della metropolitana. Il percorso di collegamento tra l’area Portuale e il centro storico, evidenziato anche dalla cartellonistica come percorso storico-monumentale che conduce fino alla porta Uzeda, piazza Duomo e via Etnea, è costituito da alcuni attraversamenti pedonali  in cui il rischio di scontri tra pedoni e i veicoli è costante. Le segnalazioni da parte dei cittadini sono quotidiane, anche la Commissione Lavori Pubblici ha più volte lamentato la necessità di interventi urgenti per rendere sicuro il transito dei cittadini e dei turisti.  Ecco il video con cui documentiamo lo stato di grave pericolo di via Dusmet.

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Articolo
18 giu 2015

ESCLUSIVA | Un sistema di Bike Sharing elettrico nei paesi etnei sarà presto realtà

di Andrea Tartaglia

Vi sottoponiamo l'intervista in esclusiva per catania.mobilita.org, presto trasformatasi in una piacevole chiacchierata, avvenuta questa mattina con Marcello Nigro, presidente di Energia Pulita Sicilia (azienda che si occupa di energie rinnovabili), nonché di Conf. S.E.R., ovvero la branca di ConfCommercio per lo Sviluppo delle Energie Rinnovabili. - Il Bike Sharing, sempre più diffuso e comune in Italia e all’estero, dalle nostre parti rappresenta ancora una lacuna da essere colmata. Però progetti e iniziative non mancano: Lei, infatti, è artefice di un interessantissimo progetto di Bike Sharing elettrico che coinvolgerà i paesi etnei dell’hinterland di Catania e, successivamente, anche il capoluogo. Presidente, in cosa consiste il suo progetto? Parto da una premessa. La situazione in Sicilia non è così drammatica come si possa pensare, in Sicilia esistono già ben 1720 km di piste ciclabili (per lo più fuori dei centri urbani, ndr), ma sono però conosciute solo dagli appassionati e spesso in assenza di un quadro efficiente di gestione e manutenzione. Il mio progetto non è finalizzato alla soluzione di un progetto di mobilità articolato in tutta la Sicilia, ma in funzione delle esigenze specifiche di un territorio. Ad esempio, ho già studiato, nell'ambito del PAES (Piano di Azione per l'Energia Sostenibile) un progetto di Bike Sharing per Catania con 25 ciclostazioni. Adesso siamo pronti ad abbracciare la fascia pedemontana dell'Etna, progetto per il quale anche la Ferrovia Circumetnea è interessata. Le istituzioni, in generale, però, non conoscono bene l’argomento e perdono alcune importanti occasioni per farlo. Ad esempio, domani, proprio a Catania ci sarà una grande manifestazione nazionale sul tema della mobilità sostenibile, con la partecipazione di sindaci e altri rappresentanti di enti territoriali, ma non sono state invitate molte associazioni di categoria che potrebbero portare un grande contributo in termini di conoscenza sia teorica che pratica, con la grande esperienza accumulata. Ad esempio, per quest'occasione io non sono stato chiamato in causa. Poi, però, vengo richiesto in disparte per spiegare a chi già opera per il territorio come funzionano molti aspetti della mobilità: nei prossimi giorni sarò infatti, su richiesta, ad Acicastello, dove spiegherò alla giunta cos’è la mobilità. E poi a Catania, per fare altrettanto con la commissione che si occupa dello stesso tema.  In una situazione del genere, dove, mentre ci sono manifestazioni nazionali sul tema, le amministrazioni locali palesano la loro scarsa conoscenza pregressa in materia, cosa posso fare io come imprenditore e come presidente di una delle aziende più tecnologicamente avanzate del settore? In base al territorio devo capire come può funzionare lo sharing nell’area metropolitana. E la ricetta è questa: poiché i comuni non hanno le risorse economiche necessarie, coinvolgo il privato alla presenza del pubblico e propongo un sistema integrato di spostamento sul territorio. Il comune concede gli spazi gratuitamente, il privato che vuole scommettere su quest'opera viene da me formato (l’imprenditore deve capire bene come funziona il sistema) e in poco tempo si è in grado di far partire una rete. Ma alla base ci dev'essere un elevato livello di conoscenza, è imprescindibile. A Siracusa il Bike Sharing c’è ma non funziona, a Catania ci sono -o c'erano?- 250 biciclette distribuite presso gli istituti scolastici. Se il funzionamento non c'è è perché manca la conoscenza e, quindi, l'adeguata gestione e manutenzione. Ci vuole un sistema di controllo dall'alto che vigili sul territorio e sia sempre in grado di intervenire tempestivamente. Se ci saranno delle persone che baseranno il loro lavoro su questo sistema, allora l'ingranaggio funzionerà. Basta vedere il sistema del Bike Sharing del porto di Catania, che non è ancora partito nonostante gli impianti siano pronti da parecchi mesi, perché la gestione viene proposta all’Amt che non ha né le conoscenze né, soprattutto, l'interesse. Quello che io propongo e suggerisco, infatti, è di informare e formare professionalmente le risorse umane che dovranno gestire, come loro principale occupazione, questi sistemi, e lo faccio in prima persona come ConfCommercio con enorme successo, tant'è che presto ci allargheremo su scala regionale. Venendo al progetto, si tratta di un’azione di marketing territoriale. Aci Bonaccorsi, San Gregorio di Catania, Valverde e Viagrande sono i primi comuni ad essere interessati. Anzi, i loro sindaci sono proprio entusiasti: qui sorgeranno 7 ciclostazioni. Adesso si è aggiunto anche il comune di Acicastello, e quindi anche Aci Trezza, Cannizzaro e Ficarazzi. E già così le ciclostazioni aumentano di almeno altre 4 unità. Trattandosi di una zona a forte vocazione turistica, anche gli alberghi saranno coinvolti. Presso ogni ciclostazione si potranno prendere o parcheggiare le biciclette in dotazione della rete, ma anche i cittadini che posseggono già una loro bicicletta, elettrica o muscolare, avranno facoltà di usufruire del parcheggio e delle colonnine di ricarica per il loro mezzo. Si offre così un servizio aggiuntivo, che incentiva l'uso del mezzo ecofriendly a discapito delle automobili, che è lo scopo sociale ed ambientale di tutta l'iniziativa.  - Chi sosterrà i costi di realizzazione, manutenzione e gestione?  L’intervento è rivolto ai privati che se ne occuperanno interamente. I comuni non rischiano nulla. L’imprenditore privato può ottenere molto dalla gestione delle ciclostazioni. Il ritorno economico proviene dall’affitto delle bici. Inoltre le ciclostazioni saranno dotate di monitor gestiti dai privati, con possibilità di pubblicità vendute agli operatori economici. Consideriamo anche l'utenza costituita dai turisti, con la possibilità di organizzare anche itinerari e convenzioni con restauranti, etc. - Dunque, nel breve termine, i primi comuni interessati saranno Aci Bonaccorsi, Acicastello, San Gregorio di Catania, Valverde e Viagrande. Confrontarsi con più di un comune per un unico progetto integrato rappresenta un problema? Ritiene che un ente come la defunta Provincia o la futura Città Metropolitana, potenzialmente, sarebbe un interlocutore più adatto? L'operazione è molto semplice, non ci sono particolari problemi. Io indico ai comuni quali sono gli spazi interessati e i comuni li concedono gratuitamente. Basta questo. Presto anche altri comuni limitrofi, come Aci Sant'Antonio o San Giovanni la Punta, potrebbero essere coinvolti. - Non semplici biciclette, bensì biciclette elettriche. Come mai questa scelta?  Il sistema prevede biciclette elettriche, ma, come detto, non soltanto. Ecco perché ci vogliono manutentori e gestori: anche gli utenti che hanno già una bicicletta potranno usufruire delle ciclostazioni, potendosi rivolgere a tecnici competenti capaci, con piccoli adattamenti, di rendere compatibili biciclette di provenienza esterna ai sistemi di ricarica delle postazioni. Ma anche biciclette tradizionali, ovvero le “muscolari”. Chi abita al settimo piano di un palazzo potrà lasciare il proprio mezzo al sicuro nelle ciclostazioni, anziché dovere faticosamente portarselo su fino al proprio appartamento. Si potrà anche realizzare una  predisposizione per la ricarica delle auto elettriche. - Possiamo pensare, quindi, che il progetto ha buone probabilità di divenire realtà? E con quali tempi, in linea di massima? Dal momento in cui si individuano gli imprenditori interessati, i tempi sono brevi. Questo è il prossimo passo. Mentre i futuri gestori seguono il corso di formazione, intanto si installano gli impianti. Ora dobbiamo trovare gli imprenditori attraverso i canali opportuni. Ogni ciclostazione costa 25-30.000 euro se si attacca alla rete elettrica, i costi sono maggiori in caso di presenza di pannelli fotovoltaici o di strutture "stand alone" (autonome). Ma i tempi di ritorno sono brevi, circa due-tre anni.  - In alcune città italiane, dove sistemi analoghi sono già operativi, talvolta si sono verificati furti delle biciclette. Però a Salerno, ad esempio, una bicicletta che era stata rubata è stata ritrovata nel giro di appena due ore dalla polizia grazie a tecnologie antifurto. Anche nel vostro sistema sono previsti accorgimenti per scoraggiare episodi del genere?  Ogni struttura sarà attrezzata con sistemi di tracciabilità e controllo immediato collegato a società di livello nazionale in grado di intervenire immediatamente. Abbiamo già le convenzioni pronte da siglare con la polizia privata. Ogni bicicletta è assicurata, come d'altronde è obbligatorio, essendo conformi alle normative comunitarie. - La sua azienda lavora con le energie pulite. Per le stazioni di ricarica avete pensato di ricorrere a sistemi ecosostenibili come, ad esempio, pannelli fotovoltaici? È una possibilità. Ma se io oggi ho una pensilina di dimensioni 3 per 10 metri, ad esempio, posso ricavare circa 3kW che non soddisfanno interamente la richiesta di energia. Le batterie devono stare sempre su percentuali piuttosto alte di livello di carica. Ma non dimentichiamoci che già la bicicletta che sostituisce la macchina è un enorme vantaggio per l’ambiente e la salute. - Ritenete che l’assenza di piste ciclabili possa essere un ostacolo per il successo del servizio? O magari un ulteriore stimolo per realizzarne di nuove? Nessun ostacolo, anzi, puntiamo sul miglioramento delle condizioni esistenti. Nei primi cinque paesi interessati stiamo studiando come valorizzare le strutture di richiamo turistico presenti nel territorio, come il museo delle farfalle di Viagrande, ad esempio, dove già esiste una pista ciclabile. - È già possibile immaginare quali possano essere le condizioni e i costi del servizio per gli utenti? Saranno uguali per tutti i comuni interessati, immaginiamo. Sì, saranno uguali per tutti i comuni. Affittare le biciclette costerà 2 euro la prima ora e un euro per quelle successive. In alcune città il primo intervallo di tempo è gratis, ma ciò avviene laddove la gestione è pubblica. In questo caso è necessario garantire il ritorno economico agli investitori, naturalmente al giusto prezzo per l'utenza. - In un secondo momento, il progetto ambisce ad interessare anche la città più grande, Catania. Con quali modalità o tempi?  Dipende dal comune di Catania. Noi siamo già pronti con un grosso progetto, già inserito nel PAES, ma non ci sarebbe neanche bisogno dei finanziamenti pubblici perché ci sarebbero i privati. Catania è l'ente territoriale con cui è più difficile interloquire, ma per dimensioni ed importanza renderebbe tutto più semplice, essendo fortemente attrattiva. Grazie mille, Presidente, e buon lavoro!  

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