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11 nov 2015

Il boschetto della Playa nuovamente chiuso: catanesi senza verde fruibile

di Alessio Marchetti

Da alcuni giorni, purtroppo, il boschetto della Playa è nuovamente chiuso. Anche l'anno scorso fu chiuso proprio in questo periodo a causa di alcuni alberi da mettere in sicurezza. I cancelli si riaprirono, dopo numerose proteste dei cittadini solo 6 mesi dopo, per pasquetta e fu organizzata anche una pedalata spontanea da parte di alcuni cittadini per celebrarne la sua riapertura. Questa volta è straripato il laghetto artificiale il quale ha inondato la grande area dell'ingresso. Ecco qualche foto di ieri scattate da Cristian La Spina: Queste invece le condizioni il 17 Ottobre 2015, foto di Alessio Marchetti: Ricordiamo che Catania, si trova nelle parti basse della classifica per le aree verdi fruibili di Legambiente (71 esima con 16,4 mq per abitante) e con il boschetto della Playa chiuso sprofondiamo nelle ultimissime posizioni. Adesso i cittadini non hanno la possibilità di poter fruire di un' area verde lontana dal traffico e dallo smog cittadino dove poter far giocare i bambini o fare della sana attività fisica. In molti si stanno già lamentando segnalandoci questo grave problema. Ci auguriamo che si faccia di tutto per riaprirlo nel più breve tempo possibile.

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06 nov 2015

Piazza Bellini è ormai distrutta: c’era una volta la più bella piazza di Catania

di Amedeo Paladino

Piazza Vincenzo Bellini e via Teatro Massimo rappresentano il più chiaro esempio di come l'incuria di molti concittadini catanesi e l'inefficienza delle Amministrazioni abbiano rovinato uno dei più caratteristici spazi pubblici della città, inserito nel volume "Piazze di Sicilia" edito da Promolibri. La piazza è stata riconsegnata ai cittadini nel 2007, dopo 15 mesi di lavori e una spesa di un milione e 800 mila euro; la progettazione del verde e dell'arredo urbano fu affidato all'architetto Francesco Ugo Mirone. La posizione di fiorire e panchine doveva rispondere a un gioco di simmetrie, che avrebbero reso lo spazio pubblico della piazza e delle due strade d'ingresso, Via Teatro Massimo e via Michele Rapisardi, gradevole e accogliente.  I lavori rispettarono le aspettative del progetto. Dal momento della sua riconsegna nel 2007 inizia la lenta distruzione della piazza: il transito di auto e furgoni distruggono il basolato, le attività commerciali si appropriano dello spazio, installando tavoli e sedie senza alcuna omogeneità di colori, writers cominciano ad apporre i propri tag sui muri e sugli arredi. 15 mesi di lavori e una spesa di un milione e 800 mila euro per uno spazio pubblico ormai lasciato all'incuria I cartelli indicanti il divieto di transito vengono installati, le telecamere- posizionate in Via Landolina e via Sant'Agata incrocio via Vittorio Emanuele- per sorvegliare l'ingresso dei veicoli non autorizzati in questi anni vengono accese e ben presto disattivate molte volte. In ordine di tempo l'ultima attivazione della videosorveglianza è del novembre scorso, il collaudo dura un mese durante il quale i varchi di via Landolina e via Sant'Agata vengono presidiati dalla Polizia Municipale, ma prima della fine dell'anno torna tutto inspiegabilmente come prima. Infatti a novembre 2014 il Sindaco Bianco dichiara: " Come avevamo annunciato il cinque novembre nel corso nella conferenza stampa sulla sicurezza nel centro storico, da domani alle 8 del mattino, partirà la fase sperimentare del controllo elettronico della Ztl Bellini”. Marco Consoli vicesindaco e assessore alla Polizia Municipale in quell'occasione aggiunge: “Abbiamo già provveduto alla predisposizione della segnaletica orizzontale e verticale e anche al cambio di senso di marcia di via Mazza. Di concerto con il Sindaco sono state accelerate le procedure per il bando di gara che ci consentirà di acquistare altre dodici telecamere che saranno sistemate sia nel centro storico sia in altre zone della città dove esistono zone a traffico limitato, come San Giovanni Li Cuti”. Il 21 novembre 2014 parte la ZTL Bellini (articolo di LiveSicilia), il Comando di Polizia Municipale viene incaricato di inserire in una whitelist coloro che hanno diritto a entrare nell'area e nel sito del Comune di Catania viene aggiornata la sezione contenente tutte le indicazioni e la modulistica riguardante la zona a traffico limitato. A fine dicembre le telecamere vengono di nuovo spente e il presidio della Polizia Municipale scompare. La ZTL Bellini ritorna ad essere una zona di libero transito. La  piazza e le vie d'ingresso prive di controlli sono quotidianamente invase da auto private non autorizzate, scooter, furgoni di carico e scarico merci al di fuori dell'orario consentito; la sosta avviene anche al di fuori degli stalli consentiti all'interno della ZTL. Le condizioni di via Teatro Massimo e delle altre vie d'accesso a piazza Bellini versano ormai in condizioni pietose: la pavimentazione e il basolato sono ormai stati distrutti dal costante transito di veicoli, le fioriere sono state vandalizzate e in alcuni casi distrutte, le facciate dei palazzi sono ormai una vetrina per i writer, anche i panettoni di cemento posizionati nei varchi sono privi di catene e staccati dalla base. Le foto sono state scattate tra giugno e ottobre di quest'anno: Già negli scorsi anni  lo stato dell'area era stato segnalato dai cittadini (Argo Catania), ultimo in ordine di tempo il video realizzato da CittàInsieme nel 2012 e ripreso da molte testate giornalistiche. (articolo di MeridioNews); a queste denunce fece seguito la decisione dell'Amministrazione Stancanelli di posizionare dei dissuasori all'ingresso dell'area- gli stessi ormai distrutti-, ma senza attivare definitivamente le telecamere ai varchi. Dopo 8 anni dal completamento della progettazione dell'architetto  Francesco Ugo Mirone e del restauro costato quasi 2 milioni di euro rimane ben poco: occorrerebbe aggiornare il volume sulle "Piazza di Sicilia" perché la bellezza ha lasciato posto al degrado. Ecco un video che mostra le condizioni della pavimentazione di via Teatro Massimo:

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30 ott 2015

FOTO | Riqualificazione di Largo Podgora, un successo di partecipazione

di Andrea Tartaglia

È andata a buon fine l'opera di riqualificazione di Largo Podgora, nata dall'iniziativa del comitato civico di quartiere. I cittadini artefici della brillante iniziativa hanno potuto usufruire di strumenti di lavoro e piante per circa mille euro, quale premio del concorso vinto “Insieme per il Nostro Quartiere” 2015, indetto da BricoCenter.  Oltre alla nutrita schiera di cittadini di buona volontà, erano presenti, in rappresentanza del Comune di Catania, l'Assessore all'Ecologia, Saro D'Agata, e il direttore dell'Ufficio Ecologia, Salvo Cocina. All'opera di riqualificazione, infatti, hanno preso parte anche alcuni operai del comune e dipendenti della Multiservizi. Per BricoCenter era presente l'addetto Giorgio Giusti. Folta rappresentanza, invece, dei cittadini del presente e futuro: i bambini dell'Istituto Comprensivo Statale "Sante Giuffrida", accompagnati dalle loro insegnanti, si sono dati da fare per rendere più bello quest'angolo di città, aiutando con buona lena i cittadini residenti e i membri del comitato civico. Un'adesione all'iniziativa che non può che giovare alla formazione del senso civico ed educa al rispetto degli spazi pubblici. Gli operai del comune hanno ripristinato sia le fontanelle di acqua potabile che quelle decorative; inoltre, prossimamente, si provvederà alla collocazione di una rastrelliera per biciclette mentre nuovi stalli per motocicli e scooter saranno approntati subito fuori della piazza, in modo da venire incontro alle esigenze di sosta dei centauri e scoraggiare il parcheggio (non consentito) all'interno del largo stesso.

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28 ott 2015

Catania non è Barcellona, un’analisi sulla mobilità

di Amedeo Paladino

Da alcune ore gli utenti Facebook residenti a Catania per un errore del social network sono catalogati come cittadini catalani nelle informazioni del proprio profilo. Ma Catania non è Barcellona. Questo è palese, forse il calore della città della Catalogna ci avvicina a Barcellona, ma le somiglianze si fermano lì. Approfittiamo del curioso errore per dimostrare questa ovvietà, quest'analisi riguarda solo le tematiche inerenti alla mobilità urbana. Se Catania fosse davvero come Barcellona ci sarebbe un piano per migliorare la mobilità urbana già dal 2006 (Plan de Movilidad Urbana), ci sarebbero chilometri di ciclabili diffuse e ben connesse, ci sarebbe un bike sharing con centinaia di stazioni e migliaia di bici, invece nella nostra città il servizio non è mai stato attivato.   Se Catania fosse Barcellona ci sarebbe la volontà di ridurre l'inquinamento attraverso un piano che si concentra su alcune zone più inquinate della città, le cosiddette “zone di protezione speciale” (ZPE), dove s’intende agire per ridurre al 2010 fino al 30% degli inquinanti più nocivi (NO2 e il PM10). Se Catania fosse Barcellona le politiche sulla mobilità punterebbero  sull’uso più razionale delle automobili, a partire dall’aumento del tasso di occupanti per veicolo; si investirebbero risorse nel trasporto pubblico e campagne di promozione del suo utilizzo. Se Catania fosse Barcellona le nostre strade non sarebbero ingolfate di auto, ma somiglierebbero alla Rambla, un percorso interamente pedonale e ciclabile. Se Catania fosse Barcellona non sarebbe relegata in fondo alla classifica sulla vivibilità.Ieri i catanesi hanno percorso le strade della propria città e sono rimasti bloccati per ore, i cittadini di Barcellona probabilmente no.     Bibliografia: Osservatorio Città Sostenibili, Dipartimento Interateneo Territorio Politecnico e Università di Torino  Ti potrebbe interessare:  VIVIBILITÀ CATANIA | Un disastro su tutti i fronti: il rapporto Ecosistema Urbano  

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28 ott 2015

VIVIBILITÀ CATANIA | Un disastro su tutti i fronti: il rapporto Ecosistema Urbano

di Amedeo Paladino

Il quadro dipinto dall'annuale rapporto "Ecosistema Urbano" sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani  di Legambiente realizzato in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore è impietoso. La ricerca, giunta alla XXII edizione mostra timidi passi avanti a livello nazionale, riguardo le politiche sui rifiuti e sull'energia, mentre per quanto concerne la mobilità un vero cambiamento in termini di efficienza delle modalità di trasporto è molto lontano. Risultati che dimostrano quanto le città italiane siano un patrimonio apprezzato dai turisti e al tempo stesso maltrattate dai cittadini e dagli amministratori; pochi e timidi sono i passi fatti per rendere più efficienti i centri urbani: la prima conferenza nazionale sulla mobilità sostenibile svoltasi a Catania nel mese di giugno si è conclusa con la firma della Carta di Catania, un protocollo di intenti- non vincolanti- tra i sindaci italiani, che rischia però di rimanere lettera morta. Tra i decisori politici nella quasi totalità dei Comuni del nostro Paese manca la volontà di elaborare una strategia positiva di trasformazione dell’ecosistema urbano; le città sono per l’Italia una delle migliori vie d’uscita dalla crisi, uno dei patrimoni peculiari che possiamo mettere in campo nella competizione globale creando contestualmente le premesse per un profondo miglioramento della qualità della vita degli individui e della vita comunitaria. [premessa al rapporto Ecosistema Urbano] Il rapporto prende in esame 18 indicatori: tre indici sulla qualità dell’aria, tre sulla gestione delle acque, due sui rifiuti, due sul trasporto pubblico, cinque sulla mobilità. Ancora una volta sono le città del Meridione ad occupare lil fondo della classifica: Catania (100° posto), Vibo Valentia (101), Palermo (102), Agrigento (103) e Messina (104) chiudono la classifica. Prendiamo in esame Catania. Il rapporto conferma la situazione critica per quanto concerne la qualità dell'aria: i dati registrati dalle stazioni di rilevamento superano il limite  di 40 µg/m3 consentito dalla legge e dalle direttive europee, i provvedimenti di restrizione della circolazione a determinate categorie di veicoli in vigore da alcuni mesi probabilmente sono solo un palliativo. I due indicatori inerenti al trasporto pubblico, il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione relegano Catania agli ultimi posti tra le grandi città. Nella nostra città infatti a farla da padrone è il mezzo privato:  il 61% dei catanesi utilizza quotidianamente veicoli a motore, e come evidenzia la ricerca Tom Tom per ogni ora di percorrenza 26 minuti si trascorrono bloccati nel traffico, stando ai dati dell'ACI il tasso di motorizzazione è di 61 auto ogni 100 abitanti, un parco auto enorme e vecchio. La situazione tracciata dal rapporto di Legambiente diventa ancora più grave se si analizzano gli indici inerenti alle isole pedonali e alle infrastrutture ciclabili; a parte qualche politica portata avanti in maniera episodica o poco incisiva come il Lungomare Liberato e la recente pedonalizzazione dell'area antistante il Castello Ursino poco o nulla è stato fatto. Il capitolo rifiuti si allinea agli altri indici presi in considerazione: solo l'11% dei rifiuti vengono riciclati. Primo risultato di inversione è il  risultato ottenuto nel quartiere di Santa Maria Goretti, dove la percentuale di raccolta di rifiuti differenziati si è attestata intorno al 56%, il servizio verrà esteso a una porzione più ampia di città tra qualche settimana. I risultati dettagliati dell'interno rapporto sono consultabili in questo PDF.   Ti potrebbero interessare:  Quanto tempo perdono gli automobilisti catanesi: ce lo dice il Tom Tom Traffic Index. Smog, scatta lo stop ai veicoli più inquinanti Raccolta differenziata porta a porta, da ottobre anche nel centro storico Prima Conferenza sulla Mobilità Sostenibile. La Carta di Catania    

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26 ott 2015

Un disegno di legge per gli spazi verdi delle città siciliane

di giano095

Aree verdi e cittadini. Un po’ come dire la rabbia e l’orgoglio. Troppo spesso, infatti, capita di imbattersi, girando per la città, in spazi verdi o in aiuole abbandonate all’incuria e alla sporcizia e di provare, davanti a questi scenari, indignazione. Allo stesso tempo, occorre ricordare che negli ultimi anni si sono fortunatamente moltiplicati gli scatti d’orgoglio posti in essere da un numero sempre crescente di cittadini, i quali, dinanzi alle situazioni poc’anzi descritte, hanno preferito rimboccarsi le maniche. Vale la pena ricordare l’impegno profuso da alcuni volontari (si pensi ai ragazzi di SkyscraperCity, di Guerrilla Gardening o alla lodevole iniziativa del Comitato Civico Spontaneo Largo Podgora) che hanno riqualificato diversi spazi verdi della nostra città (in via Caronda, in piazza Giovanni XIII, in viale Fleming), liberandoli dalle sterpaglie e dai rifiuti e adornandoli con piante e fiori. Il ruolo dei cittadini nella cura del verde pubblico è al centro del Disegno di legge n. 928 del 19-01-2015, attualmente all’esame della Commissione Ambiente e Territorio dell’ARS. Il testo, tra le altre cose, consentirebbe ai cittadini privati o titolari di esercizi commerciali di richiedere in “adozione” all’amministrazione comunale di riferimento piccoli giardini, aiuole ed altre aree destinate a verde dai PRG, indicati in elenchi appositamente predisposti dagli uffici competenti o, diversamente, da concordare. La fruizione degli spazi rimarrebbe, in ogni caso, pubblica per tutta la durata dell’affidamento. La regolamentazione del ruolo da assegnare ai siciliani all’interno dei loro comuni nell’ambito della riqualificazione urbana ed ambientale è di fondamentale importanza. Essa garantirebbe non solo notevoli miglioramenti nella cura e nella manutenzione delle nostre città ma anche la sensibilizzazione ed il coinvolgimento di quei cittadini non proprio inclini al rispetto degli spazi comuni. Vero è anche che il testo in esame, così com’è congegnato, presenta delle zone d’ombra. Il disegno di legge, infatti, se da un lato prevede troppi oneri per i cosiddetti “adottanti”, i quali devono farsi carico della pulizia dello spazio assegnato «ivi compresa la pulizia degli scarti di manutenzione delle aree concesse», dall’altro non contempla agevolazioni fiscali o altri incentivi in grado di compensare il lavoro svolto dai soggetti autorizzati. Inoltre, l’accento posto esclusivamente sulla manutenzione sembra lasciare poco spazio alla creatività dei cittadini. Non si può che auspicare, nell’iter di esame di questo disegno di legge, un costante coinvolgimento di quelle associazioni e di quei gruppi che volontariamente si adoperano da tempo nella cura degli spazi verdi delle città siciliane. Ciò permetterebbe sia una definizione più dettagliata dei diritti e dei doveri spettanti ai comuni e ai cittadini sia l’individuazione di una serie di incentivi e di soluzioni logistiche utili a sostenere l’iniziativa popolare. La carenza di risorse umane e finanziarie da parte dei Comuni e la necessità di ripulire alcune aree della nostre città, infatti, non possono e non devono essere gli unici principî regolatori di questa materia.

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